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Monday, August 17, 2026

Lavitola dal carcere: "Attentato scelta solo mia. Pentito di avere inguaiato mio fratello Ranucci"

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La difesa di Lavitola chiede ai pm un nuovo interrogatorio per precisare le dichiarazioni considerate 'fumose' dal gip che ha negato gli arresti domiciliari all'ex giornalista che ha confessato di essere il mandante dell'attentato del 16 ottobre 2025.

Proprio nelle dichiarazioni di Valter Lavitola, secondo quanto riferito dall'avvocato Arturo Cola a Giacomo Amadori sul quotidiano Libero, si definirebbe un elemento destinato a riaprire il capitolo dei rapporti con Sigfrido Ranucci prima dell'attentato. 

Durante l'interrogatorio di garanzia , racconta Cola, il faccendiere avrebbe detto di aver parlato direttamente con il conduttore dei rischi che stava correndo già il 7 settembre 2025, quando si incontrarono nella villetta di Ranucci a Torvajanica. 

Lavitola, secondo la ricostruzione fornita dal suo legale, avrebbe riferito a Ranucci "ciò che aveva saputo dei pericoli che correva", affrontando con lui anche il tema della sicurezza

È questo, per la difesa, il punto sul quale si giocherebbe la questione del movente dell'attentato del 16 ottobre: "Se sentono Ranucci e Ranucci conferma questa cosa  -ha detto Cola a Libero- , il movente che oggi non è creduto può ricevere dei riscontri formidabili". àIl particolare assume rilievo perchè il 7 settembre, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato da Libero sulla base degli atti dell'indagine, sarebbe stata la prima volta in cui Lavitola entrò nella proprietà di Ranucci. La posizione della villetta gli sarebbe stata indicata dallo stesso conduttore attraverso un messaggio, mentre il telefono del faccendiere avrebbe agganciato per circa due ore e 45 minuti una cella compatibile con la zona dell'abitazione. Otto giorni dopo, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare, Lavitola sarebbe tornato nella zona insieme al suo factotum Gomes Clesio Tavares per un sopralluogo. I due avrebbero sostato per circa mezz'ora davanti alla residenza, mentre Ranucci non si trovava in casa. E' pero' il presunto avvertimento del 7 settembre a rappresentare il passaggio più delicato per il conduttore. 

Se Ranucci dovesse confermare di aver ricevuto da Lavitola informazioni sui rischi che correva, si porrebbe infatti una domanda sulla sua deposizione del 17 ottobre, quando fu sentito in procura dopo l'esplosione dell'ordigno davanti alla sua abitazione. 

In quella circostanza, Ranucci indicò diverse possibili piste investigative, dal narcotraffico messicano di Sinaloa alle vicende riguardanti i servizi segreti. Secondo quanto scrive Libero, tuttavia, non fece riferimento a un elemento che, nella versione di Lavitola, sarebbe avvenuto appena quaranta giorni prima: un colloquio nel quale l'amico lo avrebbe messo in guardia proprio sui pericoli che correva. +

A complicare ulteriormente il quadro ci sono i messaggi che Lavitola avrebbe inviato a Ranucci il 20 ottobre, quattro giorni dopo l'attentato. "Dammi retta, ti scongiuro il nome di Dio", avrebbe scritto il faccendiere. Pochi minuti dopo sarebbe arrivato un secondo messaggio: "Ti scongiuro, ti prego, non sottovalutare questa cosa". Ranucci avrebbe risposto rassicurando l'amico, senza pero' rivelargli di aver gia' chiesto il potenziamento della propria scorta. La versione di Lavitola, dunque, sposta il fuoco dell'inchiesta su cio' che sarebbe accaduto prima dell'attentato e, soprattutto, su quanto Ranucci avrebbe saputo gia' a settembre. Per la difesa e' un elemento decisivo per sostenere la tesi secondo cui l'obiettivo dell'azione sarebbe stato un attentato dimostrativo, pensato per provocare il rafforzamento della scorta del conduttore di Report.

Legale Lavitola: “Non vuole ritrattare ma chiarire”

"Al Riesame" Lavitola, renderà "altre dichiarazioni spontanee, con una memoria se gli verrà concesso direttamente davanti ai giudici". Spiega oggi il difensore di Valter Lavitola, davanti al carcere romano di Rebibbia per l'incontro con il suo assistito in vista dell’udienza al Tribunale del Riesame. "Siamo qui per verificare se sia necessario integrare la dichiarazione del dottor Lavitola in vista dell’udienza di Riesame. In quella sede è possibile rendere dichiarazioni spontanee per puntualizzare o offrire un’interpretazione autentica di quanto già riferito".
"I punti centrali riguardano la modalità esecutiva dell’attentato e il movente - ha poi precisato il legale -. Non si tratta di ritrattare, ma di chiarire aspetti che la magistratura ha ritenuto imprecisi e in quella sede è possibile rendere dichiarazioni spontanee per puntualizzare o offrire un’interpretazione autentica di quanto già riferito" aggiungendo che "i punti centrali riguardano la modalità esecutiva dell’attentato e il movente. Non si tratta di ritrattare, ma di chiarire aspetti che la magistratura ha ritenuto imprecisi. Il ricorso lo abbiamo già presentato il 15 agosto, quindi, facendo due calcoli, l'udienza si dovrebbe celebrare la settimana prossima". 

“Da puntualizzare due punti: modalità e movente”

L'udienza davanti al Tribunale del Riesame non è stata ancora fissata. Secondo il suo difensore, "sono due i punti" che Lavitola dovrà "puntualizzare" ai giudici: "Il primo è la modalità esecutiva dell'attentato e il secondo è il movente", ha spiegato Cola in una dichiarazione andata in onda su SkyTg24.

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