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Friday, October 30, 2026

Elezioni in Israele, ecco come le opposizioni e i partiti arabi possono già impedire a Netanyahu di rimanere premier

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Elezioni in Israele, ecco come le opposizioni e i partiti arabi possono già impedire a Netanyahu di rimanere premier

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Nell’attesa dell’inizio delle consultazioni tra il presidente della repubblica Herzog e i leader dei partiti israeliani per tentare di formare una coalizione di governo, il blocco di opposizione – guidato da Gadi Eisenkot – intende sfruttare i propri voti, assieme a quelli dei partiti arabi, per nominare un nuovo presidente della Knesset, il parlamento israeliano. L’incarico è attualmente ricoperto da Amir Ohana, esponente di spicco del Likud nonchè fedelissimo del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Ma con un cambio alla presidenza le opposizioni potrebbero avviare il processo per l’approvazione della legge che impedisce a un candidato primo ministro sotto processo di venire rieletto, oppure far nascere la tanto ostacolata commissione parlamentare d’inchiesta sul 7 ottobre. Clausola che escluderebbe definitivamente Benjamin Netanyahu.

A sostenere che questa sia la carta nascosta degli avversari di Netanyahu per assicurarsi subito una delle figure cardine delle istituzioni è l’emittente Channel 12. Secondo quanto riportato, non sarebbe stato ancora individuato un candidato condiviso, sebbene siano stati fatti i nomi di Oded Forer, deputato del partito della destra nazionalista Yisrael Beytenu, ed Elazar Stern, della lista Yashar. Stern, neo deputato di Yashar, ovvero il partito di Eisenkot che è arrivato secondo, con 48 seggi, dopo il Likud, ha più chance perché potrebbe trovare l’appoggio anche delle due liste arabe che, assieme, hanno raggiunto per la prima volta ben 19 seggi. Sommando gli scranni raggiunti dalle opposizioni, oltrepasserebbero dunque i 61 richiesti sia per formare il governo sia per eleggere un nuovo presidente della Knesset. Si tratta di due operazioni che, va sottolineato, sono disgiunte e possono seguire tempi diversi. Se questa mossa andasse in porto, potrebbe inoltre essere il banco di prova di un appoggio esterno delle liste arabe a un governo di minoranza del blocco per il Cambiamento.

La conseguenza principale sarebbe il controllo di una posizione istituzionale strategica anche in assenza di un nuovo governo o con un futuro governo guidato ancora dal Likud, leggasi Bibi Netanyahu. Qualora i parlamentari del blocco di Eisenkot e dei partiti arabi lo individuassero e quindi eleggessero, questo potrebbe, per esempio, proporre all’assemblea parlamentare una legge che vieta a un candidato primo ministro sotto processo (come Netanyahu) di venire eletto o rieletto. In ogni caso, la condizione sine qua non per eleggere il nuovo presidente della Knesset, anche se i partiti arabi rimanessero fuori dal governo, è la capacità di riunire un numero sufficiente di deputati attorno a un candidato comune. La sua funzione è paragonabile, per certi aspetti, a quella del presidente della Camera dei Deputati italiana, ma esistono differenze importanti, soprattutto per quanto riguarda la supplenza del capo dello Stato. Tra i suoi numerosi poteri c’è la decisione su quando discutere determinate questioni. Incide pertanto attivamente sull’agenda politica. Di conseguenza, se l’opposizione volesse portare rapidamente in Parlamento una questione politicamente imbarazzante per il governo, la presidenza può influire sui tempi e sulle modalità del dibattito.

Un ruolo che dal 2022 viene esercitato dal falco del Likud Amir Ohana. È stato colui che ha promosso nel 2023 la controversa riforma della Giustizia a vantaggio dell’esecutivo contro cui si scatenarono le piazze con manifestazioni durate mesi, prima che venisse sospesa. E Ohana fu anche uno dei principali artefici dell’approvazione della Legge fondamentale del 2018 che declassò l’arabo da lingua ufficiale a lingua con uno status speciale. Anche per questo i partiti arabi israeliani – forti dei loro 19 seggi – vorrebbero sostituirlo. E questa volta contribuirebbero con i propri seggi, dirimenti, a far sì che avvenga. Se non ci fossero ancora esclusioni a priori nei loro confronti da parte di membri di Yashar, che però è il primo partito del blocco del Cambiamento e pesa. Sarebbe però un’occasione positiva per chi sperava nell’apertura di una commissione d’inchiesta per investigare sulle falle negli organismi preposti alla sicurezza che hanno portato al 7 ottobre. Il presidente del Parlamento svolge infatti un ruolo concreto nell’istituzione di una commissione d’inchiesta.

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