“Non sono leggende metropolitane. Ho detto no al Genoa e al Como, avevo 48 anni ma il piede non invecchia. Gilardino mi scriveva su WhatsApp”: parla Francesco Totti
“Non sono leggende metropolitane, è la pura verità. Incredibile, ma vera. Pazzesca”, assicura Francesco Totti. “Sono pronto per tornare“, aveva detto in un’intervista per scherzare con i giornalisti, ma a un ritorno nella massima serie ci aveva pensato davvero: “Ho detto no alla Serie A. Ho detto no al Genoa. Ho detto no al Como. Avevo 48 anni. Allenatore del Genoa era Alberto Gilardino, Campione del Mondo come me con l’Italia del 2006, mentre sulla panchina del Como c’era già Cesc Fabregas, uno dei grandi della storia del calcio. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare“, racconta l’ex capitano giallorosso in “Oltre“, il libro edito da Cairo Editore da oggi in edicola.
La sua ultima partita allo stadio Olimpico l’aveva giocata il 28 maggio 2017, poi per tenersi in forma ha iniziato a giocate tutti i lunedì sera a calciotto. Ma quella battuta, l’apertura a un suo clamoroso ritorno in campo, l’avevano ascoltata tutti: “E qualcuno si è fatto venire una pazza idea. ‘Francesco, se sei pronto, allora torna per davvero‘. I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho parlato direttamente. Mi hanno posto una semplice domanda: ‘Ma allora, la vuoi fare o no questa nuova esperienza?’. Facevano sul serio. Ho preso del tempo per decidere e, prima di dare una risposta, ho cominciato a lavorare duramente. Proprio tanto. Ho continuato col calciotto del lunedì, ho aggiunto tre sedute a settimane in palestra e due col fisioterapista, controllando l’alimentazione. Via il pane, via i dolci, via tutto. Togliere i dolci è stata durissima”, spiega nel libro scritto con il giornalista Alessandro Alciato.
“Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo. Senti il fiato sul collo. E poi proprio contro il Genoa avevo giocato la mia ultima partita con la maglia della Roma, vedi il destino. Gilardino qualche WhatsApp me lo mandava: ‘Allora?’. È un biellese, quindi non è che parlasse tanto, neanche via messaggio. Mi allenavo e non facevo troppa fatica, il fisico rispondeva bene, al di là degli acciacchi normali per un quasi cinquantenne. La schiena un po’ incriccata, ma niente di grave. Con certi esercizi, a sette anni dal mio ritiro, ho dovuto ricominciare da zero, però pensavo peggio, tenevo botta. Spingevo come un professionista“, continua il suo racconto il Capitano, come lo chiamano ancora oggi i tifosi della Roma
“Frà, ma che stai a fà? Certi giorni me lo chiedevo, altri ero più ottimista, non sapevo bene cosa mi avrebbe riservato il futuro, o forse sì, ma facevo finta di niente, mi godevo il momento. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no, poi si ribaltavano i ruoli, i pensieri frenavano e il battito accelerava, fatto sta che alla fine la conclusione era sempre la stessa, una domanda che mi ponevo da solo: ma si può giocare in una squadra che non sia la Roma? Dentro di me rimbombava forte la risposta esatta, provavo a non sentirla, ecco. Avevo 48 anni, okay, ma l’età in qualche modo si supera, si diventa più lenti però il piede non invecchia, tutti concordi: quello non ha bisogno del botox. La Roma era il punto. Non il problema, non lo sarà mai. Un tradimento sportivo non ha età, che siano 18 o 48 anni”, le sue parole rilanciate oggi dal Corriere della Sera.
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