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Tuesday, November 3, 2026

Sabrina Russo: "Il mio sogno è essere felice facendo musica"

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Una scelta artistica che è stata un azzardo fin dagli inizi. Sabrina Russo, una delle voci più identitarie della Campania, ha scelto di mettere in musica i proverbi della sua regione, andando così a sfiorare, per profondità, i grandi della commedia napoletana, da Eduardo Scarpetta alla famiglia De Filippo fino ad Antonio De Curtis ovvero Totò. Porta avanti il suo progetto con estrema umiltà ma anche con la consapevolezza che è grazie ad artisti coraggiosi, ma legati alle radici, come lei che le giovani generazioni apprendono frammenti di cultura di una terra che, non dimentichiamo, è stata la prima ad esportare nel mondo il bel canto.

Sabrina quando è la prima volta che hai cantato e ti hanno fatto notare che eri vocalmente dotata?
Tutto è partito in occasione della mia prima comunione quando cantai e il maestro che stava al pianobar disse che ero vocata; poi a Natale mi hanno regalato il Canta Tu: ho iniziato stimolata da Lucio Battisti, da auto didatta, e poi a fine 2010 ho iniziato a frequentare la scuola canto e c’era come docente anche Silvia Mezzanotte per una masterclass: Brivido Caldo dei Matia Bazar è stata una delle mie prime interpretazioni.

Poi che è successo?
Quattro anni così poi arriva finalmente il liceo musicale che accoglie venti alunni e inizio canto lirico, arrivo ai 19 anni e lo step successivo è il Conservatorio. All’inizio mi hanno vietato di studiare composizione perché gli insegnanti mi volevano cantante.

E tu?
Avevo 19 anni e mi è mancata la forza di reagire ma poi ho recuperato perché a 21ho ottenute le lauree in Composizione Jazz e Pop. A un certo punto mi chiesero di cantare in napoletano.

Come hai reagito?
Mio nonno mi disse di non preoccuparmi del napoletano e con quelle parole mi ha dato coraggio così qualcosa ho iniziato a scrivere modernizzando i detti di Napoli e il primo inedito è stato A Capa è ‘nu Tribunale.

Un inizio coraggioso.
Lo so ma a essere sincera mi sento in ritardo con la vita: ogni tanto mi chiedo ancora oggi se ho preso la strada giusta, talvolta non capisco perché altri sono più avanti nel percorso e allora mi domando se sono all’altezza.

Però non ti sei arresa.
Assolutamente. Ho pubblicato, con gli adagi napoletani, quattro brani e presto ne arriverà uno nuovo che farà ironia sulla politica.

So che c’è anche un altro progetto.
Il disco ibrido tra Jazz e Pop sulle varie fasi della mia vita nell ricordo di mio nonno che mi ha insegnato ad andare in biciletta e mi ha pagato le lezioni finché ha vissuto. Sarà un Ep di sei brani per il 2027.

Ci sono, nelle tue zone, palchi per i giovani artisti che desiderano farsi conoscere?
Organizzo contest musicali col supporto dell’Azienda Metropolitana di Napoli per gli emergenti, uno è per il mio paese, che è Sant’Antimo, e punta a supportare chi non ha i mezzi economici per fare arte. Si può partecipare anche venendo da fuori, la prossima sarà la terza ed è in espansione perché altri comuni mi hanno contattato. Inoltre sono insegnate di canto e composizione nel mio studio privato oltre che cantare a eventi.

Nonostante tutte queste attività temi davvero di essere in ritardo?
Mi sento sempre in corsa contro il tempo, è come l’orizzonte quando lo raggiungi ne appare un altro. E faticoso stare dietro ai cambiamenti, inoltre tendo a non volere compromessi: non mi interessa diventare una cantante famosa ma creare community che si riconosce nel mio racconto. Io devo portare il messaggio, come accadeva per la vecchia scuola cantautorale. Mi sento influenzata dalle sonorità di Pino Daniele: suo figlio Alessandro mi disse di avere ascoltando la mia versione di Quando e aggiunse che suo padre avrebbe apprezzato.

La tua missione?

Spero che la mia musica dia la forza per non seguire le mode snaturandosi, che si percepisca la parte vera di me. Voglio essere felice facendo musica

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