De Sisti: 'Mazzola, Rivera ed io, in 3 eravamo troppi e fu staffetta'
"E' un grande dolore per tutti. Per gli amici, per chi lo ammirava come uomo e ne ha apprezzato le doti umane, oltre al gran giocatore che e' stato". Giancarlo De Sisti, perno della nazionale italiana a cavallo tra anni '60 e '70, ricorda all'ANSA Sandro Mazzola, scomparso all'età di 83 anni e con il quale era stato protagonista in azzurro vincendo l'Europeo del '68 e diventando vicecampione del mondo a Messico '70, battuto in finale solo dal Brasile di Pelè.
"E' una perdita che arriva in un momento in cui qualche notizia di salute stava trapelando ma non si pensava che sarebbe successo; mando un grande abbraccio a tutta la sua famiglia", il primo pensiero dell'ex di Roma e Fiorentina.
Un rapporto, quello tra i due, nato da giovanissimi, quando "io giocavo con la rappresentativa laziale e lui con quella lombarda. Era una scheggia, poi con l'Europeo del '68 Valcareggi gli chiese di coprire più spazio in mezzo al campo, con la Cecoslovacchia fece una bella partita e forse lì nacque l'equivoco che fosse un centrocampista". Poi la storia con la maglia azzurra, in quella Nazionale di Valcareggi in cui la staffetta tra Mazzola e Rivera divenne quasi una leggenda e della quale, ammette lo stesso De Sisti, "ero io a beneficiare.
I giocatori bravi di solito giocano tutti insieme, se avesse voluto Valcareggi avrebbe potuto levare me, ma credeva nel modulo che sceglieva e con quella veste tattica non pensava di mettere tutti insieme. Io ero più di sacrificio, collegavo difesa e attacco ed ero in competizione con Juliano per quel ruolo; Rivera nasce trequartista e inventore di calcio, Mazzola quando ti puntava bisognava fare le preghiere. Io non avevo nessuna di queste qualità ma ero molto intelligente in mezzo al campo ed è toccato a me. Sono stato fortunato", ricorda l'ex centrocampista.
Un dualismo, quello tra Mazzola e Rivera, diventato mitico grazie anche alle gesta di una Nazionale capace di sfiorare il Mondiale dopo l'iconica sfida tra Italia-Germania finita 4-3, ma che esisteva solo in campo perché "Rivera e Mazzola andavano molto d'accordo, la scelta tra i due non era facile, così come mettere tutti insieme in campo. D'altronde Riva era il goleador per antonomasia, con lui si partiva da 1-0, Domenghini correva per 4. Quindi è andata così e la staffetta è diventata leggenda, erano due tra i più grandi giocatori che il calcio italiano abbia mai messo in mostra. Erano un vanto. Quando si usa il termine leggenda è anche per il fascino che emanavano, quando i tifosi li vedevano strabuzzavano gli occhi", conclude De Sisti.
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