A Venezia apre la Casa-Museo Pierre Cardin: 350 abiti fanno rivivere il palazzo (e il mito) dello stilista-architetto che vestì i Beatles e inventò la moda del futuro
Non tutti sanno che il visionario che ha plasmato l’estetica della moda spaziale e democratizzato l’alta moda parigina era, in realtà, profondamente e intimamente italiano. Veneto, per la precisione. Pietro Costante Cardin era nato nel 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, in provincia di Treviso, prima di emigrare ad appena due anni in Francia. Eppure, quel legame con la sua terra d’origine non si era mai spezzato, materializzandosi negli anni Ottanta nell’acquisto di Palazzo Bragadin, un’antica dimora a due passi dal mercato di Rialto, nel sestiere di Santa Croce, un tempo legato persino alla figura di Giacomo Casanova.
Oggi, dietro l’imponente portone su Calle della Regina, quel palazzo per tanti anni abbandonato ha ripreso vita. I vicini, affacciati curiosi alle finestre che cingono il cortile e il giardino segreto nascosto dall’alto muro di cinta, hanno assistito alla riapertura di quelle stanze dopo anni di silenzio. Pierre Cardin torna ad “abitare” a Venezia attraverso la prima Casa-Museo a lui dedicata, un progetto monumentale inaugurato il 3 settembre con un evento che ha mescolato moda, avanguardia e magia.
Alla presentazione del progetto, salutato da figure istituzionali come l’ambasciatrice francese Anne-Marie Descôtes, i vertici Rai e il sindaco Simone Venturini: il progetto è quello di fare di questo palazzo un punto di riferimento e formazione per giovani talenti creativi, preludio all’imminente apertura di un secondo museo gemello in Costa Azzurra.
Il ballo, il fitting d’archivio e le atmosfere Space Age
Mentre sul crepuscolo veneziano si accendevano i giochi di luce sulla facciata e sul balconcino del palazzo, l’inaugurazione si è trasformata in un fastoso ricevimento a tema. Un omaggio esatto al 75esimo anniversario del leggendario “Ballo del Secolo”, tenutosi nel 1951 a Palazzo Labia. Una tempistica tutt’altro che casuale: l’inaugurazione si è consumata in piena concomitanza con i giorni febbrili della Mostra del Cinema, ribadendo come a inizio settembre Venezia sia l’assoluto “place to be” per vip e personalità internazionali, tutti irrimediabilmente attratti dal fascino della città lagunare.
L’atmosfera era surreale. Gli invitati, coperti da maschere tutte diverse tra loro recapitate in segreto insieme all’invito, hanno rispettato un dress code ispirato all’archivio “Space Age” di Cardin. La folla si è mossa tra le sale affrescate sfoggiando abiti, gioielli scultorei in acciaio e dettagli in plexiglass che facevano rivivere l’estetica del creatore. Per alcuni privilegiati ospiti, l’esperienza è stata totalizzante grazie a un servizio di fitting esclusivo: hanno potuto indossare direttamente capi originali della maison, provando abiti di trenta o quarant’anni fa che, addosso, apparivano di un’attualità sconvolgente. L’idea di poter sfoggiare per una notte un autentico capo d’alta moda d’archivio ha incuriosito e galvanizzato molti presenti, uomini e donne senza distinzione; tuttavia, se da un lato c’è chi si è prestato al fitting con lo spirito di un gioco affascinante, dall’altro non sono mancati gli invitati più snob che hanno storto il naso all’idea di indossare abiti rispolverati dalla naftalina, preferendo optare per le proprie consolidate e rassicuranti mise.
A fare gli onori di casa c’era Rodrigo Basilicati-Cardin, nipote e oggi presidente e direttore artistico della Maison. Il loro fu un incontro fortuito: Rodrigo aveva 24 anni, era uno studente di architettura e si era trasferito a Treviso dal nonno ottantenne, fratello di Pierre. Lo stilista, già 72enne, si trovava lì per ricevere le chiavi e la cittadinanza onoraria della città. Si conobbero, e da quel momento Rodrigo decise di abbandonare tutto per affiancarlo, raccogliendone oggi l’eredità per guidare la maison indipendente con il fondatore più longevo di sempre.
