Egitto, l’attacco a Lina Attalah e al suo Mada Masr è il colpo di grazia al giornalismo indipendente?
Con un po’ di ottimismo lasciamo il punto interrogativo alla fine del titolo perché, ovunque i poteri autoritari lo attacchino, il giornalismo indipendente non si lascia facilmente abbattere.
Certo, il colpo inferto il 27 ottobre a Lina Attalah, direttrice dell’indomito portale indipendente Mada Masr, è duro e, come spiegherò tra poco, potrebbe essere persino duplice.
Dopo essere stata sottoposta a sei indagini negli ultimi sei anni, Lina Attalah è stata condannata al pagamento di una multa equivalente a quasi 50.000 euro per aver diretto un portale senza autorizzazione. Per lo stesso motivo, Mada Masr è stato chiuso.
La realtà è che dal 2018, dopo l’entrata in vigore della nuova Legge sull’informazione, Mada Masr aveva chiesto l’autorizzazione due volte, l’ultima nel 2020, senza ricevere risposta da parte del Consiglio supremo per la regolamentazione dei mezzi d’informazione.
Poi nel 2022 Mada Masr aveva appreso che il Consiglio aveva rimandato indietro la richiesta senza fornire alcuna motivazione. La testata aveva impugnato il provvedimento davanti a un tribunale, ma il ricorso era stato respinto. Solo durante un’udienza del 2023 il Consiglio aveva esposto per la prima volta le ragioni del rifiuto. Quest’anno Mada Masr aveva presentato una nuova richiesta, allegando tutti i documenti che il Consiglio aveva indicato come mancanti, ancora una volta senza ricevere risposta.
In ogni caso, la chiusura di una testata giornalistica non può in alcun caso essere considerata una misura proporzionata alla gestione di un sito web senza autorizzazione governativa. Gli standard internazionali sui diritti umani sono chiari: i sistemi di registrazione non devono essere utilizzati come strumenti di censura preventiva né per consentire ai governi di decidere arbitrariamente quali testate possano operare e quali debbano essere messe a tacere.
La rapidità dell’indagine e del processo nei confronti di Lina Attalah e il rifiuto del giudice di rinviare l’udienza del 27 ottobre per concedere agli avvocati della difesa il tempo necessario a prepararsi e di accogliere tutte le loro richieste, comprese quelle di presentare ulteriore documentazione e convocare testimoni, hanno costituito l’ennesima conferma di come in Egitto il concetto di giusto processo sia sconosciuto.
Ma non è finita qui: mentre si accingeva a versare la sanzione comminatale per poter essere rimessa in libertà, Lina Attalah ha appreso di essere stata condannata, in contumacia, a sua insaputa e per lo stesso “reato”, a un anno di carcere in base a un’inchiesta avviata nel 2024. L’11 novembre si terrà un’udienza per il riesame del verdetto.
In questo periodo il giornalismo indipendente in Egitto è sotto attacco. Nel paese continua a essere impedito l’accesso a centinaia di portali d’informazione, mentre continua la detenzione arbitraria di sei giornalisti del portale investigativo Matsadaash, fondato nel 2018. Arrestati alla fine di settembre, Mohamed Ashraf Abu Emeira, Abdallah Qadry, Islam Barakat, Omar Helal, Mohamed Mahmoud e Mohamed Adel sono accusati di “terrorismo” per aver promosso le attività della Fratellanza musulmana.
Attualmente, sono almeno 18 i giornalisti in carcere in Egitto.
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