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Saturday, September 19, 2026

Vent’anni di lavoro con il legno di balsa per costruire una New York in miniatura: la storia di Joe Macken, il camionista del Queens che ha iniziato quasi per caso e ora espone la sua opera in un museo

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Joe Macken non aveva nessuna intenzione di ricostruire New York. All’inizio voleva soltanto realizzare il Rockefeller Center in miniatura. “Era tutto lì”, ha raccontato. Poi, il giorno dopo, ha costruito un altro edificio. E poi un altro ancora.

Più di vent’anni dopo, quel progetto nato quasi per gioco è diventato una gigantesca New York in miniatura costruita a mano con legno di balsa, composta da quasi un milione di pezzi e grande circa 15 metri per 8. A realizzarla è stato proprio Macken, camionista originario del Queens, che per anni ha intagliato uno dopo l’altro edifici, strade e interi quartieri della città.

“Non ho mai pensato davvero di finirla, perché mi divertivo troppo a costruirla”, ha raccontato all’Associated Press. Il modello è diventato famoso quasi per caso. Un video pubblicato dalla figlia di Macken è diventato virale sui social e ha attirato l’attenzione del Museum of the City of New York, che da febbraio espone l’opera nella mostra He Built This City: Joe Macken’s Model. E il successo è stato immediato: il plastico è diventato una delle attrazioni più popolari del museo.

La cosa più sorprendente è che Macken non considera il lavoro concluso. Ora vuole aggiungere altri 50 edifici e ampliare la ricostruzione inserendo anche parti del New Jersey e di Long Island. Il progetto, del resto, è cresciuto senza un vero piano iniziale. Dopo il Rockefeller Center, Macken ha cominciato a ricostruire Midtown, poi Manhattan e infine gli altri distretti della città. Per anni ha conservato il modello smontato in piccoli quadrati dentro un deposito.

“Non avevo programmi. Non avrei mai immaginato che sarebbe finito in un museo”, ha raccontato ad ABC7. Secondo Elisabeth Sherman, capo curatrice del Museum of the City of New York, il fascino del lavoro sta proprio nella possibilità di osservare dall’alto una città che nella realtà è quasi impossibile abbracciare tutta insieme: “È un modo per riuscire finalmente a vedere New York nel suo insieme”. E mentre il pubblico continua a fermarsi davanti alla sua città in miniatura, Macken ha già deciso che non è ancora abbastanza grande. Dopo oltre vent’anni, la sua “ossessione” continua.

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