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Sunday, September 13, 2026

La voce di Luffy di One Piece, Renato Novara: "Io, un fan che usa gli anime contro il bullismo"

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Lo storico doppiatore del protagonista della saga tratta dall'opera di Oda si racconta a Tgcom24, trasmettendoci per una volta un "emozione che ha (decisamente) voce". Tra il sogno di accompagnare il re dei pirati ancora per molti mari e iniziative benefiche in cui "Cappello di paglia" c'entra comunque qualcosa

di Manuel Santangelo

13 Set 2026 - 13:06

13 Set 2026 - 13:06

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© Ufficio stampa

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Per chi c'era dall'inizio, quando One Piece approdò (è il caso di dirlo) nel porto sicuro delle reti Mediaset con ancora il primo titolo italiano All'arrembaggio e soprattutto con ancora il protagonista chiamato Rubber, sarebbe sacrilego etichettare l'avventura della ciurma di Cappello di paglia come un semplice cartone animato. L'epopea piratesca creata da Eiichirō Oda è infatti una grande metafora della nostra esistenza errante, sempre alla ricerca di un qualche grande tesoro che ci appare sempre lontanissimo. Renato Novara, da anni voce italiana di Monkey D. Luffy (o Rubber, per i fan più attempati), conosce benissimo gli effetti di quella traversata su chi ha deciso di salire "a bordo" della nave dell'aspirante Re dei Pirati e, mentre siamo pronti a salpare anche sulle reti Mediaset alla volta del paese di Wa (l’appuntamento con i nuovi episodi di One Piece in prima tv assoluta doppiati in italiano è ogni lunedì alle 21:00 su Italia 2), ci racconta tutto. Anche come One Piece può diventare utile per spiegare (e possibilmente anestetizzare) gli effetti del bullismo.

Ami il personaggio? Il tuo curriculum parla di un professionista nel doppiare anime giapponesi

"Io sono innamoratissimo di Luffy. Ma non è stato la mia prima "cotta" animata. Da piccolo ero infatti dipendente da Italia Uno e dai cartoni che passavano su quella rete. Nomina un qualunque titolo trasmesso tra gli anni Ottanta e Novanta e stai pur sicuro che lo avrò visto, sono arrivato più o meno a Sailor Moon. Ero forse a mio modo un nerd, anche se a quei tempi non si trattava ancora di un termine così di dominio pubblico (e comunque veniva usato più per identificare gli sfigati dei telefilm americani). Di sicuro ero appassionatissimo di tutto quel mondo collegato ai cartoon, a partire dalle sigle. Un amore cui avrà sicuramente contribuito pure l'avere due sorelle più grandi, che mi hanno permesso di sciropparmi pure tutti quegli anime (i cartoni animati giapponesi) che sono di solito soprattutto nei ricordi della generazione precedente alla mia. Quando mi sono approcciato al doppiaggio, ho subito funzionato sui cartoni forse anche per quello, perché avevo vissuto un'infanzia e un'adolescenza di quel tipo, a pane e cartoni. È vero, ai tempi li chiamavamo ancora cartoni animati giapponesi e non anime, ma era quello il senso".

"Quando è arrivato Luffy, con un background simile alle spalle, è stato da un certo punto di vista inevitabilmente amore a prima vista. Mi piaceva la sua energia, il suo entusiasmo... Mi piaceva tanto persino la sua cicatrice. Credo un giorno me la tatuerò, anche se magari non sotto l'occhio. Poi avevo fatto un'associazione magari molto arbitraria che però mi aiutava tanto a trovarlo ancora più simpatico. Per me Monkey D. Luffy aveva infatti all'interno un rimando chiarissimo a Sampei, il famoso pescatore dalle grandi orecchie a sventola di un altro grande cartone giapponese. O almeno io ce lo avevo visto, nel mio immaginario da bambino troppo cresciuto. Oggi sono davvero tanto affezionato a Luffy e al messaggio che trasmette, a prescindere da tutto. Anzi possiamo tranquillamente dire che sono affezionato a ogni personaggio di One Piece ormai, anche a quelli che sarebbe lecito odiare. Per dire, sento di voler bene anche a Donquijote Doflamingo, in cui ritrovo qualcosa del mio modo di essere".

In Giappone la voce di Luffy è di una donna. Tu hai mai desiderato di doppiare un personaggio femminile? C'è un'attrice o un personaggio per cui, se si potesse, faresti un tentativo?

