Fari dell'Ue sul voto in Svezia, l'ultradestra punta al governo
E se dalle urne delle elezioni di domenica in Svezia, patria della socialdemocrazia, uscisse un nuovo successo dell'estrema destra? L'interrogativo rimbalza tra le cancellerie europee e Bruxelles, dove ormai ogni elezione viene guardata con grande attenzione, per misurare i movimenti di un'avanzata delle forze antieuropee e filoputiniane.
Osservato speciale è il partito nazionalista dei Democratici svedesi, che al Parlamento europeo siede nel gruppo Ecr, lo stesso di Fratelli d'Italia e del PiS polacco. Nonostante nel 2019 abbia abbandonato la richiesta di una "Swexit", il partito resta euroscettico e sostiene un'Unione più intergovernativa, con meno poteri a Bruxelles, ed è contrario all'ingresso nell'euro. I Democratici svedesi sono già stati sdoganati quando il popolare Ulf Kristersson ha siglato un accordo con loro per ottenere l'appoggio esterno al suo governo. Il passo successivo potrebbe essere l'ingresso nel prossimo esecutivo, ipotesi delineata dal premier uscente in caso di vittoria, che potrebbe inasprire le politiche securitarie e anti-immigrazioniste già avviate.
In passato il partito ha avuto tra le sue fila militanti neonazisti e suprematisti, ma sull'Ucraina si distingue dall'AfD tedesca e dalle altre destre radicali filorusse. Il sostegno a Kiev e l'opposizione a Vladimir Putin accomunano tutte le forze dei due schieramenti, compresi i Democratici svedesi, il cui leader Jimmie Akesson sostiene di adottare una politica di tolleranza zero verso il razzismo.
Alle scorse elezioni ottennero il 20%, arrivando secondi dietro ai socialdemocratici, al 30%, e davanti ai popolari, fermi al 19% circa. I sondaggi di oggi non sono molto dissimili.
La legge proporzionale svedese premia chi riesce a trovare i numeri in Parlamento per formare un governo. Kristersson ha sostenuto che l'Europa dovrebbe prendere coscienza dei rischi per la sicurezza derivanti dall'ascesa al potere del blocco rivale: "Se vincesse la sinistra, due su tre, o due su quattro partiti, voterebbero contro la permanenza della Svezia nella Nato" e il governo "non sarà in grado di prendere le decisioni necessarie per adempiere ai nostri obblighi nei confronti della Nato".
Se riuscirà a ottenere i seggi necessari — molto dipenderà dall'eventuale ingresso dei liberali in Parlamento — potrebbe però tornare premier la socialista Magdalena Andersson, la stessa che nel 2022 decise di abbandonare la tradizionale neutralità e avviare l'ingresso del Paese nell'Alleanza atlantica. Un governo Andersson segnerebbe un punto a favore per i socialisti europei, che governano solo in Spagna, Danimarca, Malta e Lituania, e sposterebbe l'asse della famiglia politica dalla linea di Pedro Sánchez alle posizioni nordiche, più pragmatiche e dure sull'immigrazione.
Di fronte all'avanzata dell'ultradestra, sancita dal voto in Sassonia-Anhalt, gli europeisti, pur mantenendo "posizioni estremamente diverse" su molte questioni, devono assumere "un impegno comune rispetto alla difesa dei valori fondamentali delle democrazie liberali", come già avviene all'Eurocamera. È la proposta avanzata dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno al ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, dalla Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia. Sfida raccolta dall'esponente popolare, in collegamento con l'evento: "In Sassonia-Anhalt l'AfD e l'estrema sinistra comunista, entrambi filo-Putin, sono pronti a mettersi d'accordo. Dobbiamo impedire che si saldino queste due visioni autoritarie, alternative alla visione che tutti i sinceri europeisti possono condividere".
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