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Monday, October 5, 2026

Kimi Antonelli in fuga verso il Mondiale, la citazione di Kobe Bryant e il mantra del “massimizzare”: quando può diventare campione

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Kimi Antonelli in fuga verso il Mondiale, la citazione di Kobe Bryant e il mantra del “massimizzare”: quando può diventare campione

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In un’ormai celebre conferenza stampa del 2009, quando i suoi Lakers erano sopra 2-0 nella serie Finals contro gli Orlando Magic, Kobe Bryant rispose a una domanda: “Il lavoro non è finito. Non c’è nulla di cui essere contenti”. Kimi Antonelli, prima della gara a Sepang, ha repostato su Instagram questa clip. Una frase iconica che incarna anche la mentalità del pilota bolognese. Alla vigilia del Gran Premio del Bahrain in Malesia erano 66 i punti di vantaggio, ora sono 84. E soprattutto, manca una gara in meno.

La sfortuna che ha (di nuovo) colpito George Russell sta accelerando l’arrivo del giorno in cui un italiano tornerà ad essere campione del mondo di Formula 1 73 anni dopo Alberto Ascari (1953). Una frase diretta, molto sbilanciata, vero. Ma i risultati e i Gran Premi rimasti da correre vanno ampiamente in questa direzione. Ottantaquattro punti sono più di tre gare e una sprint di vantaggio. Per essere certo di festeggiare il titolo, al bolognese servono 100 punti. Tradotto in piazzamenti? Un secondo posto in gara, stessa posizione nella sprint, un terzo posto e cinque volte quarto. A patto che Russell le vinca tutte. Difficile da credere visti i suoi numeri. Il pilota inglese, otto vittorie in carriera, non si è mai ripetuto in gare consecutive e non lo stava facendo neanche domenica. Anzi, era ancora una volta dietro il suo compagno di squadra prima che i problemi alla power unit della sua Mercedes lo lasciassero di nuovo a piedi.

Di contro, Antonelli non ha mai chiuso peggio di quinto – settimana scorsa a Baku con una gara pregiudicata dall’incidente in qualifica che l’ha fatto partire 16esimo – quando ha tagliato il traguardo senza problemi. A Barcellona la rottura del motore lo ha messo ko a pochi giri dalla fine, a Silverstone, mentre era lanciato a lottare con Charles Leclerc per la vittoria, i problemi allo sterzo lo hanno retrocesso fuori dai punti. Statistiche che riflettono la stagione solida del pilota Mercedes e anche la maturità con cui guida. Un po’ Ayrton Senna e un po’ Alain Prost per scomodare paragoni eccellenti: come il brasiliano quando si tratta di attaccare e andarsi a prendere la vittoria, ragioniere e attendista quando si deve massimizzare, come faceva il francese.

Domenica a Sepang Antonelli lo ha dimostrato ancora. Con una super partenza si è portato in testa, ma dopo la Safety Car era difficile se non impossibile resistere al ritorno di Max Verstappen, imprendibile tutto il weekend. Il leader del mondiale si è difeso con testa e, quando ha capito che l’olandese ne aveva di più, lo ha lasciato sfilare amministrando poi il vantaggio sul suo compagno. Anche all’ultima ripartenza Antonelli ha provato a esplorare uno spazio per prendersi la vittoria, ma si è accodato all’avversario. Una festa sul podio condivisa con 11 titoli mondiali (Verstappen 4, Hamilton 7), quasi 12 considerando l’annata. “Ho massimizzato oggi – ha detto l’italiano a fine gara – il secondo posto era il massimo ottenibile visto quanto è stato forte Max tutto il weekend”.

Mercedes, a Sepang, ha portato un pacchetto di aggiornamenti che in teoria doveva ancor più allontanarla dalle altre, ma non ha (ancora) funzionato come sperato, causando problemi di bilanciamento. Ora arriva subito Singapore, poi la tripla americana (Austin, Messico, Brasile), quindi il ritorno negli Usa a Las Vegas prima della chiusura stagionale con Qatar e Abu Dhabi, i due Gp confermati da F1. Otto gare e una sprint per mettere ufficialmente la parola fine al campionato. Al momento, con questo vantaggio, il paese designato per la festa è il Brasile. Il Brasile di Ayrton Senna. Ah, ricordate il “job’s not finished” di Kobe Bryant? I Lakers vinsero quel titolo.

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