The Jerusalem PostLikud, Shas, Otzma Yehudit push to extend voting hours amid reports of congested polling stationsESPN🎵 From 'no' to halftime show: Clues to Jay-Z's Super Bowl nodInquirerNCRPO warns public vs fake priests in cemeteries soliciting money on UndasBollywood HungamaShah Rukh Khan and Kareena Kapoor Khan to recreate 'Chammak Challo'-style energy for King song: ReportESPN DeportesPritchard, Caruso y los suplentes de lujo en la NBAThe Hollywood ReporterKailyn Lowry on How New Show ‘Crashing Out’ Differs From ‘Teen Mom’ and Her Kids Requests Before FilmingZDF heuteAktuelle Pressemitteilungen des ZDFVariety’40 Watts From Nowhere’: How a Feisty Pirate Radio Station Stormed the Airwaves in 1990s Silver Lake With Help From the Red Hot Chili Peppers and MoreVanguardNasarawa NDC Publicity Secretary quits party declares support for SDP candidateComplete SportsDjokovic Makes Special Request For Wawrinka’s Farewell Match In BaselDW EnglishMbappe apologizes as Chinese sponsors drop him and TV broadcasts are halted over Mao dictator remarkBillboardElvis Presley AI Lawsuit, Neil Young Trump Case, Drake Spotify Ruling & More Music Law News
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, October 27, 2026

Da Thom Yorke e Harry Styles a Charli XCX e Julian Casablancas: le interviste tra artisti di generazioni diverse avvicinano le icone del passato (più attuali che mai) alla Gen Z

Translate
Da Thom Yorke e Harry Styles a Charli XCX e Julian Casablancas: le interviste tra artisti di generazioni diverse avvicinano le icone del passato (più attuali che mai) alla Gen Z

“Conosci Beginner’s Mind? Il libro di Suzuki. È molto importante. Ci riporta a guardare le cose dalla prospettiva dell’artista, c’è l’arco e c’è il sigillo”. Si è chiusa così quella che da molti è stata eletta come l’intervista dell’anno. Il dialogo tra Thom Yorke, 58, ed Harry Styles, 32, sul canale Youtube di Rolling Stone ha rotto l’algoritmo. Un’ora di frasi masticate, sussurrate, a tratti sconclusionate, ma allo stesso tempo un confronto sincero e intimo sull’arte del songwriting, sulla vulnerabilità dell’artista e sulla sindrome dell’impostore come side effect del successo. Entrambi hanno raggiunto, in momenti diversi, picchi di popolarità altissimi. Thom Yorke è la voce e la mente dei Radiohead, una delle band più innovative degli anni ‘90 e dei primi anni 2000. Per alcuni la migliore band di tutti i tempi. Dall’altra parte, Harry Styles, colui che è diventato ancora più famoso dopo essersi slegato nel 2016 dagli One Direction, la boyband che tra il 2010 e il 2015 ha battuto tutti i record della discografia britannica.

L’incontro tra queste due icone non è stato però il classico passaggio di testimone (a Rolling Stone si sono accorti che il dialogo tra artisti negli ultimi anni è diventato un trend che ha riempito cover su cover di magazine musicali). Questa intervista arriva nel momento giusto, e rappresenta plasticamente una voglia di riscoperta della musica del passato da parte delle nuove generazioni. Che poi l’età anagrafica di un album, quando quell’album ha un inner avanguardistico e pionieristico, è davvero solo un numero. Harry Styles cristallizza questo concetto nel momento in cui afferma che gli album dei Radiohead potrebbero essere mescolati nella linea temporale dell’attività della band e comunque nessuno si accorgerebbe di quale sia uscito 30 anni fa o l’altro ieri. In questi termini, la ricerca della modernità a tutti i costi risulta già vecchia, superata. L’attenzione massima di Harry Styles a ogni singola espressione facciale, mormorio o verso di Thom Yorke rappresenta un po’ l’ammirazione che la Gen Z e gli artisti che la Gen Z ascolta stanno riscoprendo verso alcuni generi che non sono necessariamente il rap o la trap.

Nel 2021, Olivia Rodrigo, sempre raccogliendo la sfida lanciata da Rolling Stone, ha deciso di farsi psicanalizzare da Alanis Morissette, che ha vestito perfettamente i panni della sorella maggiore. Le due artiste, entrambe arrivate giovanissime alla fama, hanno affrontano il tema della pressione mediatica e delle aspettative del pubblico. Nel corso della conversazione sul modo in cui gli ascoltatori proiettano opinioni e giudizi sugli artisti, Morissette ha riportato una frase che le disse il padre all’età di sette anni: “Tesoro, nella vita incontrerai tre tipi di persone: quelli che ti ameranno e per i quali sarai infallibile, quelli che ti odieranno e per i quali non ne farai una giusta, e quelli a cui non fregherà niente di te, quindi buona fortuna!”.

Anche Charli XCX e Julian Casablancas, leader degli Strokes, sono due artisti di generazioni diverse che hanno consolidato la loro affinità artistica negli ultimi anni e che non hanno perso l’occasione per esprimere la loro stima reciproca. In un’intervista del 2024 a NME, Julian Casablancas ha detto: “Mi sembra che la fama non sarebbe potuta arrivare in un momento migliore per lei. È consapevole del momento che sta vivendo, ma allo stesso tempo non si prende troppo sul serio. È stata davvero fantastica”. Dopo la collaborazione nella riedizione Brat (Mean Girls feat Julian Casablancas), la loro amicizia si è consolidata sul palco dell Outside Lands di San Francisco dove Charli si è prestata a cantare Take It Or Leave It. Charlie si è dimostrata una super fan della band newyorkese e in un’intervista a NME ha detto di lui: “Credo che proprio lui, più di tanti altri, sappia catturare quel tipo di energia in una stanza e la sappia riportare nei suoi brani”. Sembra quasi che Julian e Charli si siano scambiati molti consigli nell’ultimo anno, sia sull’utilizzo dell’autotune (strabordante in Reality Awaits) sia su come si costruisce un vero e proprio album indie-rock.

Anche Sombr, la rockstar nata su TikTok, in questi anni ha abituato i suoi fan a duetti con grandi icone del passato. Dalla collaborazione al Coachella con Billy Idol e Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, a quella con i membri dei Cranberries, fino a “Go Your On Way”, cantata lo scorso martedì al Kia Forum insieme a Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac, Shane Boose, 21 anni, ha riportato alla viralità i suoi idoli. Questa tendenza degli ultimi anni ci ha fatto scoprire un altro lato degli artisti che probabilmente si sentono più a loro agio ad aprirsi quando di fronte hanno altri artisti, magari con più esperienza di loro e dal quali riescono a carpire consigli preziosi su come affrontare le insidie del successo e gli ostacoli dell’industria discografica.

È anche grazie a loro che molti ragazzi della Gen Z stanno riscoprendo la musica degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 e anche un dibattito musicale più serio sulle scelte tecniche dei percorsi artistici, sul background personale degli artisti e sul valore del processo creativo, quello lungo e travagliato che Thom Yorke ha definito così: “Certo, c’è un risultato finale. Ma la vera linfa sta nel processo. Spesso non so cosa sto facendo, ma cerco le cose che mi comunicano qualcosa, le metto insieme e le presento: questo è il mio modo di agire”.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.