Bibite, plastica e mini pacchi: ecco le tasse che la manovra 2027 dovrà evitare

In pista un nuovo rinvio per sugar e plastic tax. Resta da definire il futuro del prelievo italiano da 2 euro sulle spedizioni low cost con la nuova handling fee al debutto da novembre
I punti chiave
- Sugar tax e plastic tax
- L’ambito di applicazione
- Il costo dei rinvii
- L’ipotesi di una nuova proroga
- L’allarme di Assobibe: a rischio 1 miliardo di investimenti
- La tassa italiana sui mini pacchi
- Il rischio di sovrapposizione e compatibilità
Nei grandi numeri della manovra 2027 bisognerà fare i conti anche con tre tasse destinate a scattare tra fine anno e l’inizio del nuovo. Sugar tax, plastic tax e tassa italiana sui mini pacchi: tre prelievi che rischiano di determinare effetti sulle imprese direttamente coinvolte e successive ricadute anche sui consumatori. Le situazioni di partenza sono diverse ma in ogni caso il pressing delle forze politiche di maggioranza vanno nella direzione di trovare le risorse necessarie a garantire almeno un ulteriore rinvio.
Sugar tax e plastic tax
Sugar tax e plastic tax dovevano entrate in vigore nel 2020 (rispettivamente a ottobre e luglio), ma come riportato in uno studio dell’Osservatorio dei Conti pubblici italiani (Cpi) dell’Università Cattolica sono state oggetto di continue proroghe di segno bipartisan, ossia dei Governi e Parlamenti di diverso colore politico che si sono avvicendate a partire dal Conte II (che le aveva istituite) a quello Meloni. Per l’esattezza otto proroghe per la plastic tax e sette per la sugar tax. Proroghe che al momento scadrebbero il 31 dicembre 2026.
L’ambito di applicazione
La plastic tax è disegnata come un’imposta di 0,45 euro per chilogrammo per prodotti in plastica destinati al singolo impiego, questo è il significato che si cela dietro Macsi. Si tratta di imballaggi ma anche di piatti e stoviglie monouso. La sugar tax è stata pensata per colpire le bevande edulcorate con un meccanismo di applicazione di 10 euro per ettolitro nel caso di prodotti finiti e di 0,25 euro per chilogrammo per i prodotti da diluire.
Il costo dei rinvii
L’ultimo rinvio in ordine di tempo come fa notare l’Osservatorio Cpi è stato previsto dalla legge di Bilancio 2026 comportando per quest’anno minori per 73 milioni di euro per la plastic tax e per 372 milioni per la sugar tax. La tecnica del differimento ha consentito finora di spostare in avanti il problema di un’eventuale abrogazione, che avrebbe richiesto maggiori risorse anche per gli effetti che si riverberano sugli anni successivi.
L’ipotesi di una nuova proroga
L’ipotesi che la strada possa essere una nuova proroga era stata delineata anche dal presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato (FdI) che appena pochi giorni fa aveva sottolineato: «Non so ancora quale sarà l’estensione temporale del rinvio, spero che si arrivi a un anno, ma questo lo vedremo poi». Anche alla luce del Dpb, invece, i margini per un’abrogazione nella prossima legge di Bilancio sembrano definitivamente tramontati.
L’allarme di Assobibe: a rischio 1 miliardo di investimenti
Come sottolineato da Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia, l’incertezza normativa legata alla misura blocca oltre 1 miliardo di euro di investimenti nel Paese. «Da quasi sette anni viviamo sotto la spada di Damocle di una tassa mai davvero entrata in vigore, ma sempre dietro l’angolo – ha spiegato Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe – Apprezziamo l’impegno delle forze politiche che hanno compreso la nostra battaglia e delle istituzioni che negli anni hanno scelto di rinviarla, evitando un impatto devastante sulle imprese e sulla filiera. Ma se in questi anni tutti i Governi che si sono succeduti hanno ritenuto di non far partire questa imposta, è evidente che si tratta di una misura inutile».
La tassa italiana sui mini pacchi
Sui pacchi low cost (fino a 150 euro di valore) il discorso è un po’ diverso. La mini tassa italiana è sospesa fino al 30 novembre ed è stata oggetto già di due rinvii. Ma qui c’è una questione più ampia. La Ue da prima ha applicato il dazio da 3 euro a partire dal 1° luglio e ora si prepara a far scattare anche una handling fee da 2 euro entro il 1° novembre. L’Italia che si era mossa in anticipo con un suo prelievo ora è chiamata a rivedere le norme introdotte dalla manovra 2026. Per ora i due slittamenti in avanti (prima da luglio a ottobre e poi fino a tutto novembre) sono costati circa 102 milioni di euro. Oltre al mese di dicembre, c’è tutto il fronte dell’applicazione a regime con entrate stimate per 245 milioni all’anno dal 2027.
Il rischio di sovrapposizione e compatibilità
Nelle proposte per incentivare la crescita e il consolidamento delle imprese, Assonime è tornata a chiedere l’abrogazione della tassa italiana. La nuova decorrenza dal 1° dicembre 2026 «consente di evitare, almeno nella fase iniziale, la sovrapposizione tra i prelievi», scrive l’associazione. Tuttavia il differimento «non supera i profili di dubbia compatibilità con il quadro europeo, il quale consente agli Stati membri di introdurre proprie commissioni di gestione, da affiancare a quella prevista a livello Ue, ma solo a copertura di specifici servizi diversi da quelli resi per l’immissione in libera pratica delle merci vendute a distanza, per i quali opererà la commissione di gestione dell’Unione». Per questo «per dare seguito all’invito della Commissione Ue di interrompere l’applicazione delle tariffe nazionali, al più tardi, nel novembre di quest’anno, è fortemente raccomandata l’abrogazione del contributo».
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