Siher è libero, la gip: "Non ha incitato alla violenza"

La libertà d'espressione può essere limitata solo quando è "effettivamente in gioco la tutela di altri beni" come la "sicurezza pubblica" e si configura istigazione a delinquere esclusivamente se le parole sono "concretamente" idonee a "provocare la commissione" di reati. Su queste basi, la gip Tiziana Landoni — citando la giurisprudenza della Corte Costituzionale del '70 — ha ribaltato la lettura dei fatti della Procura, scarcerando Youssef Siher, 30enne amministratore dei canali social del "Movimento 17 ottobre". La giudice ha escluso il pericolo di fuga e cancellato i "gravi indizi di colpevolezza" per i reati di istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo.
In 37 pagine di ordinanza, la gip sottolinea che Siher non ha mai incitato alla violenza né richiamato le devastazioni milanesi, pur adoperando "toni aspri ed espressioni volgari". Laddove l'accusa vedeva l'organizzazione di una "sommossa", il provvedimento ravvisa una condotta limitata alla promozione di una "mobilitazione collettiva, 'consapevole'" e all'intento di "evocare azioni di 'disobbedienza civile'", escludendo la volontà di "arrecare un grave danno allo Stato" o di "intimidire la popolazione".
Accogliendo la tesi dei difensori Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, la gip chiarisce che la generica "dichiarazione di guerra" a un "presente infame" non era rivolta "alle istituzioni dello Stato" né legata a condotte violente. Anche il "vademecum" per la "difesa in piazza" era privo di riferimenti a "strumenti offensivi", l'indagato non ha avallato le violenze di altri utenti contro banche ed edifici pubblici, e il suo "riferimento alle azioni in Francia" risultava "assolutamente generico", richiamando unicamente l'attivismo delle proteste francesi.
“Una decisione vergognosa”, le parole stizzite della premier Giorgia Meloni in un video: censurate dall'Anm che parla di un attacco scomposto e intimidatorio alla magistratura. Duro l'intervento del Tribunale di Milano che stigmatizza "la scarsa conoscenza dello Stato di diritto da parte di esponenti istituzionali".
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