"In realtà io l'ho fatto sia in South Park che una volta in Batman. Nel primo caso è quasi la normalità: d'altra parte in una serie così irriverente non sorprende vedere un uomo doppiare un personaggio femminile anche in originale. Mentre il mio cameo "da donna" nel cartone animato dedicato al giustiziere di Gotham ha una genesi particolare. Ai tempi ero molto giovane e avevo una voce ancora molto delicata e leggera. In sala di doppiaggio si accatastavano tante consegne urgentissime e mancava una donna tra il pubblico. Urlava semplicemente qualcosa come "bravissimi". Quindi decisero di affibbiarla a me".

Come ti venne in mente l'idea della Gam Gam Dance, un Gioca Jouer con le mosse di Luffy nella serie (per esempio "mitragliatrice", "bazooka", "pistola" ecc)?

"Nacque come un gioco tra me e un mio caro amico che ai tempi faceva il fonico dell'allora studio Merak, dove si doppiava ai tempi One Piece. Nello stesso periodo avevo conosciuto poi anche un ragazzo che faceva il ballerino e che finì coinvolto in questa idea. Tutto ha avuto inizio il giorno in cui ci siamo trovati per caso tutti e tre insieme. Nacque quasi come una boutade: "Potremmo fare un ballo a tema One Piece". Da quello spunto scaturì poi la Gam Gam Dance. In sostanza io "lanciavo i colpi" su una base creata ad hoc dal fonico Andrea Andriola ed era divertente così, senza sovrastrutture. La portammo anche al Lucca Comics,".

C'è un altro personaggio della ciurma di cappello di paglia che ti piacerebbe interpretare?

"Tutti amano Zoro, che è un po' il figo della situazione, ed è giusto così. Ma io resto segretamente innamorato di Usop. Nel mio cuore dopo Luffy viene lui. Mi fa proprio ridere. Ha questa cosa del naso lungo che rimanda a Pinocchio, è un po' bugiardo, un po' paraculo. Ma poi ha anche un gran cuore".

Penso sempre che sia difficile doppiare personaggi come quelli di One Piece. Questi personaggi vengono disegnati con bocche e mascelle a volte enormi e spesso devi rendere anche con la voce un'espressività così pronunciata. Tu come gestisci la cosa? 

"Ci sono tante difficoltà diverse. Nel mio caso ce ne è poi una aggiuntiva, data proprio dal fatto che ho sempre in cuffia una voce femminile a farmi da riferimento. Per noi rimane sempre straniante. Gli amanti dell'originale amano lei ma non si rendono conto di come sarebbe strano in italiano avere una donna a doppiare un ragazzo che poi, con l'andare degli episodi, diventa un uomo. C'è poi da dire che in Giappone ignorano un po' questo aspetto delle bocche enormi: mantengono sempre un suono che potrei definire "piccolo" per capirci, persino in quei momenti in cui la bocca di Luffy diventa rettangolare. Pensa a quando muore Ace. C'è un momento in cui ha proprio la bocca che diventa quadrata ed enorme. Oppure in praticamente tutto il film One Piece Stampede... lei mantiene in ogni caso sempre questa vocalità "piccola e appuntita" Io mi trovo a mediare quindi tra una espressività così pronunciata e una voce molto differente dalla mia in molti aspetti. A tutto questo va poi aggiunta la difficoltà propria di un cartone animato in cui devi caratterizzare il personaggio senza scadere nella macchietta, anche quando ti ritrovi in situazioni surreali (non capita tutti i giorni di potersi allungare a piacimento, per esempio). Il portato della voce può infine diventare anch'esso difficile da interpretare. Spesso negli anime soprattutto si vedono due personaggi lontanissimi tra loro che si parlano comunque come se fossero l'uno a fianco all'altro".

Voi doppiate One Piece avendo la fortuna di poter avere le immagini come riferimento. O come accade spesso soprattutto nel doppiaggio di videogiochi sei costretto a lavorare "al buio"?

"Nel caso di One Piece abbiamo la fortuna di doppiare avendo le immagini che scorrono come riferimento. Coi videogiochi non capita quasi mai, tocca doppiare "all'impronta" tenendo come unico riferimento l'onda sonora. Esistono poi addirittura dei film in cui abbiamo a volte delle sfocature, che ci rendono visibile solo il volto del personaggio su cui stiamo lavorando. A volte lo si fa per questioni di riservatezza, altre volte perché ci troviamo di fronte a pellicole non finite".

