Gita Gopinath: "Serve cooperazione tra gli Usa e la Cina per gestire l'AI agentica"

Gita Gopinath è attualmente Gregory and Ania Coffey Professor of Economics all'Università di Harvard. In precedenza è stata la first deputy managing director, la posizione numero due nella gerarchia del Fondo Monetario Internazionale, dopo aver ricoperto la carica di Capo Economista del FMI. L'intervista è stata fatta in occasione del suo discorso all'inaugurazione dell'anno accademico 2026/27 dell'Università Bocconi
Lei ha definito l'AI una grande scommessa. Perché? Che cosa serve per vincere questa scommessa o renderla meno rischiosa?
L'AI ha un potenziale immenso in termini di aumento della produttività e della crescita, ma comporta anche grandi rischi, tra cui, più recentemente, proprio quelli legati alla sicurezza delle persone. La possibilità che non riusciamo effettivamente a controllare ciò che fanno gli agenti dell'AI è molto, molto preoccupante. Servirà cooperazione globale, soprattutto tra USA e Cina.
Gli investimenti sono enormi, daranno i loro frutti o saranno necessari dei correttivi?
Gli investimenti per l'economia globale ammontano a quasi 1000 miliardi di dollari per il 2026. Penso che ci sia molta incertezza sulla loro redditività. In primo luogo, c'è molta concorrenza nel settore dell'AI, il che significa che i profitti che le aziende possono realizzare si stanno riducendo. Anche se la tecnologia in sé per sé è fenomenale, i profitti potrebbero essere inferiori a quanto si possa pensare, con conseguenze sul ritorno sugli investimenti. E poi, se le tensioni geopolitiche frammentano i mercati mondiali, queste imprese non possono vendere in tutti i mercati e questo riduce la redditività dell'IA.
Riguardo le interruzioni al commercio globale e la sospensione delle sue regole, vede una via di uscita in particolare per l'Europa? Innanzitutto, vale la pena ricordare che quasi tre quarti del commercio mondiale si svolge nell'ambito di un sistema basato su regole. Quindi la frammentazione a livello mondiale non è enorme. Ma ribadisco, ogni paese dovrebbe riconoscere che l'integrazione economica è stata vantaggiosa. E ogni decisione dovrebbe essere presa tenendo presente questo aspetto anche in Europa.
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