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Wednesday, September 30, 2026

A Miami la mostra “L’Officina dell’Immaginario. Dentro il Laboratorio del Teatro dell’Opera di Roma”

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Prima ancora che si alzi il sipario, quando ancora non esistono né una scena né un personaggio, c’è un luogo in cui l’opera comincia a prendere forma: è l’officina, il laboratorio dove l’immaginazione diventa materia: legno, tela, colore, stoffa, luce. 

È proprio questo momento creativo quello in mostra, fino al 27 novembre, all’Istituto Italiano di Cultura con “L’Officina dell’Immaginario. Dentro il Laboratorio del Teatro dell’Opera di Roma”.

Non si tratta di un' esposizione sulle opere liriche in senso tradizionale, ma un viaggio dietro le quinte della creazione: dieci costumi di scena, modellini originali, circa quaranta fotografie storiche e una sezione dedicata alla prima rappresentazione della “Tosca” di Giacomo Puccini, con materiali provenienti dall’Archivio Storico Ricordi.

Il Laboratorio del Teatro dell’Opera di Roma

Il cuore della mostra è il Laboratorio del Teatro dell’Opera di Roma, una realtà dove il confine tra arte e artigianato diventa quasi impercettibile. A via dei Cerchi, nell’ex pastificio Pantanella, il Teatro produce dagli anni Trenta le scenografie dei suoi spettacoli e custodisce circa 60mila costumi appartenuti ai grandi protagonisti della lirica e del balletto.

È qui che un bozzetto può diventare una città, una tela dipinta trasformarsi in un paesaggio, un costume restituire a un cantante la fisionomia di un personaggio. Nei laboratori lavorano falegnami, pittori, scultori, costumisti e tecnici: mestieri spesso lontani dai riflettori, ma indispensabili perché il teatro possa accadere.

La tradizione, in questi laboratori, non è soltanto conservata, ma una tecnica viva. Ancora oggi, nei grandi saloni della scenografia, si dipingono i fondali secondo i principi della scenografia all’italiana, utilizzando strumenti e procedimenti che appartengono a una storia secolare. Il Teatro dell’Opera ricorda che tra quelle pareti hanno lavorato, fra gli altri, Giorgio de Chirico, Giacomo Manzù, Pablo Picasso e Renato Guttuso, insieme a scenografi e registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli.

Allestimento sala Renato Guttuso - IIC Miami

Allestimento sala Renato Guttuso - IIC Miami (IC Miami)

I grandi nomi dietro ai costumi

È proprio il dialogo fra arti diverse uno dei fili conduttori dell’esposizione di Miami: i dieci costumi provengono da un patrimonio nel quale compaiono le firme di Pablo Picasso, Renato Guttuso, Arnaldo Pomodoro, Danilo Donati, Mariano Fortuny e Caramba, lo pseudonimo di Luigi Sapelli. Accanto ai costumi, due modellini scenici originali testimoniano il lavoro legato alle regie di Luchino Visconti e David Walker.

Particolare rilievo ha il nucleo dedicato a Giorgio de Chirico, con il costume da lui realizzato per l’"Otello" di Verdi. In mostra anche il costume del Duca di Mantova per il “Rigoletto”, disegnato da Caramba e utilizzato da de Chirico nel 1948 per il celebre autoritratto in costume nero.

E poi c’è Guttuso, protagonista di una delle esperienze più immersive della mostra: una ricostruzione scenografica ispirata alla sua interpretazione della “Sagra della Primavera” permette al visitatore di entrare fisicamente dentro la pittura, trasformando il quadro in uno spazio teatrale

Tosca

Tosca (IIC Miami)

La Tosca prima della Tosca

Fra i materiali esposti, la sezione dedicata alla “Tosca” conduce ancora più indietro nel tempo, alla nascita stessa di uno dei capolavori di Puccini.

La prima rappresentazione avvenne il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma. La versione dell’opera che oggi conosciamo, però, non coincide in ogni dettaglio con quella portata da Puccini alla prima. Lo ha mostrato anche il lavoro musicologico sulla cosiddetta “Tosca 1900”, ricostruita da Roger Parker attraverso il confronto fra l’autografo del compositore e le prime fonti a stampa. Alcuni passaggi celebri, dal finale del “Te Deum” al “Vissi d’arte” e alla parte conclusiva di “E lucevan” le stelle, presentavano infatti differenze rispetto alla versione poi stabilizzatasi.

Anche questo è, in fondo, il senso dell’"Officina dell’Immaginario": mostrare che un’opera non nasce già compiuta. Prima di arrivare al palcoscenico attraversa mani, prove, ripensamenti, materiali e mestieri. Il risultato finale è soltanto la parte visibile di un processo molto più vasto.

Riproduzione Tosca 2015

Riproduzione Tosca 2015 (Lab. Teatro dell'Opera di Roma)

La memoria che continua a creare

Il patrimonio custodito dal Teatro dell’Opera non è soltanto una collezione di oggetti del passato. L’Archivio Storico conserva circa 11mila bozzetti e figurini, fotografie, manifesti, programmi di sala, registrazioni audio e video, partiture e cimeli, e continua a promuovere la conoscenza di questa memoria anche attraverso mostre realizzate fuori dall’Italia.

A Miami, dunque, arriva una parte di quella Roma che normalmente lo spettatore non vede; una parte di teatro che ancora non è spettacolo: il momento in cui l’immaginazione comincia a diventare realtà.

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