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Friday, October 2, 2026

“Da giovani non abbiamo guadagnato quanto avremmo dovuto. Ora non lasceremo che ci fott*no di nuovo. A casa di Elton John c’erano almeno 6mila euro di fiori”: parlano i Blue

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Nell’epoca delle boyband le loro canzoni stazionavano in cima alle classifiche e in carriera hanno venduto più di 15 milioni di dischi in tutto il mondo. I Blue hanno raggiunto il successo da giovanissimi all’inizio del millennio, poi nel 2005 si sono fermati per una pausa durata oltre sei anni, dedicandosi a progetti solisti. Sono tornati insieme nel 2011 all’Eurovision Song Contest, in gara per il Regno Unito. Con il tempo, però, l’industria li aveva inghiottiti. E si sono dovuti reinventare. “Ora siamo più consapevoli, non ci faremo fott*ere di nuovo”, spiegano a FqMagazine. Dopo un quarto di secolo, Lee Ryan, Duncan James, Antony Costa e Simon Webbe suonano ancora insieme. Prima che colleghi, sono amici.

Le porte dell’Italia, per loro, si sono spalancate nel 2003, quando Tiziano Ferro ha tradotto “Breathe easy” in “A chi mi dice”, che è rimasta per mesi in vetta alle classifiche. “È sempre bello tornare qui”, confessano. Lo faranno a novembre (12 novembre a Padova – Gran Teatro Geox, 13 e 14 novembre 2026 ad Assago (Milano) – Unipol Forum, 16 novembre a Roma – Palazzo dello Sport) portando in tour il nuovo album “Reflections”, pubblicato a gennaio. Un titolo scelto perché “è un grande onore fare ancora quello che facevano 25 anni fa. Volevamo riflettere sulla musica che abbiamo pubblicato negli anni passati”.

Ripensando agli inizi, qual è la prima immagine dei giovani Blue che vi viene in mente?
Lee
: Duncan aveva i capelli lunghi a tendina. La casa discografica suggerì che li tagliasse perché penso puntassimo a un look più audace, grintoso. C’erano gruppi come i Westlife e altre band che avevano capelli lunghi e morbidi. Penso ci volessero più duri, cool. Abbiamo fatto questo servizio fotografico, penso fosse uno dei primi. Me lo ricordo perché Duncan non era contento di tagliare i capelli.

Avete un rapporto strettissimo, quasi di fratellanza. È vero che non litigate mai?
(Ridono, ndr)
Lee: No. Certo che abbiamo dei piccoli diverbi perché ci vogliamo bene: dopotutto, non ti interessa delle piccole cose che riguardano le persone a cui non tieni. Penso sia il modo migliore per riassumere il nostro rapporto.

Duncan ha scherzato sul fatto che dopo 20 anni insieme, l’unica vera lite tra di voi è per il posto al finestrino sull’aereo. Quando è stata l’ultima volta che avete discusso e perché?
Duncan
: Amiamo i posti al finestrino e ci dà parecchio fastidio quando ci prenotano un viaggio e ci tocca stare nei sedili al corridoio o al centro. Lo so, sono sciocchezze…, a me piace dormire.
Lee: A me non dispiace il posto corridoio. Odio dover scavalcare le persone e poi tu devi sempre andare in bagno.
Simon: Io ho un aneddoto legato alla musica. L’ultima discussione riguarda l’aver inserito il brano “The Vow” nell’album. Avevamo fatto un patto, cioè che il disco sarebbe stato di 12 tracce come il nostro primo album “All Rise”. Volevamo rispecchiare quel lavoro. Poi Lee è andato in Svezia, ha proposto un pezzo con la sua orchestra da 40 elementi ed è finita lì. L’abbiamo dovuto inserire perché era una bomba.

Avete lavorato con icone della musica come Elton John e Stevie Wonder. Qual è stata una richiesta o un’abitudine bizzarra che avete notato mentre eravate in studio insieme?
Lee
: Da Elton John è stato come entrare da un fioraio, letteralmente. Anzi, pure di più. Da lì, ho portato dei fiori a casa a mia mamma. Ho preso un vaso piccolo e lei mi ha chiesto: “Da dove viene? È enorme”. Ma ce n’era un altro, in mezzo allo studio, che era gigantesco.
Duncan: Penso che da Elton John ci fossero 5000 sterline (quasi seimila euro) di fiori.
Simon: Direi più 15-20mila sterline. E quel vaso enorme non sarebbe entrato neanche in macchina.