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(c) Pierre Cardin Evolution
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PIERRE CARDIN CHEZ LUI A VENISE
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AFP PHOTO / ANDREA PATTARO
Il trionfo nascosto dietro la giacca Bar di Dior
La data del 3 settembre non è casuale. Il nipote Rodrigo ha voluto celebrare la vera genesi del successo dello zio. Tutti ricordano l’esperienza di Cardin come primo tagliatore da Christian Dior — sua la celebre giacca Bar del 1947, simbolo del New Look —, ma pochi conoscono l’aneddoto che lo rese finanziariamente libero. “Il maestro Christian — ha raccontato Basilicati-Cardin — gli commissionò la confezione dei costumi e delle maschere per il Ballo del Secolo. Mio zio aveva solo 29 anni, si era messo in proprio da appena 4 mesi e aveva soltanto 6 sarti”. Per quell’evento sfarzoso, in cui figuravano ospiti come Salvador Dalì, Winston Churchill e l’Aga Khan, Cardin realizzò trenta costumi. “Per tutta la vita si è ricordato della pioggia che rigò il trucco a tutti, ma anche dei soldi guadagnati: l’equivalente di mezzo milione di euro ai giorni nostri. Quella commessa veneziana gli diede la libertà di poter finanziare la sua azienda senza chiedere aiuto alle banche. Per questo il primo museo non poteva che sorgere a Venezia”.
Un museo tra abiti-architettura e sculture utilitarie
Curato dall’interior designer Andrea Burroni, il museo (aperto al pubblico dal 12 settembre) non segue un ordine cronologico, ma tematico, mettendo in mostra oltre 350 creazioni su mille metri quadrati. Dagli abiti con le maniche a cerchi del 1991, ai completi in vinile degli anni Sessanta, dall’abito in crepe di lana nero con scollo d’acciaio al celebre cappotto rosso plissé del 1952 (quello che diede il via al sistema delle licenze di moda), fino alle famose “Sculture utilitarie” degli anni Settanta. Tuttavia, l’alta concentrazione di capi nelle stanze storiche di Ca’ Bragadin e un allestimento che a tratti fatica a contenere l’esuberanza volumetrica dei pezzi (dalle gonne a lamelle agli abiti-bolla), non permette di apprezzare appieno ogni singolo dettaglio in uno spazio che avrebbe necessitato forse di maggiore respiro.
Eppure, la potenza dei capi emerge con prepotenza: “La sartoria, per me, è l’occasione per continuare la mia carriera di architetto”, ripeteva Cardin. “Ogni modello che concepisco è una costruzione architettonica e scultorea; l’unica differenza è che le forme si muovono“. Una visione multidisciplinare che formò talenti del calibro di Jean-Paul Gaultier e André Courrèges, dimostrando come Cardin non vestisse il presente, ma donne e mondi che dovevano ancora esistere.
La figura rivoluzionaria di Pierre Cardin
La portata rivoluzionaria del lavoro di Cardin, d’altronde, trascende i confini dell’alta moda per innestarsi profondamente nella cultura pop internazionale. È grazie alla sua visione se abbiamo conosciuto l’iconico look dei Beatles, ed è sempre nelle sue stanze che un giovanissimo Jean-Paul Gaultier ha mosso i primi passi come assistente. Le silhouette aerodinamiche dello stilista veneto influenzarono a tal punto l’immaginario collettivo da finire persino tra le pagine del fumetto americano Space Girls nel 1962. Ma il suo genio si esprimeva anche attraverso un’ironica capacità di destrutturare il quotidiano: ne è un esempio perfetto, tra le opere esposte, una giacca senza maniche del 2015 realizzata in lana e flexipan. Un capo avveniristico i cui vistosi oblò, a uno sguardo più attento, si rivelano essere delle semplici formine di gomma per dolci, scovate con genialità dallo stilista in un banale negozio di casalinghi parigino.
I capi in mostra oggi a Venezia, destinati a ruotare ciclicamente, rappresentano però solo la punta dell’iceberg di un patrimonio monumentale. L’archivio della Maison conta infatti la cifra sbalorditiva di 30.000 abiti, di cui oltre 13.000 usciti direttamente dalle sapienti mani dell’atelier originario. A vegliare su questo inestimabile tesoro, curando e restaurando le creazioni con devozione assoluta, c’è Madame Renée. Definita affettuosamente “la custode del tempio”, ha iniziato a lavorare per Pierre Cardin quando aveva soltanto 14 anni, diventando la memoria storica vivente di una casa di moda che continua orgogliosamente a difendere la propria indipendenza.
Il Museo Pierre Cardin, ospitato a Ca’ Bragadin (Calle della Regina 2329, sestiere di Santa Croce), aprirà ufficialmente al pubblico dal 12 settembre 2026. Sarà visitabile tutti i giorni, ad eccezione del lunedì mattina, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00. Le prenotazioni online saranno attive dal 13 settembre sul sito ufficiale.
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