Medici di famiglia in sciopero il 15 e 16 settembre. Smi: “Contro il ruolo unico e le ore di servizio obbligatorie nelle Case di comunità”
Contro il ruolo unico in medicina generale e le sei ore di servizio obbligatorie nelle Case di comunità, previste dall’Accordo firmato lo scorso giugno. Ma anche per chiedere l’istituzione del doppio canale con accesso volontario alla dipendenza, l’attivazione della scuola di specializzazione universitaria in Medicina generale, la reintroduzione dell’area della Medicina dei servizi; l’implementazione degli organici del 118 e il riconoscimento di tutele come l’infortunio e la maternità. Sono queste le motivazioni con cui i medici di famiglia incroceranno le braccia il 15 e il 16 settembre. Lo sciopero, indetto dal Sindacato medici italiani (Smi), sarà affiancato da manifestazioni e assemblee a Roma, Rieti, Milano Palermo, Napoli e Pescara. Per i medici di famiglia che aderiranno allo sciopero è prevista la chiusura degli studi dalle 8 alle 20 in entrambe le giornate. Restano comunque garantite le prestazioni indispensabili, tra cui le visite domiciliari urgenti, l’assistenza programmata ai malati terminali e l’assistenza domiciliare integrata.
“In assenza di impegni precisi della parte pubblica, siamo stati costretti allo sciopero”, dichiara la segreteria nazionale dello Smi, rivolgendo un “appello a tutti i medici, iscritti Smi e non, per un’azione unitaria di difesa della professione”. “Continueremo, da parte nostra, nell’impegno per la difesa della dignità dei professionisti e per il diritto alla salute dei cittadini”, assicura il sindacato, che esprime grande soddisfazione per il fatto che la petizione promossa dalla segretaria generale Pina Onotri, in merito alla richiesta di provvedimenti legislativi e risorse dedicate alla riforma della medicina generale, abbia raggiunto in 40 giorni più di 9300 firme.
Il nodo della protesta ruota attorno al cosiddetto debito orario, la quota di ore che i medici di medicina generale devono dedicare ad attività territoriali per il Servizio sanitario, oltre all’assistenza ai propri pazienti in studio. L’accordo sulle Case di comunità, firmato il 23 giugno da Sisac, Fimmg e Fmt ma non dallo Smi, prevede infatti che i medici di famiglia possano essere chiamati a prestare fino a sei ore alla settimana per 48 settimane l’anno nelle nuove strutture territoriali, nella fascia tra le 8 e le 20 e con turni di almeno tre ore consecutive. Le ore, retribuite 38,72 euro ciascuna oltre agli oneri, vengono assegnate dalle aziende sanitarie sulla base del fabbisogno delle singole strutture.
Allo sciopero non parteciperà, invece, la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), il sindacato maggiormente rappresentativo della categoria. “Pur comprendendo il disagio, soprattutto dei giovani colleghi che si trovano ad affrontare una situazione sempre più complessa, con carichi di lavoro insostenibili e spesso non riconducibili alla clinica – scrive in una nota Fimmg Milano – chiudere gli studi per due giorni non porterà a nessun risultato concreto. A nostro avviso, servono proposte, in particolare soluzioni contrattuali che consentano di potenziare l’attività dei medici di famiglia negli studi sul territorio”. Quanto all’assistenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità: “non deve trasformarsi in una medicina di serie B, una sorta di guardia medica diurna limitata alla distribuzione di ricette e certificati di malattia. Questo è l’impegno di Fimmg al tavolo delle trattative”.
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