La busta nel cruscotto, i contanti nelle tasche di Armao: il passaggio di soldi ricostruito dagli inquirenti nell’inchiesta per corruzione
“Quando me li porti… quando lunedì? Quanti?” A domandarlo è l’avvocato Gaetano Armao all’ amico e collega Pierluigi Matta, entrambi finiti sotto inchiesta per corruzione nell’indagine della squadra mobile e della procura di Palermo, coordinata da Maurizio de Lucia, che ne ha chiesto l’arresto. Cosa avrebbe dovuto portare Matta ad Armao? Soldi. Secondo gli inquirenti si tratterebbero delle mazzette intascate da Armao in qualità di presidente del Commissione tecnica specialistica (Cts) per la Regione Sicilia, e consulente giuridico del governatore Renato Schifani, che avrebbe indirizzato favorevolmente i pareri per i progetti presentati dai privati in ambito energetico e sanitario. Il mediatore sarebbe Matta, che riceve gli incarichi di consulente giuridico dalle società e poi versa la tangente al collega. Soldi in contanti consegnati dentro una busta di plastica mentre i due si trovano in auto. Oppure infilati in una busta di carta e inseriti nella tasca del cappotto. E ancora, occultati in un barattolo cilindrico di metallo riposto all’interno di un grosso orologio a pendolo in legno dello studio di Armao. Il tutto ripreso e fotografato dagli uomini della squadra mobile di Palermo, guidati da Antonio Stafemi.
I soldi nel cappotto
Il 7 febbraio 2026, Armao e Matta sono al telefono, quando l’avvocato domanda all’amico: “Quando me li porti… quando lunedì? Quanti?”. “Lunedì ci vediamo, lunedì di dobbiamo vedere”, risponde Matta. I due si rivedono pochi giorni dopo (9 febbraio), con gli agenti che monitorano tutti gli spostamenti di Matta, mentre si reca in banca in centro a Palermo a prelevare le banconote e poi si dirige verso l’università. Qui incontra Armao, che “senza specifiche ragioni” scrivono i magistrati nella loro richiesta di arresto, consegna le chiavi della macchina e il suo cappotto e dice al collega: “Scendimi giù… e lasciami il cappotto in macchina! Poi mi chiami che ci andiamo a prendere il caffè, va bene”. I due si ritrovano poco dopo in strada. Matta apre lo sportello dell’auto, prende il cappotto e lo porge ad Armao. “Dove li hai messi”, chiede l’avvocato. “Qua”, dice Matta. “Armao – si legge negli atti dell’inchiesta -, dopo aver indossato il cappotto, inizia a toccarne le tasche come a verificare la presenza di qualcosa al loro interno, al contempo Matta indica con il dito della mano una delle tasche del cappotto. Armao dopo aver trovato l’oggetto che era stato riposto all’interno di una tasca del cappotto ringrazia: “Grazie di tutto”.
La mazzetta dentro l’auto
In un’altra occasione, dopo che Matta incontra nel suo studio l’imprenditore agrigentino Salvatore Vella, anche lui indagato per corruzione; riceve la telefonata di Armao che gli chiede di fissare un incontro. “Puoi passare da lì… dico… ti devo dire una cosa di un minuto…”, domanda l’avvocato. “Io pure ti devo dire una cosa di un minuto… ma conviene che… dove ci vediamo?”, risponde Matta. “Lungo il tragitto – annotano gli inquirenti -, il professionista (Matta, ndr) spostava lo zaino dal sedile posteriore al sedile anteriore lato passeggero” e “con la mano destra prendeva velocemente dallo zaino una busta da lettera bianca contenente qualcosa di voluminoso e la infilava nella tasca interna della giacca lato sinistro”. Poi mette la busta “nel vano centrale del cruscotto davanti al cambio, modalità utilizzata – aggiungono gli inquirenti – anche in occasione di precedenti dazioni di denaro contante a favore di Armao all’interno dello stesso abitacolo”.
Quando l’avvocato entra in auto, i due parlano con tranquillità, ma la telecamera della squadra mobile riprende Armao ricevere un “pizzino” da Matta. “Hai fatto bene a darmi sto promemoria, così me lo guardo”, dice l’avvocato. Poi “in modo disinvolto”, Armao “prelevava la busta bianca lasciata da Matta nel vano porta oggetti posto dietro il cambio e la infilava nella tasca interna del cappotto”.
“Nel mezzo c’è il capo segreteria di Schifani”
Il ruolo prestigioso ricoperto da Armao all’interno del Cts e come consulente giuridico del governatore Schifani, è uno degli elementi che porta i privati ad avvicinarsi a lui. È proprio l’imprenditore Vella mentre dialoga con un suo legale a far emergere la spavalderia di Matta e il ruolo di Armao. “Questo (Matta, ndr) ha capito… l’unica cosa che ha capito questo nella sua vita è che nella vita contano i contatti!”. Parole che esprimerebbero un “concetto di fondo – secondo quanto scrivono i magistrati nella richiesta di arresto -, dimostrando di assecondare consapevolmente uno schema relazionale nel quale lo sviluppo e l’attuazione del patto corruttivo, che vede Armao come centro decisionale titolare del potere pubblicistico, deve passare per la sua interfaccia visibile e spendibile all’esterno, ossia Matta, con il ruolo di catalizzatore delle istanze di illecita agevolazione provenienti da quella fetta dell’imprenditoria disposta di buon grado a corrispondere ‘tangenti’ per il perseguimento dei propri interessi”. A queste vanno aggiunte, le frasi pronunciate da Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus accusato di corruzione perché avrebbe versato 6 mila euro a Matta per una consulenza fittizia che sarebbe servita per agganciare Armao e stoppare un decreto assessoriale. “La persona che è nel mezzo è Gaetano Armao capo della segreteria legale del presidente Schifani… ma non c’è prezzo a pagare quello che ha fatto!! Anche se mi chiedeva 20 mila euro”, dice Zancla intercettato.
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