Un nuovo dipartimento della Difesa non armata, depositate 57mila firme per una legge popolare: “Ora il Parlamento decida da che parte stare”
Oltre 57mila firme sono state depositate questa mattina in Senato dalle reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” – Rete italiana pace e disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile (Cnesc) – per una proposta alternativa, civile, non armata e nonviolenta. Un numero di sottoscrizioni che ha superato il quorum di 50mila richiesto dalla normativa per le proposte di legge di iniziativa popolare. Ora la parola passerà al Parlamento, con le organizzazioni della società civile che spingono i partiti a calendarizzare al più presto la proposta e ad aprire il dibattito in Aula.
La proposta di legge prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta presso la Presidenza del consiglio dei ministri, che coordini i Corpi civili di pace, il Servizio civile universale, la Protezione civile e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, finanziato anche attraverso una quota del 6 per mille dell’Irpef. “Un risultato storico, ora le forze in Parlamento scelgano da che parte stare”, ha rivendicato Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento. In particolare, l’appello è rivolto al campo largo: “Pd, M5s e Avs smettano di dividersi sull’invio di armi in Ucraina e scelgano di unirsi nella nostra proposta per la difesa non armata e nonviolenta. Un campo che può diventare larghissimo, si pensi alle tante associazioni e forze cattoliche che su questi temi possono fare la differenza”, ha replicato a ilfattoquotidiano.it.
Ma l’appello è rivolto a tutto l’arco parlamentare, in modo trasversale: “Quando passò la legge sull’obiezione di coscienza nel 1972 ci fu uno schieramento larghissimo, dalla Dc fino al Pci, perché si pensava che immaginare una Difesa altra, rispetto a quella storicamente codificata, quella militare, potesse aprire le porte a una stagione di protagonismo differente delle nuove generazioni. Per questo ci appelliamo anche alle forze di maggioranza. Prendano in considerazione i contenuti di questa proposta e non si oppongano in modo ideologico”, ha sottolineato Alfio Nicotra, coordinatore dell’esecutivo di Rete italiana Pace e Disarmo.
“Siamo stufi di parlare di riarmo, vogliamo parlare di pace e degli strumenti per attuarla”, ha rivendicato anche dalla stessa rete Francesco Vignarca. Certo, resta il nodo dei numeri in Parlamento: “Ma la proposta di legge è stata incardinata a Palazzo Madama perché per regolamento sarà ripresentata in automatico anche la prossima legislatura”, ha precisato Vignarca. Ma non solo. “Vogliamo che diventi un tema centrale nel prossimo dibattito elettorale”, è l’auspicio della Rete italiana pace e disarmo, che ha sottolineato come le 57136 firme siano state raggiunte “nonostante il silenzio” dei grandi media, soprattutto televisivi. “Noi vogliamo che il dovere dei cittadini di difesa della patria possa essere finalmente declinato anche in maniera non armata e nonviolenta”, hanno rilanciato le associazioni promotrici.
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