Il mio nome è Carlo, trama e cast del film sulla storia di san Carlo Acutis

Canale 5 dedica la prima serata di domenica 27 settembre al tv movie di Giacomo Campiotti sulla vita di Carlo Acutis, il quindicenne milanese scomparso nel 2006 e proclamato santo nel 2025. Protagonista è Samuele Carrino, affiancato da Lucia Mascino e Flavio Parenti nei ruoli dei genitori
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Quello che devi sapere
Quando va in onda Il mio nome è Carlo
II mio nome è Carlo va in onda su Canale 5 domenica 27 settembre, con la possibilità di seguirlo anche in streaming su Mediaset Infinity. Carlo Acutis - il ragazzo a cui il tv movie è dedicato - si è spento il 12 ottobre 2006, a soli quindici anni, ed è stato canonizzato da Papa Leone XIV il 7 settembre 2025. Il film cade quindi a due decenni dalla sua scomparsa, e a poco più di dodici mesi dalla cerimonia in piazza San Pietro. Il trailer ufficiale è stato diffuso il 7 settembre scorso, nel primo anniversario della canonizzazione, mentre la presentazione alla stampa si è svolta il 23 settembre al cinema Ariosto di Milano, a pochi passi dalla parrocchia di Santa Maria Segreta frequentata da Carlo, dove oggi è custodita una reliquia del suo cuore.
La trama
Il racconto non parte dall'immagine devozionale che si è consolidata negli anni, ma dal Carlo di tutti i giorni. La storia lo segue quando ha sei anni, poi a undici e infine a quindici, nel periodo in cui frequenta la prima liceo, alternando passato e presente. Da piccolo, Carlo Acutis mostra già un'inclinazione spirituale insolita per la sua età, che finisce per contagiare chi gli sta vicino. Crescendo diventa un preadolescente sveglio e attratto dal mondo dei computer, fino a trasformarsi in un ragazzo che non rinuncia a nulla della vita dei coetanei: va a scuola, passa il tempo con gli amici, gioca a pallone, suona il sassofono e fa catechismo ai più piccoli, senza trascurare l'impegno con chi vive per strada. Un filo importante della narrazione riguarda il web: Carlo intuisce presto cosa può offrire la rete e decide di sfruttarla per raccontare la fede e trasmettere qualcosa di buono. L'ultima parte è dedicata alla malattia, una forma acuta di leucemia che lo porta via in pochi giorni. Tra le sequenze più dure c'è il dialogo in ospedale con la madre, che Carrino ha descritto così: "Quando Carlo dice alla mamma che non uscirà da lì, è un momento molto toccante".
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Accanto a Carlo: Rajesh, la famiglia e gli amici
Più che sul protagonista, il film punta lo sguardo su come cambiano le persone intorno a lui. Centrale è la figura di Rajesh, il domestico arrivato dalle Mauritius, che trova in quel bambino una fiducia e un'apertura inattesa. Il regista ha spiegato di aver scelto proprio questo legame come chiave del racconto: dopo i colloqui con la famiglia, soprattutto con la madre Antonia, lo ha ritenuto un punto di vista più originale. Anche i compagni di classe imparano da Carlo a guardare le fragilità con occhi diversi, mentre i genitori scoprono di avere un figlio capace di insegnare qualcosa a loro. Persino il personale sanitario resta colpito dalla calma con cui il ragazzo affronta la malattia. Tutto questo, è al centro di Il mio nome è Carlo.
Samuele Carrino è Carlo Acutis
Il volto del Carlo Acutis adolescente è quello di Samuele Carrino, che il pubblico ricorda come protagonista de Il ragazzo dai pantaloni rosa. Per prepararsi, l'attore ha raccontato di aver studiato a fondo il materiale lasciato dal giovane santo: "Ho visto tanti video di Carlo, proprio quelli girati da lui". Le versioni più giovani del personaggio sono affidate a Nicolò Caruz Jaramillo, a sei anni, e a Edoardo Vitalone, a undici. Lucia Mascino e Flavio Parenti interpretano i genitori, Antonia e Andrea, mentre Brayan Palliyagoda è Rajesh. Maurizio Donadoni veste l'abito del parroco; il gruppo di amici composto da Sofia, Alessio e Nick è interpretato rispettivamente da Nicky Passarella, Niccolò Festini Mira e Stefano Massari. Completa il cast Paolo Rozzi.
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Dov'è stato girato e com'è nato il film
Campiotti ha scritto la sceneggiatura insieme a Carlo Mazzotta, partendo dalla biografia di Acutis ma prendendosi alcune libertà e adattando episodi reali alle necessità del racconto. I genitori del santo hanno contribuito al progetto offrendo la propria testimonianza. Le riprese si sono svolte soprattutto a Milano, nei luoghi che Carlo frequentava davvero: l'istituto delle Marcelline, il Leone XIII, la chiesa di Santa Maria Segreta e l'ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio. Alcune sequenze sono ambientate ad Assisi, città legata alla spiritualità del ragazzo e alla sua devozione per san Francesco. L'obiettivo dichiarato del regista è restituire un adolescente autentico, capace di "mantenere il suo essere originale e non fotocopia", richiamando una delle frasi più celebri attribuite allo stesso Carlo.
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