Siamo arrivati alla saga del Paese di Wa. Da fan questa è già la tua preferita tra quelle doppiate?

"Mi piace moltissimo ma devo dirti che mi sono divertito tanto soprattutto con la saga di Dressrosa. Era così colorata. E poi il fatto che avesse delle ambientazioni così particolari. Avevo amato tantissimo tutta la parte con Doflamingo... anche se qui a Wa ci aspettano tante avventure nuove e ci sarà da ridere… in tutti i sensi. Posto che io non vedo l'ora che Luffy arrivi al Gear 5 (la trasformazione suprema del personaggio, che si attiva quando il suo Frutto del Diavolo raggiunge il risveglio completo, ndr)".

L'esperienza di One Piece ti ha infine portato a decidere di far nascere un'iniziativa benefica...

"Sì, in questo momento stiamo giusto andando a Pescara per un evento contro il bullismo. Con Alessandro Torbidore abbiamo fondato La Casa dei Nakama, un termine che è nato ovviamente dopo tanti anni di One Piece ma non soltanto per fare un omaggio alla serie. La verità è che per anni partecipando alle fiere e a varie altre iniziative connesse al mio lavoro, mi trovavo ad ascoltare le storie di tanti ragazzi, al punto da diventare a un certo punto quasi un loro confidente. Sia dal vivo che sui social in tanti mi raccontavano cosa accadeva loro, le solitudini, l'essere bullizzati. Abbiamo creato questa associazione che va nelle scuole per parlare di bullismo in una maniera un po' diversa: siamo noi insieme alla neuroscienziata Sara Magli che racconta come funziona il cervello, che succede ai bullizzati ma anche quali sono le reazioni strettamente fisiche quando qualcuno subisce o provoca eventi di questo tipo. Il tutto mentre parliamo in contemporanea del mondo degli anime e dei manga, citando quelle opere in cui magari si verificano esempi di bullismo o in cui invece si decide di credere in se stessi a prescindere da tutto e tutti: Luffy in questo senso è un ottimo esempio di come reagire a certi soprusi. Doflamingo è sostanzialmente un bullo ma lui lo combatte, incitando a non farsi abbattere. È uno specchio per i ragazzi che, quando vedono che non parliamo solo di scienza ma anche di determinati mondi che li appassionano, sono molto felici".

"Per sovvenzionarci abbiamo poi creato una linea di profumi sempre ispirati al mondo degli anime e dei manga giapponesi. Un'idea che nasce dalla mia passione per i profumi. Io da ragazzino come detto guardavo davvero tutto in tv e spesso mi chiedevo che profumo si sentisse in certi ambienti in cui avrei tanto voluto immergermi. Da piccolo io adoravo girare nelle stanze delle case altrui e captarne tutte le essenze col naso. E da grande mi sono appassionato poi alla Ricerca del tempo perduto di Proust anche per quella sensazione che mi lasciava addosso. In generale già da bimbo mi piaceva chiedermi cosa si sentisse stando sul monte Olimpo di Pollon o nella corte di Versailles di Lady Oscar... una curiosità che oggi mi ha spinto a lanciare questa linea di essenze legate ai cartoni. Tutto il ricavato della loro vendita viene poi comunque usato per finanziare le nostre iniziative nelle scuole". 

Mi sembra una fantastica idea quella di usare l'animazione giapponese per parlare di certi temi. Oltretutto la mentalità asiatica tende a non dividere mai tutto in bianco o nero. Anche i "cattivi" sono sfumati e questo certamente aiuta a raccontarli meglio, vero?

"Di sicuro gli anime ti regalano sempre grandi spunti. Pensa ancora a Doflamingo. Come abbiamo detto è sicuramente un bullo ma, se rileggi tutto tenendo presente le sue esperienze di vita, ti viene da capirlo un po' di più (pur senza giustificarlo). Pensalo poi in raffronto al fratello, Corazón, che, pur crescendo nella stessa famiglia, ha vissuto alla fine un'esistenza completamente diversa, diventando buono. Fa cadere del tutto quel vecchio pregiudizio secondo il quale a renderci cattivi sarebbe una certa matrice o comunque il contesto in cui cresciamo".

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