La battaglia per gli Orti urbani di Livorno: il Comune propone di dimezzare l’area edificabile, gli attivisti insistono: “Zero cemento”
Le trattative sull’area di via Goito, a Livorno, al momento sono in stallo. Da una parte il Collettivo orti urbani, che continua a chiedere il trasferimento integrale degli indici edificatori su un terreno già urbanizzato, in modo che neanche un metro di verde venga cementificato. Dall’altra il Comune che, per provare a sbloccare la vertenza, ha proposto di dimezzare la porzione edificabile, di concentrare le costruzioni ai margini dell’area e di compensare il consumo di suolo con un nuovo intervento di depavimentazione alla Rotonda d’Ardenza, una celebre piazza cittadina affacciata sul mare. Ma nonostante il confronto diretto tra amministrazione, costruttore e attivisti, un accordo ancora non c’è e le posizioni restano distanti. Il futuro dei sei ettari di polmone verde, che da 14 anni è diventato uno spazio di socialità autogestito e che l’impresa Frangerini si è aggiudicata all’asta a fine giugno, per poco più di un milione di euro, non è ancora stato deciso. E venerdì 16 ottobre la battaglia tornerà in piazza in occasione dello sciopero per il clima, con una manifestazione che partirà alle 9 da piazza Cavour e si concluderà proprio in via Goito.
La scadenza di fine ottobre si sta avvicinando: entro questa data è prevista la conclusione della procedura di acquisto. Tra circa 15 giorni l’area degli Orti, per la quale il giudice ha già disposto la liberazione, dovrebbe essere consegnata al nuovo proprietario libera da cose e persone. Ma il collettivo, che a settembre è stato accampato per due settimane nell’area, in presidio permanente per impedire l’inizio dei lavori, ha ribadito che è pronto a resistere pacificamente allo sgombero.
Il primo tavolo tra le parti si è svolto il 21 settembre. Il sindaco Luca Salvetti, l’assessora all’Urbanistica Silvia Viviani, Stefano Frangerini e una delegazione del Collettivo si sono confrontati per oltre due ore. In questa occasione è emersa la possibilità, prospettata dal Comune, di ridurre ulteriormente l’impatto dell’intervento. Secondo quanto racconta a ilfattoquotidiano.it Arianna Benedetti, del Collettivo, al tavolo Salvetti ha prospettato di passare dall’attuale rapporto 80% verde e 20% edificabile a un 90%-10%, concentrando inoltre le costruzioni ai margini dell’area. Frangerini si sarebbe riservato di valutare l’ipotesi. Nei giorni successivi l’imprenditore ha poi confermato pubblicamente la propria disponibilità a discutere una riduzione dell’impronta edificabile.
Il Comune ha messo sul tavolo anche un secondo intervento. Le risorse che il costruttore avrebbe dovuto destinare alla sistemazione del verde di via Goito potrebbero essere utilizzate in un’altra zona della città, individuata nella Rotonda d’Ardenza, oggi in larga parte pavimentata. In questo modo si otterrebbe un “saldo verde” positivo per la città. Per gli attivisti, però, non basta. “La nostra posizione non è cambiata: chiediamo zero consumo di suolo e lo spostamento degli indici edificatori”, spiega Benedetti. Il Collettivo non considera quindi il 90%-10% un compromesso accettabile e precisa di non aver mai dato il proprio assenso alla proposta. “Da quel tavolo non siamo usciti con nessun accordo. Noi restiamo fermi sullo spostamento degli indici”, sottolinea. Da allora, racconta Benedetti, non ci sono stati nuovi incontri né contatti tra il Comitato, il Comune e Frangerini.
L’ipotesi dello sgombero resta sullo sfondo, ma al momento non sembra imminente. “Una delegazione del Collettivo è stata ricevuta dal prefetto Giancarlo Dionisi – racconta Benedetti -. Ci è stato detto che non è prevista alcuna azione immediata e che si predilige la strada della mediazione. Noi intanto il 16 ottobre saremo in piazza con l’Usb, gli studenti e centinaia di docenti, in occasione dello sciopero globale per il clima e di quello provinciale nel settore scolastico, proclamato dall’Unione Sindacale di Base”. Il corteo partirà alle 9 da piazza Cavour e confluirà agli Orti urbani, dove è prevista un’assemblea. “Vogliamo dimostrare che dopo mesi di trattativa, la mobilitazione non si è esaurita. La nostra richiesta è la stessa: in via Goito non deve essere costruito nulla”, conclude Benedetti.
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