La Statale di Milano prende le distanze da Elisa Giunchi, docente che ha difeso Youssef Siher. Ma prof e studenti le esprimono solidarietà
Nel giro di pochi giorni, la gogna mediatica subita da Youssef Siher è stata oggetto di solidarietà e attacchi al tempo stesso. Elisa Giunchi, docente dell’Università statale di Milano e relatrice del 30enne – fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazionea delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e per il quale la gip Tiziana Landoni che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo – ha parlato su Rete 4 del suo studente “in gamba, timido, riservato, intelligente, idealista”. Da queste parole è nata la querelle con l’Università in cui Giunchi insegna, che ha preso nettamente le distanze dalle sue parole in una nota ufficiale. Alla reazione istituzionale è corrisposta quella dei docenti, ricercatori e studenti che fanno parte del gruppo Coordinamento UNIMI per la Palestina: “Quelle dichiarazioni, rese di fronte al linciaggio mediatico cui è stato sottoposto Youssef Siher, offrivano un ritratto dell’ex studente della Statale molto diverso da quello proposto da una parte dei mezzi d’informazione e richiamavano al rispetto delle più elementari garanzie dello Stato di diritto e dei principi del garantismo penale”, si legge nel comunicato di solidarietà.
Giunchi aveva accettato l’intervista su richiesta dello stesso ateneo che, invece di sostenerla, ha preso le distanze dalle sue dichiarazioni. Youssef Siher in pochi giorni è stato “condannato” da diversi media, e il ritratto fatto dalla docente ha fornito una chiave di lettura diversa, nel rispetto del diritto di cronaca. Oltre ai diversi attacchi subiti per aver espresso la sua libera opinione, la Brigata ebraica ha chiesto le dimissioni della docente.
L’associazione GIornaliste Unite LIbere Autonome ha ricordato anche un altro tentativo di limitare la libertà d’espressione di una docente: “La seconda carica dello Stato minaccia di querela una storica, Michela Ponzani, che da storica ricorda fatti storici acclarati e inoppugnabili che hanno visto protagonista lo stesso Ignazio La Russa“. Nella nota, l’associazione Giulia giornaliste ha segnalato che “querele temerarie e isolamento sono forme di intimidazione che ci riportano a tempi bui”, e rinnova il sostegno alle due docenti”. “Siher – si legge nel comunicato – sembra più un classico capro espiatorio colpito da pregiudizi e razzismo da uno Stato che sta facendo di tutto per non guardare in faccia la realtà: la classe lavoratrice in ginocchio sta iniziando ad alzare la testa e rispondere agli attacchi”.
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