“I 40 anni mi hanno mandato nel panico, mentre a 30 mi sentivo ancora un ventenne. La nascita di mia figlia? Mi ha aiutato, ho un’energia diversa che non avevo mai provato”: Robert Pattinson si racconta
“Per la mia generazione, lui è il nuovo Jack Nicholson, ogni volta sorprendente”. A dirlo di Robert Pattinson è Lance Oppenheim, regista del suo ultimo film, Primetime.
Il film racconta la storia di Chris Hansen, il giornalista e conduttore che nel 2004 ha creato To Catch a Predator, programma televisivo in cui giovani adescatori si fingevano minorenni per attirare uomini intenzionati ad avere rapporti sessuali con ragazzi molto giovani, smascherandoli poi davanti alle telecamere prima dell’intervento della polizia. “È il giornalista che ha infranto le regole, anche etiche, della televisione”, racconta Pattinson a 7 del Corriere della Sera.
Ma cosa lo ha spinto non solo a produrre il film, ma anche a interpretare Hansen? “Il desiderio di esplorare cosa succede a chi sta sotto i riflettori per 40 anni, come lui e altre persone esposte nella vita pubblica. Per uno come Hansen, giornalista e conduttore di vari programmi, è inevitabile costruirsi una sorta di maschera professionale che probabilmente ha cercato di mantenere anche in situazioni estreme, sotto pressione per un programma come To Catch a Predator”.
Di pressione, del resto, Pattinson ne sa qualcosa. La popolarità è arrivata quando era ancora molto giovane e l’attore racconta quanto sia stato necessario imparare a gestirla: “Di sicuro bisogna ricalibrarsi costantemente per restare con i piedi ancorati nella realtà: è così facile perderla di vista, allontanarsi dai propri obiettivi. Vedo persone che magari se ne rendono conto dopo anni e si ritrovano a domandarsi perché…”.
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