Piantedosi al Question time, i fronti della sicurezza: caso Revolut, reati, minori e immigrazione

Dal caso dei 680 clienti di Revolut alla radicalizzazione dei minori online, fino al calo dei reati nel primo semestre 2026 e all’immigrazione: il ministro dell’Interno porta in Parlamento i dossier al centro della strategia sicurezza
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si presenta al Question time alla Camera e mette in fila dossier che, in questa fase politica, pesano ben oltre la cronaca: il caso Revolut e la tenuta dei sistemi informatici pubblici, la radicalizzazione e la devianza dei minori, l’andamento dei reati e dell’immigrazione. Con le elezioni che si avvicinano, la sicurezza resta uno dei terreni centrali del confronto politico e uno dei temi sui quali il governo Meloni ha insistito lungo la legislatura. Piantedosi rivendica risultati e misure, mentre il quadro portato in Aula mostra una minaccia che cambia forma: dalla criminalità di strada agli attacchi informatici, fino alla propaganda estremista online.
Il caso Revolut
«Con riferimento alla vicenda Revolut, informo che sono in corso approfondimenti giudiziari e le opportune verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno, sottoposte, al momento, al più stretto riserbo investigativo». Piantedosi parte dal caso della Fintech lituana che ha acceso l’attenzione sulla sicurezza delle comunicazioni digitali pubbliche.
Il 12 settembre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha ricevuto da Revolut la notifica di un possibile incidente informatico. La società, soggetto di diritto britannico e quindi non sottoposta alla normativa nazionale NIS, il 15 settembre ha confermato l’incidente, precisando di aver fornito a un indirizzo Pec riferibile alla Prefettura di Reggio Calabria i dati di 680 clienti. Revolut ha anche segnalato di aver avvisato i clienti coinvolti.
La richiesta era arrivata dalla casella Pec “entilocali”, riconducibile alla Prefettura ma poi risultata mai utilizzata. Il ministro punta anche sulla condotta della società: Revolut, sostiene, «avrebbe potuto e dovuto» verificare la richiesta con «un minimo di diligenza», per l’apparente incoerenza tra la fonte e quantità e tipologia dei dati domandati.
L’Acn sta dialogando con Revolut e collabora con il Viminale per la mitigazione della minaccia; sono stati informati Polizia Postale e Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia ha informato la Procura di Reggio Calabria e sta svolgendo l’attività investigativa.
Al Viminale si è mosso anche il Servizio per la sicurezza cibernetica. È stato convocato il Comitato analisi per la sicurezza cibernetica per individuare le migliori soluzioni tecniche nell’ambito del contratto Consip sulle Pec, senza escludere contestazioni al fornitore per eventuali violazioni contrattuali legate al disservizio e le conseguenti sanzioni.
Cyber, minori e devianza giovanile
Il secondo fronte riguarda i crimini online e il coinvolgimento dei minori nella radicalizzazione e nella devianza. Piantedosi ricorda la legge 90 del 2024 in materia di cybersicurezza e reati informatici e il decreto legislativo 107 del 2023 contro la diffusione di contenuti terroristici online.
Il ministro respinge il collegamento con i “decreti sicurezza” e indica il decreto-legge n. 168, approvato nell’ultimo Consiglio dei ministri, nel quale sono stati «meglio definiti i poteri del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo nei procedimenti relativi a reati commessi da minori».
Piantedosi richiama la cooperazione tra Polizia, forze degli altri Stati membri e provider contro radicalizzazione e terrorismo nello spazio digitale. Tra le attività più recenti cita quella congiunta di Ros e Digos in varie città italiane: 17 persone coinvolte, 14 delle quali minori, e la confisca di materiali con simboli nazisti, documenti con contenuti estremistici e coltelli. Sul fronte della radicalizzazione islamista riferisce di 257 soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale espulsi durante l’attuale Governo. Alla repressione si affianca la prevenzione con la Polizia Postale, le campagne “Una vita da social” e “Cuoriconnessi” e l’app YouPol.
Ma il dossier sui minori non si ferma alla rete. Per Piantedosi la risposta repressiva e l’incriminazione delle condotte più antisociali sono necessarie, ma occorre intervenire anche sulle cause della devianza giovanile, a partire dall’ambiente scolastico e familiare.
È in questa cornice che il ministro richiama il decreto Caivano: agli interventi repressivi sono state affiancate misure di riqualificazione urbana, la creazione di luoghi di aggregazione e di pratica sportiva e una maggiore responsabilizzazione dei genitori sul contrasto alla dispersione scolastica. Su quest’ultimo fronte è stato introdotto un reato specifico, sanzionato anche con la possibilità di revocare l’assegno di inclusione.
Piantedosi lega a questa strategia il calo della dispersione scolastica, passata dal 14% del 2020 all’8% del 2025, sotto la soglia del 9% prevista dall’Agenda 2030 con cinque anni di anticipo. Torna così il ruolo della famiglia: il rispetto della legalità e della persona deve diventare per i giovani una scelta autonoma e responsabile. Da qui il sostegno all’iniziativa del sindaco di Legnago e alle proposte che puntano ad accrescere la responsabilità dei genitori di minori coinvolti in condotte penalmente rilevanti.
Reati in calo nel primo semestre 2026
Il terzo capitolo è quello dell’andamento della criminalità. Piantedosi porta in Aula il confronto tra il primo semestre 2026 e lo stesso periodo del 2025: -10% dei reati complessivamente considerati, -15% degli omicidi, -11% dei furti, -12% delle rapine, -7% delle violenze sessuali e -9% di truffe e frodi informatiche.
Per il ministro, i risultati sono legati al potenziamento degli organici e all’intensificazione dei controlli. Con le operazioni “alto impatto”, dal 2023 al 30 giugno 2026 sono state controllate più di 1 milione e 110 mila persone, con 2.373 arresti, 13.887 denunce e circa 2 mila stranieri espulsi. Nelle “zone rosse” i controlli hanno superato 2 milioni e 330 mila persone: 12.886 i soggetti allontanati, dei quali il 73%, pari a 9.430, stranieri.
Piantedosi collega questi numeri a una strategia più ampia: più risorse e tutele per le Forze di polizia, stipendi più alti, investimenti in tecnologie e sicurezza urbana, oltre al contrasto a eversione, terrorismo e criminalità organizzata.
Il ministro rivendica infine 800 unità aggiuntive dedicate alle stazioni ferroviarie e mille uomini in più nel contingente di “Strade sicure”, salito complessivamente a 6.800 rispetto alle 5 mila unità originariamente previste. È su questo doppio binario - sicurezza fisica e sicurezza digitale - che Piantedosi costruisce al Question time la risposta del Viminale.
Sbarchi e rimpatri
Gli sbarchi sono calati di oltre l’80% in due anni rispetto al picco del 2023. Per Piantedosi è il risultato degli accordi con i Paesi di origine e transito: Libia e Tunisia hanno bloccato oltre 275 mila partenze, mentre da Libia, Tunisia e Algeria sono stati effettuati più di 97.500 rimpatri volontari assistiti con l’Oim. Nel 2026 sono già oltre 6.500 i rimpatri, tra forzati e volontari assistiti, un livello che il ministro definisce senza precedenti nello stesso periodo degli ultimi anni. Il decreto-legge 144 prevede inoltre 500 assunzioni straordinarie nella Polizia di Stato per il contrasto dell’immigrazione irregolare e il controllo delle frontiere.
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