Ex Ilva, a Taranto l'assemblea dei lavoratori: "Non si esclude la mobilitazione a oltranza"

È la giornata dello sciopero di 24 per i lavoratori dell’ex Ilva. Dalle 7 alle 9 si riuniranno per decidere le iniziative di protesta. "Non si esclude una mobilitazione a oltranza" annunciano i sindacati, che al Governo tornano a chiedere risposte concrete sul futuro del siderurgico. Per ora l’unico punto fermo è la cassa integrazione. 125 milioni di euro già pronti nel nuovo decreto legge che martedì andrà in Consiglio dei Ministri. Copertura assicurata fino a giugno. Il quadro resta molto complicato. La produzione è in stallo, non solo per i vincoli giudiziari. Materie prime e semilavorati sono in esaurimento. Non sono più stati acquistati dai commissari, dopo il decreto del tribunale di Milano. Il perché lo spiega la stessa Acciaierie d’Italia: “Gli ordini sarebbero rimasti in magazzino, e in una procedura di amministrazione straordinaria non è possibile impiegare risorse a carico dei creditori per sostenere l’acquisto e lo stoccaggio di materiali che non possono essere usati per la continuità produttiva” scrive l’azienda in una nota. Al netto della decisione della corte di Cassazione, occorrerebbero comunque mesi per i nuovi approvvigionamenti. Con un orizzonte tanto incerto, servono vie d’uscita, che per i lavoratori si chiamano tutele straordinarie: benefici previdenziali per lo svolgimento di lavori usuranti e per l’esposizione agli agenti cancerogeni, incentivi all’esodo. Misure che consentirebbero di mitigare l’impatto inevitabile degli esuberi.
"Aver fermato gli impianti dell'area a caldo, significa aver lasciato senza attività da svolgere e significa cassa integrazione per tantissimi lavoratori, sebbene oggi si mantengono ancora i numeri della cassa integrazione già autorizzata diversi mesi fa" ha detto a Taranto, in avvio dello sciopero, il segretario nazionale Fim Cisl, Valerio D'Alò. "La fermata totale dello stabilimento produce incertezza - ha detto D'Alò - ma la cosa più grave è che manca ancora un piano. Chiederemo chiarezza a tutte le istituzioni. Bisogna poter dire chiaramente che questo stabilimento deve poter marciare con i forni elettrici e Dri e chiameremo su posizioni certe Comune, Regione e anche il Governo. Aspettiamo intanto il decreto legge che possa dare copertura ai lavoratori e garantire anche un accompagnamento degno a chi voglia uscire dal ciclo produttivo. I lavoratori dell'ex Ilva e dell'appalto e indotto non sono silenti ma vogliono far sentire la propria voce. Non si vogliono ammortizzatori sociali lunghi ma solo tornare a lavorare in un ambiente che diventi salubre", conclude D'Alò.
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