A Torino soffia 'aria di Oriente', i cinesi puntano il mercato italiano

La gente, il grande pubblico al Salone dell'Auto 2026, a Torino, non manca. Vince la curiosità di chi può ‘toccare con mano’ le auto che il mercato oggi mette in bella mostra. Ma l'intero comparto soffre. E molto. Complici i prezzi e l'idea di spesa di gestione. Non manca, però, l'appeal.
Così, con 47 case automobilistiche presenti, si incrociano la tradizione dei grandi marchi italiani, le nuove tecnologie e l'avanzata sempre più decisa dei costruttori cinesi. Stellantis, per esempio, ha portato tre anteprime nazionali: le FiatGrizzly e Grizzly Fastback, la Leapmotor B03X e la nuova Lancia Gamma.
La concorrenza cinese, intanto, accelera. Geely, presente al Salone con una rete che conta già 70 concessionari, punta a raggiungere quota 100 nel prossimo anno. Le immatricolazioni sono circa 3.000 e l'obiettivo per il 2026 è superare le 6.500 unità. Ancora più ambiziosi i numeri di Byd, già oltre le 70.000 vetture nel parco circolante italiano e con l'obiettivo di arrivare a 100mila. La quota di mercato ha superato il 3%, più del doppio rispetto all'anno precedente. E al Salone debutta anche Hongqi, storico marchio luxury del gruppo Faw, che è entrato ufficialmente nel mercato italiano con i Suv premium HS3 e HS5
Sul fronte della mobilità elettrica si muove anche Gac, che attraverso Atflow porta in Italia il marchio Aion. La partita, dunque, non si gioca più soltanto sul terreno dell'elettrico o del prezzo. È una sfida industriale, tecnologica e di posizionamento, nella quale i costruttori cinesi stanno conquistando rapidamente spazio mentre l'industria italiana è chiamata a difendere competenze, produzione e identità.
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