Muffa sul cibo, non basta togliere solo la parte verde: quali alimenti vanno buttati interamente e quali possono essere recuperati
Aprire il frigorifero e trovare una macchia verde o bianca sulla superficie della marmellata, sul pane o su un pezzo di formaggio è un imprevisto domestico quotidiano. L’istinto immediato suggerisce di asportare la porzione rovinata con un coltello e consumare tranquillamente il resto, ma, come sottolinea un’analisi riportata dal Corriere, si tratta di un’abitudine sbagliata e potenzialmente rischiosa. La macchia colorata che percepiamo a occhio nudo è solo la punta dell’iceberg: le muffe sono funghi microscopici le cui radici possono svilupparsi in profondità, producendo micotossine dannose per la salute.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avverte che le micotossine — tra cui aflatossine, patulina e ocratossina A — possono provocare effetti avversi sia acuti che a lungo termine. La capacità di penetrazione di queste sostanze dipende dalla struttura dell’alimento: nei cibi morbidi e ricchi d’acqua la contaminazione viaggia in modo rapido e invisibile, ben oltre il perimetro della lanugine superficiale. Un errore diffuso è credere che il calore possa “bonificare” il prodotto. Molte di queste tossine sono chimicamente stabili e sopravvivono inalterate ai normali processi di lavorazione e trasformazione. Cuocere un alimento visibilmente ammuffito, che si tratti di passarlo in padella o in forno, non è un metodo efficace per renderlo sicuro.
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