Serie A: Milan-Inter in campo sabato alle 20.45 DIRETTA
Ruben Amorim sa che la strada del Milan per ritrovare la grandezza dei tempi andati è lunga, difficile e in salita: incassa la fiducia di Gerry Cardinale, per lo scudetto in questa stagione riconosce che è giusto parlarne, ma è altrettanto giusto capire che serve pazienza per costruire una squadra solida. Alla vigilia del derby, il tecnico rossonero vede chiaramente tutte le spine del suo Milan, incostante e imprevedibile, e risponde con il suo solito mood, imperturbabile e realista. "Ho apprezzato tanto il supporto di Cardinale. Chiunque qui - dice - ha chiaro che non possiamo creare fondamenta solide senza affrontare difficoltà. Ci vorrà tempo. Vogliamo vincerle tutte ed è chiaro, ci fa male perdere. Serve tempo per migliorare ma resta il dolore che sentiamo". Oggi arriva il ko di Tomori ma l'infermeria inizia a svuotarsi: "Rabiot, Gila e Moreira sono pronti. Capiremo domani mattina se dall'inizio o no". Una buona notizia per il derby di cui Amorim coglie l'unicità: "So che è una città speciale, c'è una rivalità importante. Qui è più simile alla cultura portoghese, c'è più responsabilità di dover vincere. I tifosi lo sentono di più. In Inghilterra è più rivalità sportiva, qui è rivalità latina".
Cardinale pensa allo scudetto già in questa stagione: "Per noi lo Scudetto è sempre l'obiettivo. L'obiettivo è non pensare troppo in avanti. Vogliamo vincere, ma non solo per un anno e per un colpo di fortuna, ma per più annate. Altrimenti magari vinciamo un anno e l'anno dopo siamo punto e a capo. Quando si lavora al Milan però bisogna sempre puntare allo scudetto, ma domani abbiamo una partita che in caso di risultato negativo ci allontanerebbe di più dal primo posto. Quindi iniziamo a vincere la prossima per avere tranquillità." Nessuna invidia per Cristian Chivu in testa alla classifica: "Non lo invidio, perché sono nel posto giusto, al Milan. Non invidio nessuno. Anche per il tipo di persona che sono. Non ho imparato dall'esperienza precedente, perché ho scelto un progetto simile e in una situazione simile: una società che vuole ricostruire con giovani come Cisse".
Apprezzamento per Chivu incontrato alla presentazione del nuovo stadio di Milano: "E' simpatico, lui era più felice di me perché ha vinto. Però siamo felici del nuovo stadio. L'Inter è una squadra che può giocare a occhi chiusi. Anche se cambiano giocatori, non cambia nulla. Hanno molto talento, ma anche noi, e siamo pronti a lottare. Prepareremo la partita per vincere". Il tema degli infortuni non è marginale: "Prima di tutto, quando hai infortuni muscolari non c'entrano i medici, è l'allenatore e il suo modo di allenare. Poi ci sono differenze. Quando è un sovraccarico, a volte devi correre il rischio. Devi anche conoscere il passato di un calciatore. Cisse ha segnato e poi non ha giocato, vi siete chiesti perché: ha sofferto di pubalgia cronica lo scorso anno, ha avuto un problema grave. Poi conta la sfortuna. Quando subisci un colpo al piede, come Saelemaekers, è solo sfortuna, ve lo garantisco. Poi manca un giocatore nelle rotazioni e devi rischiare. A volte c'è da correre rischi. Alcuni giocatori non sono abituati a giocare partite di fila: Jashari ha giocato 90' per tre partite e non ha avuto problemi, altri con spezzoni hanno avuto problemi".
Chivu: 'Voglio un'Inter provinciale e vinciamo il derby'
Un'Inter provinciale per vincere il derby: è la ricetta di Cristian Chivu per conquistare la prima vittoria nella stracittadina milanese dopo sette sfide senza successo per i nerazzurri. "Dobbiamo trovare un po' di provincialità quando non si ha la palla, ma anche fame e ordine e rimboccarsi le maniche senza avere la presunzione di pensare di avere giocatori forti che possono risolvere le cose", spiega l'allenatore nerazzurro. L'Inter arriva al derby da capolista ma dopo una serie di partite complicate, vinte in rimonta o in inferiorità numerica, con un altissimo dispendio di energie. La sfida contro il Milan, però, ha motivazioni uniche e l'Inter vuole tornare a vincere contro i cugini rossoneri.
"Siamo pronti, consapevoli che è una partita importante per noi, loro e per la città. E' sempre una motivazione in più, dà qualcosa di speciale. Non conta la classifica, non conta niente. Conta solo essere la miglior versione e portarla a casa. Sette derby senza vincere? Dobbiamo guardarla come la decima partita di campionato, senza guardare la classifica. Dobbiamo essere la nostra miglior versione di noi stessi. Se non vinciamo da sette derby una domanda ce la si dovrebbe fare, ma non vuol dire che in queste sette partite i ragazzi non si siano impegnati. Dipende anche dagli episodi. Serve equilibrio e motivazione. Gli altri non ti regalano nulla".
Domani non ci sono favoriti. Chivu lo spiega chiaramente. La pressione è alle stelle per entrambe le squadre. "Sappiamo cosa vuol dire perdere un derby come anche vincerlo", afferma. E il Milan, reduce dalla sconfitta contro il Bologna, non è da sottovalutare perché "ha tecnica, velocità e intensità e noi dovremo mantenere lucidità compattezza". Qualcosa la squadra nerazzurra dovrà cambiare, perché le ultime partite hanno mostrato le falle al sistema. Sofferenza, incertezza, soprattutto con chi ha un baricentro basso. Poi col Venezia la prestazione non ha convinto, anzi quel carisma e quella grinta dei veneti va replicata per Chivu.
"L'Inter deve trovare un po' di motivazione in più ma non deriva dal fatto che vinci o perdi ma che se hai la palla devi esaltare le tue caratteristiche. Io so cause e motivi, posso intuirle, sono stato nello spogliatoio e in condizioni simili di classifica e stagione. Ribaltando le partite sprechi energie. Quando pensi di poter gestire, la velocità di pensiero diminuisce a livelli dilettantistici. Per fortuna l'abbiamo portata a casa, ma non è da giudicare sempre", spiega il tecnico. Per l'Inter non basta vincere, importa anche come si vince. È la pressione che deve gestire anche Chivu e che logora gli allenatori. Tanto che il tecnico nerazzurro non si esprime sulla possibilità di essere sulla panchina dell'Inter anche nel 2031 nel nuovo stadio.
"Non dico niente.. mancano quattro anni. Allenare l'Inter e affrontare giudizi e pregiudizi che diventano sentenze è dura. Se cambia la cultura sportiva e arrivano i risultati avrò meno capelli bianchi e non finirò in ospedale come qualche altro mio collega", spiega con un sorriso amaro. Invece per il Generali Stadium il giudizio è positivo. "Nuovo stadio? C'è il trabocchetto perché ci sono i sostenitori del Meazza e li capisco perché ci ho giocato dentro, però sono anche pro innovazione, di quelle cose che possono creare cose importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi. Ben vengano le cose nuove".
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