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Friday, October 23, 2026

Femminicidi, l'appello degli Stati Generali: "Fermare la violenza prima che sia tardi"

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Riconoscere i segnali della violenza, ascoltare le richieste d’aiuto e intervenire prima che sia troppo tardi. Sono le priorità emerse dalla seconda riunione degli Stati Generali contro i femminicidi, gli abusi e i maltrattamenti, che il 21 ottobre ha riunito nella Chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo a Roma, rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine, della sanità e della società civile.

L’iniziativa, promossa da Catia Acquesta, Paolo Crisafi e dal vescovo Antonio Staglianò, punta a superare la frammentazione degli interventi attraverso una collaborazione stabile tra chi si occupa di prevenzione, protezione e contrasto alla violenza sulle donne. Al centro del confronto, l’educazione al rispetto e la proposta di un coordinamento nazionale che metta in comunicazione competenze e servizi presenti sul territorio.

La voce dei genitori di Lorena Isceri

Uno dei momenti centrali dell’incontro è stato l’intervento di Franco e Antonietta Isceri, genitori di Lorena, la donna di 45 anni uccisa il 3 settembre dopo essere stata gettata da un viadotto dell’autostrada A1, nei pressi di Barberino del Mugello. La loro testimonianza ha riportato il confronto al dolore delle famiglie e alla necessità di tradurre la solidarietà in strumenti capaci di proteggere altre donne.

Paolo Crisafi ha ricordato la scelta dei genitori di condividere pubblicamente la propria esperienza: “Franco e Antonietta avrebbero avuto ogni ragione per chiudersi nel silenzio, ma hanno scelto di parlare. Non per sé stessi, ma per gli altri. Perché il nome di Lorena non diventi soltanto un altro nome da aggiungere a un elenco, ma il ricordo di una vita che possa contribuire a salvarne altre”.

Da qui il richiamo alla responsabilità delle istituzioni e della società civile: “Non possiamo continuare a contare le donne vittime di femminicidio senza chiederci che cosa avremmo potuto fare di più quando erano ancora vive”. Per Crisafi, prevenzione, educazione al rispetto e capacità di intervenire tempestivamente devono diventare un impegno condiviso, oltre le appartenenze e le divisioni.

Formazione e una rete tra servizi

A delineare le priorità operative è stata Catia Acquesta, coordinatrice dell’iniziativa. Due i livelli sui quali gli Stati Generali intendono lavorare: la formazione, per promuovere una cultura della dignità e del rispetto, e la costruzione di una rete nazionale tra sanità, forze di polizia e terzo settore.

“Abbiamo raccolto l’appello di Franco Isceri e Antonietta, i genitori di Lorena, tragicamente uccisa il 3 settembre, che oggi rappresentano la voce di tutte le famiglie colpite da questo dramma”, ha spiegato Acquesta. Tra gli strumenti messi a disposizione ha citato il Decalogo Salvavita e i 10 Comandamenti, nati anche dalla sua esperienza personale. “Impariamo a mettere fine a una relazione senza pagare con la vita”, il suo appello.

L’obiettivo indicato è dare continuità alla collaborazione tra istituzioni, professionisti e associazioni, trasformando il confronto in iniziative comuni e rafforzando la capacità di riconoscere le situazioni di pericolo.

Loiero: “La sfida è anche culturale e organizzativa”

All’incontro è intervenuto Renato Loiero, consigliere della presidente del Consiglio, in rappresentanza di Giorgia Meloni. Nel manifestare vicinanza ai genitori di Lorena, ha sottolineato che ascoltare le famiglie delle vittime significa assumersi l’impegno di impedire che altre tragedie si ripetano.

Loiero ha richiamato gli interventi del governo sul contrasto alla violenza sulle donne, osservando però che resta ancora molto da fare. “La sfida è anche culturale e organizzativa”, ha dichiarato, condividendo la proposta di una rete integrata tra istituzioni, sanità pubblica, associazioni, forze dell’ordine e organismi territoriali. “Solo unendo pubblico e privato potremo mettere davvero in sicurezza le donne e fermare questa emergenza”.

Zuppi: “L’amore non è possesso”

Nel suo messaggio, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, ha invitato a non abituarsi alla violenza: “Il femminicidio non è un fatto privato, non è un raptus, non è un destino. È un fenomeno che riguarda tutti noi, che affonda le radici in una cultura dove troppo spesso l’amore viene confuso con il possesso”.

Per Zuppi, educare a relazioni libere e rispettose significa anche costruire comunità capaci di accogliere chi soffre. L’ascolto diventa così il primo passo della prevenzione: “Una parola ascoltata, una porta aperta, una denuncia accolta, un percorso di protezione e di rinascita” sono i gesti concreti attraverso i quali dare sostanza alla speranza.

Il vescovo Antonio Staglianò ha affidato a una preghiera il ricordo delle vittime e la vicinanza ai loro figli, chiedendo anche che si spezzino le catene della violenza di chi le ha uccise.

Tra i partecipanti alla riunione, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, Pietro Grasso, presidente della Fondazione Scintille di Futuro, e il commissario straordinario per la ricostruzione post sisma 2016 Guido Castelli. Presenti anche rappresentanti delle forze dell’ordine e della sanità, tra cui Giuseppe Bonadonna, presidente del SIM Carabinieri, Massimo Improta, direttore del Servizio Polizia Ferroviaria, e Maria Paola Saggese, direttrice dell’Unità operativa complessa di Pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Roma.

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