Crisi abitativa, chissà quanti casi Maricarmen in Italia vengono ignorati dai media
di Claudio Trevisan
Il drammatico caso di Madrid, con la morte della povera Maricarmen (invalida 87enne) pochi giorni dopo lo sfratto, rispecchia una crisi abitativa che colpisce anche l’Italia. Ci sono circa 5,7 milioni di persone in povertà assoluta (9,8% dei residenti), solo 900.000 di cui vivono in case popolari, 1,7 milioni sono in affitto (mercato privato), 2,5 milioni vivono in case di proprietà (ma che non riescono a pagare utenze/manutenzioni), 500,000 sono ospitati da parenti e 100.000 persone sono iscritte come “senza tetto”, includono lavoratori a basso reddito/disoccupati (con le loro famiglie), persone separate, persone con dipendenze etc. che hanno subito sfratti/sgomberi. Chissà quanti casi Maricarmen in Italia vengono ignorati dai media?
Oltre l’90% degli sfratti è dovuto a morosità incolpevole di tante persone che non riescono più a pagare l’affitto. Nelle città ci sono meno alloggi disponibili causa gli affitti brevi ad uso turistico (che hanno spinto alle stelle i canoni rimanenti).
Di solito gli sfratti (circa 20,000 all’anno) non fanno notizia ma gli sgomberi di immobili utilizzati a scopo abitativo/sociale hanno attirato l’interesse pubblico quando ci sono state manifestazioni pubbliche (come per Spin Time Labs a Roma). Purtroppo, non esiste un “registro pubblico unico” per gli sgomberi. Si stima che ci sono circa 6 sgomberi ”maggiori” ogni anno che coinvolgono centinaia di persone. Inoltre, ci sono anche molti sgomberi di singoli appartamenti ERP/Ater occupati da privati.
La disponibilità di case popolari in Italia è tra le più basse d’Europa rispetto al totale delle abitazioni. La Finlandia è l’unico paese dell’UE in cui il numero di persone senza tetto è in calo da oltre un decennio. Il loro progetto “Housing First” prevede che l’alloggio permanente con regolare contratto di locazione venga fornito immediatamente, senza richiedere prerequisiti agli sfrattati. I dormitori di emergenza sono stati quasi tutti convertiti in appartamenti autonomi con supporto sociale/psicologico integrato. Questa soluzione costa allo Stato finlandese molto meno rispetto ai costi indiretti legati a pronto soccorso, interventi di forza pubblica etc.
A mio parere servirebbe ristrutturare le case popolari che sono inagibili e costruire le necessarie case popolari per un costo stimato di circa euro 20 miliardi. Il raggiungimento di una quota di edilizia residenziale pubblica di 12% del totale abitativo (oggi solo il 4%), seguendo il modello “Housing First” richiederebbe circa 10 anni. Per finanziare questo progetto servirebbe tassare sia chi evade/elude le imposte sia chi ha extraprofitti, e non buttare via i nostri soldi per armamenti e per inutili faraonici progetti come il ponte di Salvini e TAV (che non verranno mai completati come certe autostrade).
Secondo me i media in Italia non danno risalto alle drammatiche situazioni dei nostri “senza tetto”, come invece è successo in Spagna. I media/giornaloni si concentrano principalmente sui casi di occupazioni illegali. Inoltre, ho l’impressione che non c’è molta empatia per le famiglie/ persone che non riescono più a pagare l’affitto e devono vivere nelle auto/sotto i ponti, e poi, se per necessità, occupano abusivamente un palazzo abbandonato vengono visti come criminali/terroristi. Mi sembra evidente che il modo migliore per proteggere gli interessi dei proprietari di immobili è quello di costruire più case popolari così non ci sarebbe più bisogno di occupare case/palazzi degli altri.
Visto che i potenti/ricchi fanno le leggi e i poveri le devono subire ho paura che la sorte dei “senza tetto” non migliorerà in questo paese poco civile e poco umano. Comunque, con l’inflazione in aumento, chiusure di fabbriche, disastri naturali etc. chissà quanti di quelli che adesso guardano dall’altra parte potrebbero un giorno finire loro stessi fra gli invisibili “senza tetto”. Un’ingiustizia fatta ad una minoranza del popolo potrebbe un giorno diventare un’ingiustizia fatta anche a tanti altri.
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