Da Thom Yorke e Harry Styles a Charli XCX e Julian Casablancas: le interviste tra artisti di generazioni diverse avvicinano le icone del passato (più attuali che mai) alla Gen Z
“Conosci Beginner’s Mind? Il libro di Suzuki. È molto importante. Ci riporta a guardare le cose dalla prospettiva dell’artista, c’è l’arco e c’è il sigillo”. Si è chiusa così quella che da molti è stata eletta come l’intervista dell’anno. Il dialogo tra Thom Yorke, 58, ed Harry Styles, 32, sul canale Youtube di Rolling Stone ha rotto l’algoritmo. Un’ora di frasi masticate, sussurrate, a tratti sconclusionate, ma allo stesso tempo un confronto sincero e intimo sull’arte del songwriting, sulla vulnerabilità dell’artista e sulla sindrome dell’impostore come side effect del successo. Entrambi hanno raggiunto, in momenti diversi, picchi di popolarità altissimi. Thom Yorke è la voce e la mente dei Radiohead, una delle band più innovative degli anni ‘90 e dei primi anni 2000. Per alcuni la migliore band di tutti i tempi. Dall’altra parte, Harry Styles, colui che è diventato ancora più famoso dopo essersi slegato nel 2016 dagli One Direction, la boyband che tra il 2010 e il 2015 ha battuto tutti i record della discografia britannica.
L’incontro tra queste due icone non è stato però il classico passaggio di testimone (a Rolling Stone si sono accorti che il dialogo tra artisti negli ultimi anni è diventato un trend che ha riempito cover su cover di magazine musicali). Questa intervista arriva nel momento giusto, e rappresenta plasticamente una voglia di riscoperta della musica del passato da parte delle nuove generazioni. Che poi l’età anagrafica di un album, quando quell’album ha un inner avanguardistico e pionieristico, è davvero solo un numero. Harry Styles cristallizza questo concetto nel momento in cui afferma che gli album dei Radiohead potrebbero essere mescolati nella linea temporale dell’attività della band e comunque nessuno si accorgerebbe di quale sia uscito 30 anni fa o l’altro ieri. In questi termini, la ricerca della modernità a tutti i costi risulta già vecchia, superata. L’attenzione massima di Harry Styles a ogni singola espressione facciale, mormorio o verso di Thom Yorke rappresenta un po’ l’ammirazione che la Gen Z e gli artisti che la Gen Z ascolta stanno riscoprendo verso alcuni generi che non sono necessariamente il rap o la trap.
Nel 2021, Olivia Rodrigo, sempre raccogliendo la sfida lanciata da Rolling Stone, ha deciso di farsi psicanalizzare da Alanis Morissette, che ha vestito perfettamente i panni della sorella maggiore. Le due artiste, entrambe arrivate giovanissime alla fama, hanno affrontano il tema della pressione mediatica e delle aspettative del pubblico. Nel corso della conversazione sul modo in cui gli ascoltatori proiettano opinioni e giudizi sugli artisti, Morissette ha riportato una frase che le disse il padre all’età di sette anni: “Tesoro, nella vita incontrerai tre tipi di persone: quelli che ti ameranno e per i quali sarai infallibile, quelli che ti odieranno e per i quali non ne farai una giusta, e quelli a cui non fregherà niente di te, quindi buona fortuna!”.
Anche Charli XCX e Julian Casablancas, leader degli Strokes, sono due artisti di generazioni diverse che hanno consolidato la loro affinità artistica negli ultimi anni e che non hanno perso l’occasione per esprimere la loro stima reciproca. In un’intervista del 2024 a NME, Julian Casablancas ha detto: “Mi sembra che la fama non sarebbe potuta arrivare in un momento migliore per lei. È consapevole del momento che sta vivendo, ma allo stesso tempo non si prende troppo sul serio. È stata davvero fantastica”. Dopo la collaborazione nella riedizione Brat (Mean Girls feat Julian Casablancas), la loro amicizia si è consolidata sul palco dell Outside Lands di San Francisco dove Charli si è prestata a cantare Take It Or Leave It. Charlie si è dimostrata una super fan della band newyorkese e in un’intervista a NME ha detto di lui: “Credo che proprio lui, più di tanti altri, sappia catturare quel tipo di energia in una stanza e la sappia riportare nei suoi brani”. Sembra quasi che Julian e Charli si siano scambiati molti consigli nell’ultimo anno, sia sull’utilizzo dell’autotune (strabordante in Reality Awaits) sia su come si costruisce un vero e proprio album indie-rock.
Anche Sombr, la rockstar nata su TikTok, in questi anni ha abituato i suoi fan a duetti con grandi icone del passato. Dalla collaborazione al Coachella con Billy Idol e Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, a quella con i membri dei Cranberries, fino a “Go Your On Way”, cantata lo scorso martedì al Kia Forum insieme a Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac, Shane Boose, 21 anni, ha riportato alla viralità i suoi idoli. Questa tendenza degli ultimi anni ci ha fatto scoprire un altro lato degli artisti che probabilmente si sentono più a loro agio ad aprirsi quando di fronte hanno altri artisti, magari con più esperienza di loro e dal quali riescono a carpire consigli preziosi su come affrontare le insidie del successo e gli ostacoli dell’industria discografica.
È anche grazie a loro che molti ragazzi della Gen Z stanno riscoprendo la musica degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 e anche un dibattito musicale più serio sulle scelte tecniche dei percorsi artistici, sul background personale degli artisti e sul valore del processo creativo, quello lungo e travagliato che Thom Yorke ha definito così: “Certo, c’è un risultato finale. Ma la vera linfa sta nel processo. Spesso non so cosa sto facendo, ma cerco le cose che mi comunicano qualcosa, le metto insieme e le presento: questo è il mio modo di agire”.
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