“Mia figlia ha la sindrome di Marfan, una malattia terribile e molto rara. Oggi, grazie alle cure, la sua colonna vertebrale è dritta”: Luca Ward racconta le terapie in Francia
Dalla voce di Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore a quella di Dante Alighieri. Luca Ward, attore e doppiatore tra le voci più riconoscibili del cinema italiano, è il narratore di Dante Inferno – Immersive Exhibition, la mostra inaugurata il 22 ottobre a Città della Scienza, a Napoli. Un viaggio nell’Inferno della Divina Commedia tra ologrammi, realtà virtuale e installazioni multimediali, durante il quale Ward presta la voce al Sommo Poeta.
Ed è proprio da questa esperienza che prende le mosse la lunga intervista rilasciata a Fanpage, a cominciare dalla scelta della voce da dare a Dante. La sua, senza particolari trasformazioni: “Io doppio tanti attori, non perché me li sono scelti, ma perché me li hanno affidati gli americani, gli inglesi (…). Su Dante ho detto: ‘No, facciamo Luca, però leviamo il dialetto romano, perché sennò non va bene‘. Diventava una cosa pericolosa, mi massacravano. E ho fatto la mia voce, senza modificare nulla, ispirandomi a quello che avevo fantasticato studiando da ragazzo la Divina Commedia”.
La conversazione tocca molti temi. Dalla decisione di registrare la propria voce come marchio sonoro per tutelarsi dagli utilizzi non autorizzati dell’intelligenza artificiale (“Credo di essere stato il primo, purtroppo. E anche in ritardo, perché siamo molto in ritardo su questa roba qua”), all’esperienza nel doppiaggio dei videogiochi, un lavoro che considera particolarmente complesso: “È una cosa difficilissima. Quando vai in sala a doppiare Matrix, per esempio, hai il film e lo vedi, c’è l’attore, lo vedi. Il videogioco no…”. C’è spazio anche per Oggi voglio essere me stesso, lo spettacolo che Ward sta portando in tournée e nel quale racconta aneddoti sul mondo del doppiaggio, coinvolgendo direttamente gli spettatori. “Prendo molto in giro il mio lavoro e anche i miei colleghi, in maniera carina, ovviamente. Ma soprattutto il mio è uno spettacolo interattivo: il pubblico fa parte dello spettacolo“. Chi sale sul palco può infatti cimentarsi nel doppiaggio di celebri personaggi cinematografici, con tanto di filmati, microfoni e copioni.
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