Legge elettorale, il presidente della Consulta: “Costituzionalità della riforma? La Corte può dimezzare i tempi per esprimersi prima del voto”
Archiviati i festeggiamenti della destra per l’approvazione definitiva della legge elettorale, chi occhi dei partiti di maggioranza e opposizione sono tutti rivolti verso la Corte Costituzionale. Avvocati e costituzionalisti lavorano al ricorso che dovrebbe essere depositato in 30 distretti a fine ottobre, quando entrerà la riforma entrerà in vigore. Dal premio di maggioranza all’indicazione del candidato premier, sono tante le criticità costituzionali in questa legge elettorale, assicurano.
Ma il dubbio principale rimane uno: riuscirà la Consulta a esprimersi prima del voto per le Politiche? “Dipende. Se si vota alla scadenza naturale della legislatura sicuramente sì“, risponde il presidente della Consulta Giovanni Amoroso intervistato dal Corriere della Sera. Ma all’interno della destra il dibattito sulle elezioni del 2027 è aperto: nonostante pubblicamente ministri e parlamentari di maggioranza stiano frenando sulle elezioni anticipate, quella è la strada maestra che sembra essere indicata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Nell’ipotesi del voto in primavera si rischierebbe di arrivare sul filo“, spiega Amoroso sottolineando comunque che la Corte potrebbe dimezzare i tempi per esprimersi prima delle Politiche.
Giovanni Amoroso (il suo mandato scade il 13 novembre) fa una disamina delle tempistiche: “C’è il tempo necessario per instaurare un giudizio davanti al giudice ordinario; quello che impiegherebbe quest’ultimo per sollevare la questione; quello per pubblicare in Gazzetta Ufficiale l’ordinanza del giudice dopo i controlli di rito; infine quello, di almeno un mese, per mettere in moto il giudizio costituzionale. La Corte potrà decidere di dimezzare i termini: è l’unico strumento di cui dispone per accelerare“, sottolinea.
Ma nulla è scontato: “Lo scenario di un giudizio a Parlamento già eletto, sarebbe da evitare, ma comunque non sarebbe inedito“, sottolinea il presidente della Consulta ricordando quanto “accaduto nel 2014, quando venne dichiarata incostituzionale la legge Calderoli di circa dieci anni prima“. Amoroso non entra nel merito delle critiche mosse alla riforma: “Il riserbo che credo debba tenere chi fa parte — o ha fatto parte — della Corte non mi consente di dire altro. Le questioni, se sollevate, saranno affrontate dalla Corte con il consueto approfondimento e con indipendenza di giudizio nel binario tracciato dalla sua giurisprudenza”, precisa. Fa il punto però su quanto già evidenziato dalla Consulta: “Posso dire che la giurisprudenza della Corte, nelle sue linee generali, è già delineata in due sentenze del 2014 e del 2017. I nodi principali, in passato, sono stati il premio di maggioranza, che persegue sì il legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari, ma che non deve essere di entità tale da determinare un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa, e le liste che, se bloccate, non possono essere lunghe, perché non consentirebbero al cittadino di esercitare la propria scelta in qualità di elettore”, conclude.
Intanto la macchina dei ricorsi è in piena attività per portare il prima possibile la questione sul tavolo della Corte Costituzionale. Dall’altro fronte, le forze di governo stanno già studiando le eventuali contromosse.
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