PunchSoldiers rescue 41 Senegal-to-Kano travellers in ZamfaraThe Jerusalem PostNew Octagon Project promotes civic engagement in response to ‘erosion of truth’ following October 7CNN TürkÖzgür Özel cumhurbaşkanı adayı mı? 'Forvetlerim' dediği İmamoğlu ve Yavaş artık yok!RTP DesportoPortugal vitorioso com Jesus tenta ficar perto do apuramento em CopenhagaInquirerP20.4-M ‘shabu’ netted off Tawi-Tawi watersUOLÔnibus perde controle e atinge carros e escola no Jabaquara, em SPSouth China Morning PostIt’s the end of the world – and I don’t feel fineThe RegisterHMRC bets up to £2.4B on Salesforce for taxpayer CRM overhaulMalay MailWrong venue again: S. Korea volleyball team loses training after Asian Games bus blunderCollider9 Best Survival Movies to Watch Ahead of Heart of the BeastThe Sydney Morning HeraldHill launches comeback bidNOS SportIsraëlische aanvoerder haalt uit naar Ierse spelers: 'Ze haten ons en wij mogen hen niet'
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, September 29, 2026

“Per i disabili servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana. Serve anche l’educazione sentimentale”: così Bova e Bevilacqua

Translate

Una scuola dove studenti con e senza disabilità crescono insieme, imparando gli uni dagli altri: è questo il cuore di “Tutto l’amore che resta” con Raoul Bova e Giulia Bevilacqua, la nuova serie di Rai Fiction e Fabula Pictures in onda su Rai 1 e RaiPlay da martedì 29 settembre, per cinque serate. La serie è tratta dal format francese “Lycée Toulouse-Lautrec,” creato da Fanny Riedberger.

La storia è ambientata al liceo Helen Keller, istituto che ha fatto dell’inclusione il proprio valore fondamentale, offrendo a tutti un unico percorso di apprendimento e condivisione. A dirigerlo è il preside Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova, che ne è anche il fondatore. Per lui la scuola non è soltanto una missione professionale: le sue ragioni affondano nella malattia del figlio.

Tra i nuovi studenti c’è Vittoria (Gloria Harvey), sedicenne della Roma bene costretta a trasferirsi in provincia, dove la madre ha iscritto lei e il fratello autistico Matteo (Francesco De Rosa). Dopo un primo rifiuto, la ragazza dovrà superare i propri pregiudizi e entrare a far parte di un gruppo di coetanei molto affiatato, alle prese con i temi dell’adolescenza: la ribellione verso genitori iperprotettivi, i primi amori, le amicizie complicate e gli ostacoli legati alle proprie disabilità. Il suo percorso sarà però scosso dal riemergere di un evento oscuro del passato, che la costringerà a scegliere tra sé stessa e ciò che è giusto fare.

Qual è il messaggio di “Tutto l’amore che resta”?
Bova: Non vuole dare dei messaggi, ma una rappresentazione di quella che può essere una scuola ideale: una scuola senza barriere, una scuola inclusiva. È l’arena in cui si muovono tanti giovani che raccontano le loro storie, di disabilità e non, di ragazzi che escono anche da percorsi sentimentali difficili e si ritrovano tutti nella stessa situazione. La scuola, però, vuole abbattere queste barriere.
Bevilacqua: Il messaggio che la serie vuole dare è che ognuno di noi, con le proprie differenze e le proprie fragilità, ha il diritto di esistere, di esprimersi e di vivere nella società e all’interno di una scuola. Ciò che questa scuola vuole fare è far sentire tutti i ragazzi accolti e ben accetti, anche con le loro problematiche.

Il tema della disabilità ha trovato spazio nell’agenda politica, o se ne parla poco? Cosa si può fare per renderlo un tema di attualità?
Bevilacqua: Intanto bisogna cambiare il tipo di linguaggio, perché se si legittima un linguaggio di odio, di discriminazione, di muri, di divisione, si legittimano anche le persone a pensare che sia giusto pensarla così. Quindi direi di cambiare proprio il linguaggio e di parlare di inclusione. Non sono queste le priorità: la priorità è dare alla scuola fondi e risorse, corsi di italiano pagati dallo Stato, se il problema è la lingua. Per i disabili, invece, servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana. Serve anche più tempo per le materie legate all’educazione sentimentale. Ci sono tante cose che si possono fare: ci vuole un po’ di buona volontà e attenzione a tutte le dinamiche che di volta in volta si scatenano tra i giovani.
Bova: Si creano delle dinamiche si scatenano anche all’interno di un gruppo, che può essere omogeneo o meno, ma se c’è attenzione, se c’è un corpo docente attento che imposta anche il concetto di uguaglianza e di solidarietà, allora funziona. Sicuramente. Forse sarebbe ancora più utile e importante…
Bevilacqua: Sì, più ascolto. Direi anche che ognuno deve sentirsi libero di esprimersi, di far presente ciò che non va o ciò che lo fa stare bene o male. Quindi proprio il contrario di ciò che sentiamo un po’ ultimamente: più apertura e più ascolto, piuttosto che chiusura e limiti.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.