Arrestato l’ex dirigente di Futuro nazionale Luca Carleo nell’inchiesta Ops: “Fondi statali usati per fini illeciti”
A chi cercava di scoprire quale candidato avrebbe scelto Roberto Vannacci per la corsa a Palazzo Marino, la risposta era: “Chiedi a Carleo”. L’ex direttore generale del gruppo di telecomunicazioni Ops era il braccio destro del generale. Era. Lui il 28 di luglio lo aveva nominato coordinatore vicario della Lombardia con delega su Milano: il giorno dopo, la notizia del coinvolgimento in una frode da 30 milioni di euro, con tanto di perquisizioni e sequestri. Addio nomina, addio politica.
Ora la novità, attesa. Carleo è stato arrestato con ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme all’amministratore delegato della società, Ciro Di Meglio. L’indagine è stata portata avanti dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e dal pubblico ministero Nicola Rossato. Gli arresti sono stati eseguiti dopo gli interrogatori preventivi e la decisione della giudice per le indagini preliminari, Giulia D’Antoni.
In quell’occasione, l’11 di settembre, i due indagati hanno presentato memorie scritte, senza rispondere alle domande degli inquirenti. Oggi è scattato il carcere. Misure interdittive anche per altri otto indagati: per una commercialista l’interdittiva professionale e per altri sette indagati il divieto di esercitare incarichi in uffici direttivi di imprese. L’ordinanza ha accolto il quadro accusatorio dell’inchiesta del pm Rossato della Procura diretta da Marcello Viola. L’indagine, come detto, il 29 luglio aveva portato anche al sequestro di quote e azioni di società del gruppo Ops, oltre ad una serie di perquisizioni.
Attraverso le società, secondo i pm e le indagini della Gdf, il “duo” composto dagli imprenditori Di Meglio, 49 anni, e Carleo, 45 anni, ha portato avanti “strategie delinquenziali” per “ottenere profitti personali ai danni degli investitori e del mercato”, approfittando “della situazione di crisi in cui si trovavano tali società”, sfruttandole, mentre l’intento “dichiarato” era quello di “risanarle”. I reati contestati nell’inchiesta sono manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazioni di erogazioni pubbliche.
In una delle conversazioni intercettate Carleo “illustrava”, secondo i pm, nel dettaglio “con quali modalità era riuscito” ad aggirare “la prova dell’avvenuto pagamento” di una somma stabilita da una delibera del cda, ossia “simulando operazioni inesistenti, falsificando verbali e retrodatando l’accollo di debiti della società”. Carleo diceva: “Mi son fatto venire un colpo di genio che guarda (…) perché Consob ha mandato una roba da vaffanbagno, da str…. come al solito e quindi ho dovuto trovare la pezza per metterla in ordine”. Nell’indagine figurano 35 indagati (più tre società iscritte) ed era stato disposto il sequestro preventivo da oltre 100mila euro di azioni e quote “nella disponibilità” dei due e di un altro indagato, Angelo Di Lorenzo, delle società Ops Italia, Ops Ecom, Ops Retail e Orion Capital. Il 29 di luglio Carleo si è dimesso dall’incarico in Futuro nazionale.
Nella nota diffusa di Viola si legge che Di Meglio e Carleo, in concorso con “33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti“, avrebbero sottoscritto “fittizi aumenti di capitale“, drenato “liquidità dalle società”, raccolto “fondi anche attraverso l’ottenimento di finanziamenti garantiti dallo Stato per destinarli a fini diversi da quelli indicati nel contratto di finanziamento” e frodato “il mercato finanziario attraverso l’utilizzo distorto dello strumento dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (Poc) per oltre 30 milioni di euro”.
Le società quotate, viene chiarito, “anche al fine di posticipare il gravissimo stato di dissesto in cui versavano, avevano stipulato dei contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe ottenuto un quantitativo di azioni corrispondenti all’importo del prestito erogato (nonché ingenti commissioni pari al 5% del prestito)”. È stato tuttavia “accertato – si legge – che, in realtà, il sottoscrittore era una società italiana le cui quote sono state oggetto di sequestro e che la liquidità cosi ottenuta proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore nonché dalle medesime quotate”.
Con questo “schema fraudolento, che, secondo l’impostazione accusatoria, integra il reato di manipolazione” di tipo “informativo ed operativo”, gli indagati avrebbero ottenuto “un vantaggio economico derivante dalla vendita delle nuove azioni emesse nell’ambito dei Poc e dall’incasso di ingenti commissioni, oltre ad aver ingannato e danneggiato il mercato diluendo il numero di azioni disponibili”, grazie alla conversione delle obbligazioni “con conseguente deprezzamento dei titoli”.
“Prendiamo atto di un provvedimento che evidentemente non condividiamo e che faremo oggetto di immediato ricorso avanti al Tribunale del Riesame” ha detto l’avvocato Federico Cecconi, che difende Di Meglio e Carleo.
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