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Saturday, September 19, 2026

8 giovani su 10 si impegnano nella vita pubblica ma le istituzioni non li ascoltano

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Per anni si è sostenuto che i giovani fossero distanti dalla politica. In realtà a essere percepite come lontane sono soprattutto le istituzioni. Solo 4 giovani su 10 (40,5%) ritengono che Parlamento, Governo ed enti locali tengano adeguatamente conto delle loro idee e dei loro valori. Il senso di rappresentanza è particolarmente debole tra le donne, fermandosi al 34%, rispetto al 47% rilevato tra gli uomini.
La fiducia nei diversi livelli istituzionali rimane complessivamente contenuta. Il Governo nazionale raccoglie valutazioni positive da appena il 24,3% del campione: Italia, Spagna, Francia e Germania presentano risultati sostanzialmente allineati, mentre il Regno Unito si distingue, attestandosi intorno al 32%.
Più elevata, seppure ancora minoritaria, è la fiducia nell’Unione Europea, che raggiunge il 31,4%. In questo ambito l’Italia si attesta al 33%, superando Francia e Germania.
Le amministrazioni locali ottengono complessivamente il risultato migliore, con una media del 33,8%, ma il quadro varia sensibilmente da Paese a Paese. In Italia, la fiducia nei governi locali si ferma al 29%, decisamente al di sotto della media. Questa distanza alimenta una diffusa sfiducia nella democrazia e nelle istituzioni , indicata dal 38,8% del campione e particolarmente marcata in Italia, dove raggiunge il 46%. A ciò si aggiunge la sensazione di non contare nulla, condivisa dal 37% degli intervistati e avvertita con maggiore intensità dalle donne e dalla fascia tra i 26 e i 34 anni . Le nuove generazioni, dunque, non chiedono soltanto maggiori occasioni per esprimersi: chiedono che la loro voce venga ascoltata e sia in grado di produrre effetti concreti.
E' quanto emerge dalla survey realizzata con AstraRicerche su oltre 2.000 giovani europei, realizzata in occasione di Parma come Capitale Europea dei Giovani 2027, il riconoscimento conferito annualmente dallo European Youth Forum alle città che si distinguono per la capacità di coinvolgere le nuove generazioni nei processi democratici, sociali ed economici.
Il modello Parma
È in questo contesto che Parma propone un modello di governance fondato sul coinvolgimento strutturato delle nuove generazioni, attraverso strumenti come lo Youth Test e il Consiglio Locale dei Giovani. Primo comune in Europa ad adottare formalmente la valutazione d’impatto generazionale, a Parma ogni decisione amministrativa viene sottoposta allo strumento dello “Youth Test”, per verificare in anticipo se l'atto favorisce o danneggia l'autonomia, il lavoro, l’accesso alla casa o il benessere delle nuove generazioni. Come se non bastasse, nel capoluogo emiliano c’è un Consiglio Locale dei Giovani nato grazie al percorso di candidatura e che rappresenta le organizzazioni giovanili del territorio.

La partecipazione giovanile è un dato di fatto ma va resa più concreta
Tuttavia, i giovani dei cinque principali Paesi europei non sono affatto passivi. Quasi 8 su 10 (78,5%) hanno svolto almeno un’azione di partecipazione pubblica nell’ultimo anno, una quota che in Italia raggiunge l’81%, il valore più elevato tra i Paesi analizzati .
Del resto l'esperienza a Roma di Spin Time con centinaia di giovani in presidio permanente dopo lo sgombero del palazzo e con tutte le attività messe in piedi in pieno periodo di vacanza, con decine e decine di volontari che hanno rinunciato a partire per partecipare è un esempio sotto gli occhi di tutti.
La forma di coinvolgimento più diffusa resta il voto, indicato dal 51,3% degli intervistati .
Anche in questo caso l’Italia si distingue nettamente : ha partecipato a elezioni locali o nazionali, referendum o altre consultazioni il 61% dei giovani , contro percentuali comprese tra il 47% e il 52% negli altri Paesi. In generale, la partecipazione elettorale aumenta sensibilmente con l’età, passando dal 47% tra i 18 e i 25 anni al 55% nella fascia 26 - 34 anni.

Tra le altre forme di coinvolgimento emerge l’attivismo online , praticato da 3 giovani su 10 ( 30,4% ) e più diffuso tra le donne , con il 33% , rispetto agli uomini, fermi al 27% . Più contenuta, ma comunque significativa, è la partecipazione a processi strutturati come assemblee e forum, che in Italia si attesta intorno al 15 - 16%, tra i livelli più elevati rilevati. Il volontariato coinvolge invece circa una persona su quattro ( 24,8% ), con differenze marcate tra i Paesi: si passa dal 17% della Spagna al 31% del Regno Unito, mentre l’Italia si colloca entro la media. Emerge quindi un quadro chiaro: la vera sfida non è convincere i giovani a partecipare, ma creare le condizioni perché questa energia possa tradursi in un impatto reale sulle politiche pubbliche.

Ripartire dai consigli locali dei giovani e dalla rigenerazione degli spazi urbani
La ricerca non si limita a evidenziare un problema ma indica anche le soluzioni. Ed è significativo che molte di queste coincidano con gli strumenti che Parma sta già sperimentando. Tra gli strumenti che renderebbero la partecipazione giovanile più efficace nelle politiche pubbliche, circa 3 giovani su 10 (31,2%), segnalano l'importanza di un percorso di formazione scolastica mirato a promuovere la cittadinanza attiva, affiancato dalla trasformazione e rigenerazione delle città e degli spazi urbani ( 28,9% )1 intervistato su 5 (21,6%) ritiene molto importante la creazione di "Consigli dei giovani" - sul modello del Comune di Parma - ovvero gruppi organizzati che vengano ascoltati dai decisori politici. A seguire indicano i processi partecipativi digitali tramite piattaforme online o social media (19,2%). Appena al di sotto si colloca l'indicazione delle assemblee cittadine volte a favorire la partecipazione e il contributo dei giovani (16,3%).

I giovani credono ancora di poter cambiare le cose
Se da un lato emerge una diffusa sfiducia verso le istituzioni, dall'altro la ricerca restituisce un dato incoraggiante: quasi 7 giovani europei su 10 (69,2%) ritengono di poter incidere concretamente sulle politiche pubbliche. Un dato che in Italia raggiunge il 76%, il valore più elevato tra i cinque Paesi analizzati. La convinzione che il cambiamento sia possibile si accompagna anche alla richiesta di una maggiore rappresentanza: il 42,8% degli intervistati ritiene infatti che una presenza più significativa delle nuove generazioni nelle istituzioni contribuirebbe a migliorare la qualità della democrazia. Ne emerge il ritratto di una generazione che non rinuncia a partecipare né a incidere sul proprio futuro.
Più che nuove promesse, i giovani chiedono luoghi, strumenti e responsabilità per trasformare il proprio impegno in un cambiamento concreto.

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