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Thursday, October 22, 2026

Il movimento studentesco converge su Belgrado e lancia la sfida a Vucic

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Con un grande, festoso comizio nello storico spiazzo per raduni di piazza Slavija nel centro di Belgrado, la Lista Studentesca-Gli studenti vincono! ha lanciato la sua sfida per domenica alle urne ad Aleksandar Vučić, che contestualmente ha tenuto un comizio indoor, nel Palazzetto dello Sport a Nuova Belgrado. E si chiude così, prima che a mezzanotte scatti il silenzio, una campagna elettorale bipolare come non era mai avvenuto in passato: talmente polarizzata da aver assorbito l'intero tradizionale, dispersivo sistema multipartitico serbo, praticamente scomparso.

Con il motto "La vittoria chiama", decine di migliaia di persone, molte migliaia arrivate a Belgrado a piedi dai quattro angoli della Serbia, hanno continuato ad affluire nella grande piazza, dove parlano alcuni candidati, in un programma che promette di prolungarsi fino a tardi, in un clima di entusiasmo e di promessa di cambiamento che la Serbia non ha mai visto nella sua storia. E che ha obbligato il detentore del potere ad adeguarsi.

L'ex presidente e leader della lista Serbia Unita si presenta agli elettori come "uomo comune" per la carica di primo ministro e come 'uomo della continuità', come cavallo in corsa che non si può cambiare, come campione della stabilità, come difensore della Serbia contro nemici pericolosi: "La battaglia è difficile" perché, ha detto alla sua platea al Palazzetto dello Sport, l'avversario è foraggiato da "potenze straniere", che per esso hanno investito "ingenti capitali". Gli studenti non sfidano solo l'uomo Vučić, ma all'intero sistema di potere di cui da 14 anni è il vertice indiscusso. Sistema di potere che in un decennio ha mobilitato nel Paese capitali enormi, soprattutto cinesi, in grandi opere pubbliche, ha innalzato il salario nominale dei serbi a circa mille euro, ma è accusato di aver creato un 'regime' in cui il suo nazionalista conservatore Partito progressista (Sns) è diventato una cosa sola con lo Stato e i suoi corpi, asserviti al potere, e con l'economia, in una commistione di potere, affari e - si accusa da più parti - un'anima oligarchica e criminale.

La 'pistola fumante' della prassi dei grandi lavori 'opachi' fu proprio il crollo della pensilina della stazione ferroviaria della città universitaria di Novi Sad appena ricostruita, che nel novembre 2024 uccise 16 persone: la miccia che accese il fuoco della nuova ondata di proteste, che in due anni è cresciuta nel Paese come una palla di neve, fino alla scelta di presentarsi alle urne, trasformando la protesta in proposta, una proposta radicalmente alternativa. La Lista Studentesca non aspira solo a un cambio di governo, ma vuole un cambio di regime, fare 'tabula rasa'.

E l'alternativa di sistema presuppone un modello radicalmente diverso di formazione politica: al verticismo dell'uomo solo al comando gli studenti hanno contrapposto un movimento completamente 'orizzontale', con una lista di 250 candidati numerati senza alcun ordine gerarchico, senza leader visibili, né portavoce, né candidati premier, scelti dagli studenti in assemblee plenarie nelle università per le loro competenze e i loro curricula, a patto che non avessero affiliazione politica o passata militanza partitica. Una massa apparentemente anonima e senza gerarchia per sfuggire così alla trappola dei media e alla macchina del fango di 'regime'. Nella lista, 160 sono accademici e specialisti, ma figurano anche attivisti in cause civili, agricoltori, attori, intellettuali, artisti, sportivi, con una probabile 'gerarchia fantasma', che sarà però rivelata solo dopo l'eventuale vittoria. Gli studenti hanno scelto una campagna diversa, lontana dai media e presente invece capillarmente sul territorio, villaggio per villaggio, quartiere per quartiere, a contatto con la gente: uno spirito che ha informato le marce di questi giorni dalle periferie della Serbia rurale al centro di Belgrado.

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