A vent’anni gestivate milioni e un successo globale. Nel 2005 vi siete presi una pausa e ognuno di voi ha attraversato un lungo periodo di transizione. Qual è stata la lezione più grande che avete imparato dopo esservi dovuti reinventare?
Lee
: Il management, l’etichetta e le persone intorno a noi gestivano milioni, noi no. Non stiamo dicendo che non avevamo soldi, perché li avevamo eccome. Ma non abbiamo guadagnato le cifre che avremmo dovuto. Penso sia stato raccontato anche da molte band che erano in giro con noi nello stesso periodo. Credo che ciò che si impari sia farsi le ossa nel settore. Siamo passati attraverso tutto questo, siamo qui, 25 anni dopo con un nuovo album. Più consapevoli dell’industria. Sono grato per quei tempi, così ora sappiamo che non lasceremo che ci fott*no di nuovo.

Duncan, guardando al tuo coming out come bisessuale e poi gay, come pensi sia cambiata la percezione della comunità LGBTQIA+ rispetto al passato?
Duncan: All’epoca per me è stato difficile fare coming out, ma sono davvero felice di averlo fatto. Non credo che nessuno debba essere forzato nel comunicarlo. Penso che oggi sia più accettato, ci sono molti più artisti queer nel settore, nell’industria musicale e nel mondo ed è grandioso perché dà visibilità. Tuttavia, penso che ci siano ancora passi giganteschi da fare. Credo che ci si debba unire di più, iniziare a supportarsi a vicenda, specialmente la comunità trans. Ci sono altri step da attuare affinché si arrivi a una situazione migliore. Ma, a piccoli passi, penso che stia accadendo.

Cosa vi manca dei primi anni 2000?
Simon
: I servizi fotografici, i programmi tv come “CD:UK” o “Top of The Pops”. Proprio il modo in cui andavano le cose all’epoca. Dovevamo farci le ossa, passare dalla gavetta. Mi manca andare nei centri giovanili a esibirci quando nessuno sapeva chi fossimo, solo per vedere se ottenevamo una reazione. Era entusiasmante, ci meravigliavamo che 20 persone si girassero per “All Rise”. Da lì è esploso tutto.
Duncan: A me manca molto la mia amica Tara Palmer-Tomkinson, veniva a molti nostri concerti. Una volta ci ha presentati a Wembley ed era molto divertente uscire con lei. Tutti abbiamo bellissimi ricordi perché è stata una grande parte della nostra crescita e dei Blue.
Lee: A me manca l’emozione di entrare in un mondo che non conoscevo. Era una questione di sola musica, volevo crearla e imparare di più: in studio, capire come scrivere canzoni, strutturare le armonie. Con il primo assegno dalla band ho comprato uno studio, me ne stavo lì seduto, invitavo produttori e musicisti e scrivevamo pezzi. Alcuni erano orribili…
Antony: Mi mancano i CD, i firmacopie, l’ansia quando usciva un singolo per capire se andasse bene o meno, ricevere i dati di metà settimana il martedì.

“A chi mi dice” è una hit in Italia. Vi ricordate com’è nata e come avete coinvolto Tiziano Ferro per la scrittura?
Lee
: Ho scritto “Breathe easy” su delle scale in Danimarca. Ero in un momento molto malinconico e avevo questi accordi sulla chitarra, che ora sono stati traposti al piano. Il produttore ha sbirciato, mi ha visto suonare quegli accordi e mi ha chiesto: “Cos’è questo?”. L’ho portato nel suo studio e abbiamo scritto “Breathe easy”, in modo casuale. Poi è finita nell’album e abbiamo deciso di portarla in Italia. Abbiamo cercato di diversificarci come band cantando in lingue diverse. Ma la canzone che ha fatto davvero presa è stata “A chi mi dice”.
Simon: Avevamo un brano intitolato “The only words I know”, che aveva una parte in spagnolo e una rap in italiano. È stata la prima volta che ci siamo affacciati sul mercato italiano, cercando di mostrare rispetto e provando a tradurre in questa lingua. Con quel successo e considerando quanto fosse incredibile “Breathe easy”, Hugh Goldsmith (discografico, ndr) ci disse di farla in italiano. Venne coinvolto Tiziano Ferro, che ha scritto il testo.

Avete lavorato e cantato anche con “Il Volo”, come vi siete trovati?
Duncan
: I ragazzi ci piacciono molto, sono amichevoli, calorosi. E hanno delle voci incredibili. Il fatto che abbiano voluto lavorare con noi è sembrato bello. Speriamo di fare qualcos’altro insieme in futuro.

A novembre tornate in tour in Italia, cosa devono aspettarsi i fan?
Antony
: Sarà divertente, ci sarà la band live. Chi è venuto a vederci dall’Italia nel Regno Unito può aspettarsi più o meno lo stesso show, magari anche un po’ diverso. Suoneremo vecchie e nuove canzoni.

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