Ex Pussy Riot: "Mosca mi costrinse a spiare". Il racconto al Guardian

La paura, il ricatto, poi le missioni per conto dei servizi segreti russi. Rita Flores, 29 anni, ex componente delle Pussy Riot, racconta i quasi tre anni trascorsi, secondo la sua testimonianza, sotto il controllo dell'Fsb, il potente servizio di sicurezza interno russo. La ragazza è fuggita dalla Russia alla fine di agosto e ora ha rilasciato al “Guardian” la sua prima intervista a un organo di stampa dopo aver lasciato il Paese..
"Per la prima volta dopo anni mi sento tranquilla. Per tutto questo tempo ho sognato di riuscire ad andarmene e di poter raccontare tutto", dice Flores al quotidiano britannico. Il “Guardian” precisa di non aver potuto verificare autonomamente tutti i dettagli del suo racconto, pur ricordando i numerosi casi documentati negli ultimi anni di infiltrazione dell'opposizione russa da parte dell'Fsb.
Le Pussy Riot
Si tratta di un collettivo russo femminista e punk, nato a Mosca nel 2011, noto per performance artistiche e proteste contro Vladimir Putin, il potere politico russo e la repressione delle libertà civili.
Nato come movimento artistico-politico, ha componenti che spesso hanno agito con maschere, improvvisazioni e azioni non autorizzate.
La loro notorietà internazionale esplode nel 2012, quando alcune componenti vengono arrestate dopo una performance nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, in cui contestavano Putin e il rapporto tra potere politico e Chiesa ortodossa. Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina sono tra le figure più note del gruppo.
Il reclutamento dopo una perquisizione
Flores, vero nome di Margarita Konovalova, era entrata nell'orbita delle Pussy Riot nel 2020. Le sue performance contro il Cremlino le erano costate arresti, periodi di detenzione, sorveglianza e perquisizioni.
Secondo la sua ricostruzione, il reclutamento sarebbe avvenuto nel febbraio 2023, dopo una perquisizione nel suo appartamento di Mosca. Due uomini, rimasti nell'abitazione, si sarebbero identificati come agenti dell'Fsb e le avrebbero imposto di firmare un accordo di collaborazione.
La minaccia, racconta Flores, era l'apertura di un procedimento penale in relazione a un post su Instagram nel quale aveva criticato le uccisioni russe in Ucraina.
"Ho creduto loro. Ho creduto che potessero fare tutto quello che dicevano. La mia paura era troppo grande. Ero così preoccupata per la mia famiglia e anche per me stessa", racconta al “Guardian”.
Flores aveva già reso pubblica la vicenda alla fine di agosto, in una video-conversazione con il suo avvocato Dmitry Zakhvatov pubblicata dal media indipendente Port. Europa Press, il 24 agosto, aveva riferito della denuncia, spiegando che la donna sosteneva di essere stata costretta a raccogliere informazioni per tre anni su artisti e oppositori, compresi membri delle stesse Pussy Riot.
Informazioni su artisti e oppositori
Le prime missioni, dice Flores, consistevano nel raccogliere informazioni sulle persone che frequentava negli ambienti dell'arte e dell'opposizione: relazioni personali, legami familiari, amicizie, abitudini e possibili vulnerabilità.
Fra le persone sulle quali avrebbe dovuto riferire figuravano l'artista di strada Philipp Kozlov, noto come Philippenzo e il performer Pavel Krisevich. La stessa Flores racconta di avere cercato talvolta di sabotare il lavoro assegnatole, allontanando le persone che avrebbe dovuto controllare.
Secondo Flores, la collaborazione con l'Fsb sarebbe iniziata sotto la minaccia di procedimenti penali e di ritorsioni contro di lei e la sua famiglia.
La missione più pesante: Verzilov
Secondo il racconto della ragazza, le sarebbe stato chiesto di raccogliere informazioni su Pyotr Verzilov: in passato legato alle Pussy Riot e oggi figura dell'opposizione russa, in Ucraina.
L'obiettivo, sempre secondo la sua testimonianza, sarebbe stato sfruttare la loro precedente conoscenza per convincerlo a incontrarla in Serbia. Qui, sostiene Flores, sarebbe dovuta scattare un'operazione per rapirlo e ucciderlo.
Nel frattempo Flores, secondo il suo racconto, aveva iniziato a cercare una via per lasciare la Russia. Il contatto con l'avvocato Dmitry Zakhvatov l'avrebbe poi aiutata a organizzare la fuga. Il contatto con l'avvocato Dmitry Zakhvatov l'avrebbe poi aiutata a organizzare la fuga. “The Insider” aveva già riferito ad agosto della presunta richiesta di contribuire a un'operazione contro Verzilov.
La fuga e la denuncia
Dopo la fuga di agosto, Flores ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza, spiegando di voler incoraggiare altre persone che si trovassero in situazioni analoghe a rompere i rapporti con i servizi russi.
"Per la prima volta dopo anni mi sento tranquilla", ripete al “Guardian” che mantiene però una precisa cautela : la ricostruzione di Flores non è stata verificata indipendentemente. È dunque sulla base della sua testimonianza che vengono riferiti il reclutamento, le minacce, le attività di informazione e il presunto progetto contro Verzilov. Al tempo stesso, il quotidiano britannico sottolinea che negli ultimi anni sono emersi numerosi casi di infiltrazione di gruppi dell'opposizione russa da parte dell'Fsb.
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