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Saturday, September 12, 2026

Minori stranieri, un’altra condanna all’Italia dalla CEDU: “15enne privato della libertà senza alcuna base legale”

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Minori stranieri, un’altra condanna all’Italia dalla CEDU: “15enne privato della libertà senza alcuna base legale”

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Un quindicenne trattenuto per due mesi e mezzo in un centro dal quale non poteva uscire, senza nemmeno una base giuridica chiara a giustificare la privazione della libertà, né la possibilità di rivolgersi a un giudice per contestare la detenzione. Per questo la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha nuovamente condannato l’Italia nel caso “B.C. contro Italia”, stabilendo all’unanimità la violazione dell’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre al risarcimento di quattromila euro che lo Stato dovrà versare al ragazzo per danni non patrimoniali.

Il giovane ricorrente, un cittadino della Costa d’Avorio nato nel 2008, era arrivato in Italia nell’estate del 2023 e aveva dichiarato di essere minorenne, mostrando la fotografia del certificato di nascita. L’accertamento si concluse solo il 2 ottobre confermando la minore età. Quattro giorni dopo fu trasferito nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Restinco, in provincia di Brindisi, già destinato agli adulti e poi utilizzato solo per minorenni a causa del forte aumento degli arrivi di minori stranieri non accompagnati.

Il quindicenne è rimasto lì dal 6 ottobre al 22 dicembre 2023. Decisivo per i giudici di Strasburgo il fatto che non potesse lasciare liberamente il centro. Una situazione documentata anche dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: durante una visita i ragazzi avevano riferito di sentirsi in prigione, tra un muro molto alto, un cancello di ferro e l’impossibilità di uscire per carenza di personale. Il governo sosteneva invece che il ragazzo non fosse detenuto e che la permanenza fosse durata soltanto il tempo necessario a individuare una sistemazione adeguata.

Per la Corte, invece, quei due mesi e mezzo sono stati vera privazione della libertà, per di più “senza una base giuridica chiara e accessibile”, né un provvedimento motivato che disponesse il trattenimento. La detenzione era quindi arbitraria e contraria al primo paragrafo dell’articolo 5 della Convenzione. Peggio: proprio l’assenza di una base legale rendeva impossibile informare adeguatamente il ragazzo delle ragioni per cui subiva tale privazione della libertà e consentirgli di impugnarla davanti a un tribunale: da qui la violazione dei paragrafi 2 e 4.

Il 20 dicembre il ragazzo è riuscito a rivolgersi alla Corte Edu chiedendo un intervento urgente e denunciando sia la privazione della libertà che le condizioni del centro. Due giorni dopo fu trasferito, su richiesta della Corte, in una struttura specifica per minori stranieri non accompagnati. Nonostante la sua condizione, un nuovo tutore gli sarebbe stato nominato soltanto il 14 giugno 2024, quasi sei mesi dopo.

“Si tratta dell’ennesima decisione che accerta la strutturale mancanza di cura dell’Italia per la condizione dei minori stranieri non accompagnati”, sottolineano gli avvocati Marina Angiuli e Dario Belluccio e Erminia Sabrina Rizzi, che hanno seguito il ricorrente. “Il Governo e il Parlamento ne dovranno necessariamente tenere conto anche nell’implementazione del nuovo Patto per le Migrazioni e l’Asilo e del prossimo Regolamento sui rimpatri che, incredibilmente, non esclude la possibilità di trattenimento e rimpatrio dei minori soli”.

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