Exit poll Svezia, il centrosinistra avanti con oltre il 50%: l’estrema destra nazionalista di Akesson arretra al 17%
La Svezia – secondo i primi exit poll – non è una nuova Sassonia-Anhalt. L’ultra destra di Jimmie Akesson viene data al 17,2% un risultato non solo inferiore alle aspettative ma anche alle precedenti politiche. E così il paese scandivano, su cui era puntati gli occhi dell’Europa dopo la scioccante affermazione di Afd in Germania – si avvia verso un possibile cambio di maggioranza. Le proiezioni diffuse alla chiusura delle urne – dove ci sono state anche file di 4 ore per votare – danno il centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson al 51,3%, davanti al blocco di centrodestra che sostiene il premier Ulf Kristersson, fermo al 47%. Secondo le prime proiezioni di SVT/Valu, l’opposizione avrebbe 183 seggi nel nuovo Parlamento, contro i 166 del blocco di governo e dei Democratici Svedesi.
Il dato più significativo riguarda i Socialdemocratici, che con il 28,4% si confermano primo partito del Paese. Alle loro spalle ci sono i Moderati del premier Kristersson, accreditati del 18,1%, mentre i Democratici Svedesi (SD) appunto si fermano al 17,2%. È un risultato inferiore a quello delle precedenti elezioni politiche, con una perdita di circa 3,3 punti percentuali, e ribalta i sondaggi della vigilia che indicavano gli SD in vantaggio sui Moderati all’interno del campo conservatore.
Il quadro, tuttavia, non ridimensiona il peso della destra nazionalista nella politica svedese. Gli SD restano una delle principali forze del Parlamento e continuano a rappresentare il nodo più delicato per qualsiasi equilibrio di governo a destra. Il loro ruolo e il rapporto con gli altri partiti conservatori sono stati al centro della campagna elettorale, mentre la leader socialdemocratica ha scelto di escludere un accordo con loro. Magdalena Andersson, che è stata ministra dell’Economia e prima donna a ricoprire l’incarico di primo ministro in Svezia, ha votato a Nacka, nell’area metropolitana di Stoccolma. Parlando con i giornalisti ha definito la campagna elettorale “veramente divertente” per gli incontri con gli elettori, ma ha contestato duramente i toni utilizzati dalla destra nazionalista. A suo giudizio è stata una campagna “sporca”, segnata da molte menzogne.
Andersson ha inoltre denunciato il linguaggio utilizzato dagli SD nei confronti degli avversari, accusati di essere “traditori della patria”. Il tema è diventato ancora più delicato dopo le minacce ricevute dal compagno di partito e sindaco di Göteborg, Jonas Attenius. Per la leader socialdemocratica, il clima creatosi attorno alla campagna elettorale rappresenta un elemento di forte preoccupazione, in un Paese nel quale la crescita del peso politico della destra nazionalista ha modificato gli equilibri tradizionali. Sul fronte opposto, Kristersson ha seguito lo scrutinio nella sede del suo partito e si è detto fiducioso. Il premier ha sostenuto che il suo partito abbia “il vento in poppa” da diverse settimane e ha affidato agli elettori la decisione finale.
Il risultato degli exit poll non chiude però la partita. Andersson punta a tornare alla guida del governo dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni del 2022. La sua ipotesi è quella di una coalizione con i Verdi e il Partito di Centro, ma la leader socialdemocratica ha anche detto di essere pronta a guidare una maggioranza più ampia, dialogando con tutti i partiti tranne i Democratici Svedesi. Anche il dato degli altri partiti lascia aperti diversi scenari. Il Partito di Centro è accreditato del 9%, i Verdi del 7%, la Sinistra del 6,9%, i Cristiano Democratici del 6% e i Liberali del 5%. Saranno quindi i negoziati tra le diverse forze a determinare la composizione del prossimo governo, in un sistema nel quale la formazione di una maggioranza può richiedere settimane.
Alle urne si sono presentati milioni di svedesi. L’affluenza è stata preceduta da un consistente ricorso al voto anticipato: oltre 3,1 milioni di persone avevano già votato, su circa 8 milioni di aventi diritto. In alcune località si sono formate lunghe code: a Umeå, nel nord del Paese, alcuni elettori hanno atteso fino a quattro ore. Nel 2022 aveva votato l’84,21% degli aventi diritto. Il presidente del Parlamento dovrà ora conferire l’incarico di formare il governo a Kristersson o ad Andersson sulla base dell’esito definitivo. Prima della nascita del nuovo esecutivo si aprirà una fase di trattative che potrebbe durare diverse settimane.
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