Bolivia, arrestato il procuratore generale Mariaca: indagava sui finanziamenti illeciti tra il presidente Paz e il mondo Maga
Le indagini di Roger Mariaca, procuratore generale della Bolivia, avevano condotto alla cattura, il 18 agosto, all’aeroporto di Viru Viru (Santa Cruz), di Fernando Cerimedo: 45enne, argentino, inviato Maga in America Latina, vincolato a Donald Trump Jr., e consulente politico del presidente Rodrígo Paz, ora imputato per tentato femminicidio – nei confronti dell’ex compagna Nadia Beller –, arricchimento illecito, riciclaggio e legami con il narcotraffico. Nelle stesse ore, il procuratore aveva aperto un’indagine preliminare nei confronti del presidente boliviano svelando una serie di attività illecite – strutture informatiche e flussi finanziari non dichiarati – che collegavano il governo centrale e Cerimedo.
Così sono arrivate le prime crepe dentro l’esecutivo. “Dava ordini ai ministri, anche in materia di stato d’emergenza”, ha lamentato il vice presidente boliviano Edmand Lara, denunciando che Cerimedo era “il regista dietro lo stato d’emergenza” attuato contro le proteste indigene e “non aveva nessuna lettera di nomina. Non abbiamo mai saputo da dove venisse pagato”. E anche la stampa locale (La Razón, El Diario) iniziava a parlare di un “governo appeso a un filo”. Paz, ormai alle corde, e a rischio impeachment, ha così chiesto aiuto agli Stati Uniti, scesi in campo per salvare l’alleato.
La ritorsione Usa e l’arresto – La prima ritorsione Usa contro Mariaca è arrivata lunedì, con la revoca del suo visto per “corruzione”, “favoreggiamento del narcotraffico” e altre accuse. La stessa misura ha colpito altri venti giuristi ed ex funzionari del Paese sudamericano, segnalati di “mettere a repentaglio gli sforzi per combattere il narcotraffico”. Tuttavia, il procuratore non ha fatto un passo indietro, ma ha denunciato l’”ingerenza straniera” Usa e chiesto “rispetto per l’indipendenza delle istituzioni” del Paese andino. Di fronte alla sua intransigenza, l’asse Trump-Paz ha risposto con il contrappasso: Mariaca è stato arrestato mercoledì, dalla Polizia nazionale boliviana, sempre nell’aeroporto di Viru Viru, stesso luogo di cattura di Cerimedo. Insieme a lui è stato arrestato anche il procuratore dipartimentale di Santa Cruz, Alberto Zeballo Flores. Entrambi sono stati caricati su un aereo militare, venendo trasferiti a La Paz, sotto la custodia delle Forze speciali di contrasto al narcotraffico. Diverse fonti temono la loro estradizione a Washington. Di recente, la difesa di Mariaca ha interposto un’azione di libertà – l’equivalente dell’Habeas Corpus nell’ordinamento giuridico boliviano – denunciando le motivazioni politiche dietro il suo arresto.
Lotta tra poteri dello Stato – L’operazione, avvenuta senza mandato di cattura, è stata denunciata come “sequestro di persona” da parte della Procura boliviana. “Abbiamo smantellato un’organizzazione criminale radicata nella Giustizia e nell’amministrazione di un’istituzione molto importante, come il Pubblico ministero”, ha replicato il ministro dell’Interno Marco Antonio Oviedo. Le autorità boliviane sostengono di aver trovato anche 300mila dollari in contanti nei pressi della residenza del procuratore. È escalation tra poteri dello Stato: le Forze dell’ordine, su indicazione del Ministero dell’Interno, hanno fatto irruzione presso la sede del Pubblico ministero. La Procura, a sua volta, ha reagito bloccando il proprio sistema digitale.
Far sparire le prove contro Cerimedo – “La polizia ha perquisito la procura senza un mandato, vogliono far sparire le prove contro Cerimedo”, ha denunciato Beller, l’ex compagna del consulente. Tesi sostenuta anche dal suo legale, Jeres Justiniano Atalà, per il quale l’arresto di Mariaca mira a “frenare ogni indagine” in corso nei confronti di Cerimedo. Fonti dell’opposizione boliviana spiegano a Ilfattoquotidiano.it che le prove raccolte dalla Procura sul caso potrebbero svelare l’architettura mediatico-finanziaria dell’avanzata Usa nella regione, coinvolgendo anche i presidenti Javier Milei (Argentina), Nasry Asfura (Honduras) e lo stesso candidato Flávio Bolsonaro (Brasile), a cui Cerimedo avrebbe messo a disposizione il suo esercito di bot, oltre a sistemi IA.
L’intervento dello Shield of the Americas – Sulla vicenda è intervenuta anche la coalizione militare Shield of the Americas, che nelle scorse ore si è intestata l’arresto di Mariaca. “Lo Shield of the Americas non è solo parole; ma azioni e risultati”, ha commentato il sottosegretario di Stato Usa, George Landau, dopo il blitz. Poi, in una nota congiunta, i quindici soci della coalizione – che include anche Argentina, Ecuador, El Salvador – ha sostenuto le recenti azioni di Paz: “Il governo eletto della Bolivia e gli altri Paesi dello scudo non tollereranno più l’influenza illecita nel nostro emisfero”.
L’esecutivo boliviano, forte di questo sostegno, non vuole neppure riconoscere il nuovo procuratore generale nominato dai Pm, Luis Montaño Morales. “Esercita l’incarico in maniera illegale e illegittima – ha denunciato il portavoce presidenziale José Luis Galvez –. È ricercato e sarà catturato, perché dovrà rispondere davanti alla giustizia”.
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