Ex Ilva: protesta indotto, sciopero 24 ore fino alle 7 di domani e blocco stradale Taranto-Statte

Dopo l'assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento ex Ilva di Taranto, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto a partire dalle ore 9 di oggi sino alle 7 di domani 15 settembre. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta ma è annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari.
"Già due anni fa si diceva che questo stabilimento doveva essere riconvertito". Lo ha sostenuto la Fiom Cgil nell'assemblea in corso questa mattina a Taranto da parte dei lavoratori delle imprese appaltatrici e dell'indotto ex Ilva. "Andavano fatte delle opere per ambientalizzarlo, ma nel corso di due anni non si è fatto nulla e l'attuale Governo, come i Governi che si sono succeduti negli ultimi 14 anni, di tutti i colori e di tutte le bandiere, non hanno fatto assolutamente niente perché lo stabilimento venisse ambientalizzato - ha detto la Fiom Cgil -. Il tema è uno: i giudici di Milano con quella decisione (stop dell'area a caldo entro fine ottobre 2026, ndr) hanno definitivamente sancito che il diritto alla salute prevale su tutto. Ma c'è un diritto che la Costituzione prevede, è sancito e non puo' assolutamente non tenuto in considerazione: il diritto al lavoro. Per questo oggi avvieremo una fase di mobilitazione che avra' sicuramente un seguito nei prossimi giorni. Lo faremo per spingere la politica e il Governo affinché il diritto al lavoro sia anche un diritto a non rimanere disoccupati" ha concluso la Fiom.
Le sentenze sulla chiusura dell'area a caldo e i licenziamenti
Il 25 giugno 2024 la Corte di Giustizia UE (causa C-626/22) stabilisce che nessuna autorizzazione industriale può prescindere dagli effetti sulla salute umana.
I giudici italiani applicano subito il principio. Il 26 febbraio 2026 il Tribunale di Milano disapplica parte dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) 2025, ritenendola carente sulla bonifica dall'amianto. Il 9 luglio arriva il colpo decisivo: la Corte d'Appello di Milano, decreto n. 425/2026, ordina la sospensione dell'area a caldo entro 90 giorni, per due motivi: oltre 2.000 tonnellate di amianto nei cowper e il rischio da polveri sottili per Taranto e Statte.
Ilva e Acciaierie d'Italia fanno ricorso chiedendo la sospensione del provvedimento. Ma il 9 settembre 2026 la Corte respinge l'istanza e conferma lo stop, fissando la scadenza al 28 ottobre.
Per i giudici, il danno occupazionale, per quanto grave, non può prevalere sul diritto alla vita e alla salute: una fermata “prevedibile” da anni, di cui le aziende avrebbero dovuto tenere conto. Questo è quanto sostengono anche oggi i sindacati che stanno scioperando.
Le conseguenze sono già arrivate: migliaia di lavoratori dell'indotto coinvolti in licenziamenti collettivi, mentre il Governo cerca una soluzione industriale prima della scadenza.
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