Dopo lo sfratto di Maricarmen tornano le tende in centro a Madrid: non è un nuovo 15-M ma qualcosa è già cambiato
Centinaia di persone hanno dormito in tenda nel cuore di Madrid. Dopo la grande manifestazione per il diritto alla casa del 26 settembre, la Puerta del Sol si è trasformata nuovamente in un accampamento, quindici anni dopo il 15-M. Questa volta al centro della protesta c’è un nome: Maricarmen.
Maricarmen Abascal ha 87 anni e per 71 ha vissuto nella stessa abitazione, nel quartiere madrileno del Retiro. È entrata in quella casa nel 1956 e ne è uscita il 23 settembre 2026 su una barella, dopo sette anni di procedimenti giudiziari e diversi tentativi di sfratto. Pagava circa 500 euro al mese e percepisce una pensione di circa 1.350; la nuova società proprietaria, Urbagestión Desarrollo e Inversión, chiedeva per l’appartamento un affitto di 2.650 euro. Una vicenda che si inserisce nel più ampio dibattito sul ruolo dei cosiddetti “fondi avvoltoio” e degli investitori immobiliari che negli ultimi anni hanno trasformato una parte crescente del patrimonio abitativo spagnolo in un asset da cui estrarre rendita.
Dietro quel contratto si nasconde anche un pezzo della storia spagnola. Nel 1956 venne intestato al padre perché la legislazione franchista limitava la capacità giuridica delle donne. Alla sua morte passò alla moglie e, nel 2005, a Maricarmen. Proprio questa seconda successione è diventata decenni dopo determinante per la cessazione del vecchio contratto. Una discriminazione del franchismo, settant’anni di vita familiare e la trasformazione contemporanea del mercato immobiliare finiscono così per incontrarsi nello stesso sfratto.
La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, lo ha inserito invece in una dimensione statistica: quello di Maricarmen, ha dichiarato, è “uno dei 25.500 che si eseguono tutti gli anni in Spagna”, aggiungendo che era avvenuto “in osservanza della legge”. È proprio questa normalità a essere contestata dal Sindicato de Inquilinas: la legge, sostengono gli attivisti, permette la speculazione e Maricarmen è stata “la gota que ha colmado el vaso“.
Il caso arriva infatti in una città dove il prezzo degli affitti continua a crescere e dove si confrontano due concezioni dell’abitare: la casa come luogo in cui vivere e la casa come patrimonio capace di generare rendita. Le amministrazioni di destra di Ayuso e del sindaco José Luis Martínez-Almeida rivendicano politiche per aumentare l’offerta e costruire di più: la Comunidad punta soprattutto sul Plan Vive e sulla collaborazione pubblico-privata, mentre il Comune ha introdotto il Plan Reside per limitare gli appartamenti turistici negli edifici residenziali del centro. Madrid ha però rifiutato di applicare le “zone di mercato residenziale tensionato” previste dalla legge statale del governo di Pedro Sanchéz, mentre i movimenti per la casa chiedono limiti agli affitti, maggiore protezione degli inquilini e un patrimonio pubblico più ampio. Il conflitto non riguarda quindi soltanto quante case costruire, ma quali case, a quali prezzi e per chi.
A rendere ancora più esplosivo il caso Maricarmen ha contribuito un’altra vicenda. Nell’aprile 2026 Planifica Madrid, società pubblica della Comunità di Madrid, ha acquistato per circa 6,3 milioni di euro un attico di quasi 500 metri quadrati a Chamberí (un quartiere ricco della città), a poca distanza da dove viva la madre di Ayuso. La documentazione contemplava anche un possibile uso residenziale per autorità, ma il governo della Comunità ha negato che l’immobile fosse destinato alla presidente Ayuso. Dopo le polemiche, l’amministrazione ha deciso di venderlo: il primo tentativo di asta pubblico è andato deserto. Dopo lo sfratto di Maricarmen, centinaia di persone hanno manifestato proprio davanti all’edificio gridando: “El ático de Ayuso, para Maricarmen”.
Non esiste un rapporto materiale tra le due storie, ma la loro sovrapposizione ha costruito un’immagine politica difficile da ignorare: un attico acquistato con denaro pubblico per 6,3 milioni e un’anziana portata in barella fuori dalla casa in cui viveva dal 1956.
La vicenda ha assunto contorni ancora più paradossali due giorni dopo. Urbagestión ha proposto al Comune di cedere temporaneamente l’appartamento attraverso un programma pubblico affinché Maricarmen possa tornarvi pagando un affitto accessibile. Il Comune ha spiegato che la soluzione proposta non è tecnicamente applicabile, offrendo però una mediazione tra le parti. La domanda rimane inevitabile: se dopo appena 48 ore si cerca una formula per permetterle di tornare nella stessa casa, era davvero necessario sfrattarla?
È anche per questo che un caso individuale è diventato una mobilitazione collettiva. Il 26 settembre 25.000 persone secondo la Delegazione del Governo — molte di più secondo gli organizzatori — hanno attraversato Madrid al grido di “Ni una Maricarmen más”. Poi una parte del corteo è tornata a Sol e ha montato le tende.
Sarebbe prematuro parlare di un nuovo 15-M. Ma qualcosa è già cambiato. Una crisi raccontata per anni attraverso prezzi al metro quadrato, percentuali e statistiche sugli sfratti ha trovato un volto, una biografia e una casa. Maricarmen è stata sfrattata da un appartamento, ma la protesta che porta il suo nome pone ormai una domanda molto più grande: chi ha ancora il diritto di abitare Madrid? Se lo chiede anche, e soprattutto, Maricarmen, che ora si trova ricoverata in ospedale in stato di forte ansia e grave esaurimento fisico.
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