Sorpresi per l’asse Trump-Putin? L’Europa irrilevante paga le sue scelte sbagliate
Le vergini violate che si strappano le vesti, a Bruxelles e nelle cancellerie europee, ed esecrano l’ultima piroetta di Trump (acquisto di gasolio russo contro la rinuncia alle sanzioni con la Russia e il siluro a Zelensky. “L’Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente”) anziché lacrimare come prefiche inconsolabili dovrebbero ammettere e rinnegare amni di politiche autodistruttive che hanno emarginato l’Europa nell’irrilevanza politica e trascinato i suoi cittadini nella povertà e nel terrore della guerra. In Italia oltre il 60% dei cittadini interpellato da un apposito sondaggio è contrario a sostenere ancora l’Ucraina inviandole armi. Nel campo largo assordato dal vociare molesto del candidato che non c’è e delle primarie sì, primarie no, qualcuno gli ha prestato orecchio? Non mi pare.
Trump non è mai cambiato. E’ rimasto Trump. sta trasformando gli Usa in uno stato di polizia, usa l’Ice come una polizia privata che reprime e uccide i suoi stessi concittadini. Nel mondo spadroneggia, impone sanzioni, minaccia, protegge criminali condannati dalla Corte penale Internazionale, che vorrebbe sanzionare, non si sa in base a quale diritto. Fa le guerre ed esige il Nobel per la pace.
Nel guazzabuglio di decisioni improvvide e talvolta autolesionistiche, impennate d’umore, capriole diplomatiche e schiaffoni ai suoi devoti alleati emerge l’unico vero obiettivo strategico di Donald Trump: fare soldi. Per sé e per i propri compari di avventure. Lucrare sugli sbalzi di borsa propiziati dalle sue guerre al petrolio gli ha fruttato miliardi. Con l’approssimarsi delle elezioni di mid term il sultano della Casa Bianca sente traballare il proprio trono. Se perdesse la maggioranza in entrambe le camere del Congresso la strada dell’impeachment non sarebbe più una semplice suggestione. E neppure il 25emendamento della Costituzione che prevede la sostituzione del presidente in carica che non fosse più mentalmente o fisicamente capace di ricoprire la carica.
Anche da questi timori viene il rinnovato asse di Trump con Putin, mai stato un suo nemico. Le teste di legno degli armaioli appiattiti sugli slogan consunti dell’Ucraina da difendere fino alla vittoria dovrebbero infine prendere atto che dell’Europa e quindi dell’Ucraina a Trump interessa meno di nulla. Il suo obiettivo è staccare la Russia dalla Cina. Anziché ritagliarsi un ruolo nella composizione del conflitto russo-ucraino, a Bruxelles gli irresponsabili Von der Leyen e Kallas fomentano le velleità revansciste dei tre Paesi baltici, microbi di pochi milioni di abitanti dotati di eserciti risibili, e della Polonia, storico avversario di Mosca. Affiancati da una informazione asservita alla propaganda sventolano i timori di un’aggressione russa che sostanziano riferendo di presunte provocazioni del Cremlino (mai sostenute da prove certe): dalle incursioni di droni alla guerra ibrida, alle interferenze sulle elezioni. “Se attaccati siamo pronti a difenderci” ha detto il comandante americano della Nato, gen. Grynkevich. Eppure nessun allarme su preparativi di attacco russi all’Europa arriva dai servizi segreti occidentali. Putin ha escluso questa possibilità. Con un caveat, però. “Se ci saranno attacchi sul territorio russo, risponderemo, anche con armi nucleari”. Ovvero se a qualcuno salta in mente di attaccare la nostra enclave di Kaliningrad allora sarà la guerra.
La propaganda bellicista occidentale nasconde la colossale manovra diversiva per giustificare agli occhi delle opinioni pubbliche europee i salassi imposti da Trump e accettati dai cosiddetti leader europei (Meloni in testa) che prevedono di destinare il 5% del Pil alle spese militari: a scapito di investimenti nella scuola, nella sanità pubblica, nella ricerca, nella conversione energetica, insomma in quelle voci di cui noi europei abbiamo bisogno come il pane per non sprofondare nella miseria. Beffa nella beffa, l’Ue acquista armi dagli Usa (che hanno chiuso i rubinetti con Kiev) e le regala a Zelensky.
Sempre più divisa, ininfluente e assediata dalle proteste montanti (la Francia secondo tradizione ha aperto le danze, altri Paesi seguiranno), la consorteria che sgoverna il Vecchio Continente raccoglie i frutti avvelenati di quello che ha seminato al guinzaglio del presidente americano. Prosternata ai suoi piedi, gli ha fatto intendere di essere comunque al suo fianco qualunque decisione avesse assunto: dai dazi imposti con la forza e ingoiati dall’Europa con tanti ringraziamenti, alle minacce al Canada (“51esimo stato dell’Unione”), alla Groenlandia da annettere, alla guerra al Venezuela, con annesso rapimento del suo presidente, processato negli Usa, mascherata da attacco al narcotraffico, mentre era il petrolio il vero obiettivo. “Atto di legittima difesa” la definì Giorgia Meloni. Fino alla disastrosa e ingiustificata guerra all’Iran decisa a Tel Aviv e da Washington accettata senza soppesarne le disastrose conseguenze per l’intero equilibrio planetario. Il conto lo stanno pagando i cittadini, vittime della grave crisi energetica.
Chi interpreta correttamente questa deriva vince le elezioni. Capito, voi del campo largo?
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.