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Thursday, October 29, 2026

Bolsonaro jr rompe il silenzio dagli Usa: “Sono io il vero presidente, presto mobilitazioni in tutto il Brasile”

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Bolsonaro jr rompe il silenzio dagli Usa: “Sono io il vero presidente, presto mobilitazioni in tutto il Brasile”

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Prima si è autoproclamato “il vero presidente” del Brasile e poi ha corretto il tiro con la parola “leader”. Ha usato anche lo stemma pre 1968, che richiama gli anni della dittatura militare, poi corretto con quello attuale, della Repubblica Federativa do Brasil, comunque riservato alle comunicazioni ufficiali dello Stato secondo la legge federale 500 del 1971. C’è più di una usurpazione – e qualche sbavatura di troppo – nella lettera con cui l’ex candidato presidenziale Flávio Bolsonaro, assistito da ChatGpt, ha deciso di rompere il silenzio dopo la sua fuga negli Stati Uniti, ringraziando gli alleati Javier Milei e Donald Trump, “grande difensore della libertà di espressione”.

“Non era mia intenzione lasciare la Patria, ma so come sarebbe finita. È il classico manuale di qualsiasi colpo di Stato”, ha scritto Bolsonaro Jr, nella lettera diffusa su X, citando anche la vicenda del padre Jair per denunciare una “caccia alle streghe” volta a “silenziare chiunque non sia d’accordo con il regime di eccezione instaurato in Brasile”. Il senatore, a cui sono stati annullati i documenti di viaggio, ha poi ribadito le sue accuse alla Corte suprema diretta dal magistrato Alexandre Moraes, che a suo avviso cercava di renderlo “ostaggio e pedina di scambio per proteggere i magistrati corrotti da un impeachment”. Bolsonaro Jr. si è anche paragonato a figure come Charles de Gaulle e José Martí per poi avvicendarsi agli esempi venezuelani di Juan Guaidó e María Corina Machado. E ribadisce anche la tesi della “frode elettorale” e chiede alla comunità internazionale di “non normalizzare ciò che sta accadendo in Brasile”. L’offensiva di Bolsonaro Jr. prevede anche “una strategia per mobilitare l’opposizione e l’immenso sostegno popolare” a suo favore per “impedire che Lula possa consolidare un regime dittatoriale in Brasile”.

La lettera è stata accolta con perplessità dalla stampa locale, che l’ha definita “golpista” e “senza prove”, come scrive la Folha de São Paulo, ma anche carica di errori e affermazioni false secondo O Globo, Icl Noticias e altri mezzi di informazione. Persino Trump, interpellato dai media statunitensi, sembra smarcarsi – almeno a parole – dalla fuga in avanti di Bolsonaro. “Non commenterà nulla su questo – ha osservato -. Non mi coinvolgerò, ma sono state delle elezioni molto strane sicuramente”. Tuttavia i circuiti Maga, a partire da suo figlio Donald Trump Jr. si schierano apertamente dalla parte di Bolsonaro, inscenando – tramite Meme – l’arresto di Lula, come Nicolás Maduro all’alba del 3 gennaio.

Secondo l’analista politico Daniel Zovatto, la lettera rischia di trasformarsi però in un autogol che con le sue “versioni discordanti” rischia di “minare la credibilità” di Bolsonaro Jr. anche tra i suoi alleati. Reagisce anche il deputato Paulo Pimenta, leader della coalizione governativa alla Camera, denunciando che la lettera “costituisce un atto di tradimento alla Patria, di tradimento al Paese”. Nel frattempo, la Polizia federale brasiliana – su mandato della Corte suprema – ha ufficialmente avviato un’indagine (protocollata Adpf 1178) contro la il network conservatore Rockbridge Network, co fondata nel 2019 dall’attuale presidente Usa J.D. Vance, nel mirino per “ingerenza straniera” e “finanziamento illegale” della campagna presidenziale di Flávio. “Non è ammissibile l’interferenza, diretta o indiretta, di uno Stato straniero”, si legge nella risoluzione, in riferimento agli affari interni del Brasile.

Il caso esplode anche in Argentina, là dove il governo Milei ha facilitato – anche mediante uso improprio dei mezzi dello Stato – la fuga di Bolsonaro. Il deputato Pablo Juliano, del blocco Province unite, ha presentato una richiesta di interpellanza e interrogazione sul ministro degli Esteri Pablo Quirno. “Deve spiegare agli argentini se lo Stato lo ha aiutato a fuggire”. Secondo diverse ricostruzioni, la fuga di Bolsonaro è stata direttamente assistita dal consulente presidenziale Santiago Caputo, presente nella città di Puerto Izagù nelle stesse ore dell’operazione. È giallo anche sulla proprietà del Gulstream G400, matricola LV-JQW, che ha trasportato Bolsonaro Jr., appartenente a Baires Fly S.A., azienda controllata da una rete di imprenditori legata al boss Fred Machado, già sostenitore di Milei, agli arresti negli Usa per narcotraffico, riciclaggio e frode finanziaria.

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