Gratteri sferza il governo Meloni: “La politica pretende rispetto? Cominci a rispettare i magistrati, delegittimarli danneggia i cittadini”. Su La7
“La politica chiede rispetto? Benissimo, deve averlo anche nei confronti dei magistrati che fanno il loro lavoro. Non deve essere la politica, in ogni fase del processo, a dire ‘avete fatto bene’ o ‘avete fatto male'”. Così a Otto e mezzo (La7) il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, replica agli attacchi del governo Meloni contro la magistratura, denunciando le continue interferenze del potere politico nelle vicende giudiziarie e richiamando la maggioranza al rispetto della Costituzione.
Alla domanda della conduttrice Lilli Gruber sulle nuove offensive della destra, Gratteri risponde senza mostrare stupore: “Penso che il risultato del referendum non sia stato ancora metabolizzato e che ci sia una visione sbagliata dei ruoli dei poteri dello Stato“. Poi denuncia la pretesa dell’esecutivo di imporre una linea comune a tutte le istituzioni: “Questa maggioranza pensa che Parlamento, governo e magistratura debbano spingere tutti dalla stessa parte. Ma non è così. Il potere giudiziario e il potere politico sono due cose distinte e separate. Questo ce lo hanno insegnato i padri costituenti“.
A sostegno delle sue parole, Gratteri richiama i lavori dell’Assemblea costituente, che ha riletto personalmente per approfondire le intenzioni di chi ha scritto la Carta: “L’ossessione dei padri e delle madri costituenti era il bilanciamento dei poteri, proprio perché uno non fosse più forte dell’altro, in modo tale che ci fosse quasi una sorta di controllo. Non si può mai pensare che ci sia una convergenza del sistema giustizia sul sistema politico”.
Il procuratore torna quindi sul referendum sulla giustizia, contestando uno degli argomenti utilizzati dalla maggioranza per sostenere la riforma: “Il motivo principale era la separazione delle carriere perché, secondo il governo Meloni, il giudice si appiattiva sulla decisione del pm”. Una tesi che trova continue smentite nella realtà delle aule giudiziarie: “Soprattutto nell’ultimo anno, quante volte i giudici hanno disatteso le richieste dei pubblici ministeri?”.
Tra gli episodi richiamati durante l’intervista compare il rilascio di Youssef Siher, che ha suscitato forti polemiche. Gratteri parla di una “reazione scomposta da parte di tanti”, ma evita valutazioni sul merito della vicenda, dal momento che è in corso un’indagine. Su un aspetto, però, insiste: “Non si possono fare i processi senza aver letto le carte. E poi dobbiamo avere rispetto dei ruoli e delle funzioni“.
Il procuratore rivolge quindi un richiamo particolarmente severo alla politica: chi pretende rispetto per le proprie prerogative istituzional deve riconoscere la stessa autonomia a chi amministra la giustizia. Le continue dichiarazioni sulle pronunce dei tribunali, spesso formulate senza conoscere gli atti, rischiano infatti di alimentare sfiducia nei cittadini e di investire la credibilità dell’intero sistema giudiziario.
“In questo modo creiamo confusione nell’opinione pubblica – avverte infine Gratteri – I cittadini poi non credono alla magistratura e, quando viene delegittimata, ha maggiori difficoltà a fare il proprio lavoro e quindi a garantire la tutela dei cittadini stessi. Il prodotto finale del nostro lavoro è rendere più vivibile e più serena la collettività”.
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