Non favorì Sempio, archiviata l'accusa all'ex pm Venditti
Non ha preso soldi per far archiviare la posizione di Andrea Sempio nella prima inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi: non sono emersi elementi in grado di sostenere l'accusa di corruzione a carico di Mario Venditti. Per questo motivo il gip di Brescia Mauroernesto Macca ha accolto la richiesta della Procura e disposto l'archiviazione nei confronti dell'ex procuratore aggiunto di Pavia. Le indagini, "pur ampie, non hanno restituito alcuna traccia di un accordo corruttivo riconducibile al magistrato" scrive il gip bresciano nelle 15 pagine di archiviazione.
Gli accertamenti bancari non hanno individuato "alcun accredito, versamento o disponibilità anomala" collegabile ai prelievi della famiglia Sempio e non è emerso "alcun contatto, telefonico, telematico o personale" tra Venditti e i Sempio o i loro difensori fuori dalle sedi istituzionali. Ma il giallo dei soldi non è chiuso. "Ciò non significa che ogni ombra sia stata dissolta", scrive il gip. I difensori hanno ammesso compensi per 45mila euro, la contabilità familiare ne attribuiva circa 46mila agli avvocati, mentre i genitori di Andrea Sempio hanno parlato di somme fino a 60mila. È in questo scarto e nelle versioni divergenti dei legali che "risiede il residuo dubbio sulla destinazione del denaro". Un'incertezza che però, "in assenza di qualsiasi traccia del suo arrivo a Venditti, non equivale alla prova di quell'arrivo". A dare impulso all'inchiesta erano stati soprattutto i 'pizzini' sequestrati a casa Sempio. In uno Giuseppe Sempio, padre di Andrea, aveva scritto "Venditti Gip archivia x 20, 30 € euro". Giuseppe Sempio aveva riconosciuto di essere l'autore dell'annotazione, spiegando però che quella cifra riguardava una previsione delle spese legali. Il gip di Brescia archiviando Venditti osserva che l'errore - nel pizzino - nell'attribuire a Venditti la qualifica di Gip denota "una conoscenza approssimativa e di seconda mano dei ruoli processuali", difficilmente conciliabile con un rapporto corruttivo diretto. E ritiene gli appunti "la verosimile trascrizione di un colloquio con i difensori", inserendo la cifra nel contesto delle spese legali. Restano però le anomalie dell'inchiesta del 2017: intercettazioni trascritte in modo incompleto, contatti irrituali con Sempio e omissioni sui tabulati.
Circostanze che, sottolinea il giudice di Brescia, "si collocano, nella loro quasi totalità, a un livello diverso" da Venditti e riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria. Il gip arriva così a indicare "ragionevoli ricostruzioni alternative": un eventuale "accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante" oppure "un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio". Scenari che non coinvolgono Venditti e che dovranno essere valutati in altra sede. Archiviata la posizione dell'ex procuratore aggiunto di Pavia - che resta al momento indagato nel filone 'sistema Pavia' relativo all'utilizzo di auto a noleggio quando era ai vertici della procura pavese - vengono meno le ragioni della competenza bresciana che indaga su vicende che coinvolgono magistrati del distretto milanese. Gli approfondimenti residui riguardano il padre di Andrea Sempio, Giuseppe, che resta indagato, ed eventuali altri soggetti. Toccherà ora alla Procura di Pavia, alla quale hanno trasmesso gli atti i pm di Brescia, chiarire se una parte di quel denaro abbia avuto una destinazione diversa dalle spese legali e, soprattutto, chi possa averlo incassato.
"Sin dal primo giorno, nessuno tra coloro che hanno avuto modo di conoscere e lavorare con il dott Venditti avrebbe mai potuto seriamente credere, soltanto per un minuto, nella odiosa ipotesi di reato o nella premessa di disonestà dell'uomo" ha commentato l'avvocato Domenico Aiello, legale di Venditti. "Al contrario ci sono state due magistrate che non solo vi hanno creduto ma hanno inteso promuovere un vero e proprio linciaggio mediatico, iniziato all'alba, in diretta e a reti unificate, senza aver prima individuato il corruttore e ancora più grave, senza ritenere di dover ascoltare la versione del loro ex collega ignorando ogni logica o ragione, pure prontamente rappresentata con trasparenza dalla difesa". Aiello conclude: "È stata una pagina triste, indecorosa, il fatto che altri magistrati, meritevoli e avveduti che ringrazio, vi abbiano infine posto rimedio, non giustifica, e soprattutto non compensa le sofferenze dell'uomo, della famiglia, né tanto meno rimedia al disdoro e al fango prodotto per l'intera categoria dei magistrati".
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