La colazione non ha più orario, italiani la cercano tutto il giorno

C’è un gesto domestico che resiste alle mode e insieme cambia pelle: scegliere una tazza, spezzare un biscotto, concedersi una pausa dolce o salata. La colazione, per molti italiani, non è più soltanto l’appuntamento con cui comincia la giornata: è un piccolo spazio di piacere che può riapparire nel pomeriggio, tra un impegno e l’altro, oppure la sera, come conforto inatteso.
Secondo un’indagine AstraRicerche realizzata per Mulino Bianco su 1.000 persone tra 18 e 70 anni, il 63,2% degli intervistati consuma prodotti tipicamente associati alla colazione anche fuori dall’orario mattutino; il 31,5% arriva a fare una vera e propria “colazione” in altri momenti della giornata. Il fenomeno è particolarmente forte tra Gen Z e Millennials, dove i cosiddetti colazionisti a tutte le ore sono il 38%, contro il 22% dei Baby Boomers.
Non si tratta soltanto di comodità. A guidare questa abitudine è soprattutto la dimensione del piacere: golosità, desiderio di rallentare, bisogno di qualcosa di familiare. I prodotti della colazione diventano così merenda, spuntino di metà mattina, finale dopo cena: una grammatica quotidiana fatta di sapori riconoscibili, capace di adattarsi ai ritmi sempre meno ordinati delle giornate contemporanee.
È in questa trasformazione che si inserisce Mulino Bianco, marchio che da oltre cinquant’anni occupa un posto stabile nell’immaginario della colazione italiana. Dal 2 all’11 ottobre, alla Fonderia Napoleonica di via Genova Thaon di Revel 21, nel quartiere Isola di Milano, il brand propone il suo primo Mulino Bistrò, aperto ogni giorno dalle 8 alle 20.
L’idea della Mulino Breakfast Week è semplice: togliere alla colazione il vincolo dell’orologio e trasformarla in un’esperienza da scegliere quando se ne ha voglia. Ci si può fermare per un caffè e un dolce, sedersi per una proposta salata, portare i bambini a un laboratorio o attraversare le installazioni che ricostruiscono, in forma giocosa e interattiva, il mondo narrativo del Mulino.
Il menu, ideato da Carlo Maria Ricci, Chef del Mulino Bistrò, rilegge alcuni prodotti storici con un registro più gastronomico: Tarallucci con mousse al limone e composta di fragole, Tegolino con crema alla vaniglia, amarene e cioccolato fondente, pancake con sciroppo d’acero e frutti rossi. Sul fronte salato, Gran Bauletto Campagnolo con uovo, pancetta, pomodoro e avocado, oppure pinsa con pomodoro, stracciatella di burrata e basilico.
Il punto, però, non è solo cosa si mangia. È il modo in cui ci si ferma. Anche i dettagli apparentemente minimi — la tazza preferita, la tovaglietta, il tavolo condiviso — fanno parte di un rito che conserva qualcosa di intimo pur diventando pubblico. Non a caso, il 33,7% degli intervistati dice di avere già l’abitudine di usare la propria tazza preferita a colazione.
Al Mulino Bistrò questa dimensione quotidiana si allarga a un percorso da esplorare: il Carillon del Mulino, il wall interattivo “Senti che Buono”, il photo booth ispirato alla campagna “Dove la natura è una storia buona”, la Bottega del Mulino con gadget e oggetti da collezione. Accanto al consumo, c’è un invito a giocare con i ricordi, le abitudini e la memoria visiva che Mulino Bianco ha costruito attraverso generazioni di italiani.
Per i più piccoli sono previsti laboratori come “Crea la tua Crostatina Mulino Bianco”; per gli adulti, esperienze dedicate alla composizione botanica, al tè, alla calligrafia e a ricette che spostano biscotti e prodotti da forno fuori dal loro contesto più prevedibile.
In fondo, la nuova colazione racconta proprio questo: non una rinuncia alle abitudini, ma la libertà di riscriverle. E Mulino Bianco prova a dare a quella libertà un luogo fisico, temporaneo ma concreto, dove il primo pasto della giornata può diventare merenda, pausa, gioco, incontro — o semplicemente un buon motivo per fermarsi.
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