MotoGp a Misano, doveva essere l’incoronazione di Bezzecchi e invece la legge del più forte premia Marquez
Ci sono domeniche in cui il motomondiale smette di essere una questione di traiettorie e millesimi per trasformarsi in un dramma sportivo a cielo aperto, dove la lucidità fa la differenza tra la gloria e la polvere.
Il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini doveva essere, nei piani della vigilia, la festa dell’orgoglio tricolore, l’incoronazione di un Marco Bezzecchi trascinato dall’entusiasmo di casa. È diventato invece il manifesto spietato della legge del più forte: Marc Marquez. Il fuoriclasse di Cervera non ha semplicemente vinto; ha cannibalizzato il fine settimana romagnolo con la freddezza chirurgica di chi fiuta il momento esatto in cui azzannare il campionato del mondo.
La cronaca del primo giro racconta già tutto. Bezzecchi scatta dalla pole position con una cattiveria agonistica quasi feroce, deciso a imporre il proprio ritmo e a respingere sul nascere qualsiasi velleità altrui. Ma la foga, quando si duella contro il cronometro e contro il nove volte iridato negli specchietti, è una lama a doppio taglio. Al primo passaggio il riminese forza l’ingresso, eccede la corda, perde l’anteriore della sua Aprilia e rotola nella ghiaia. Fine dei sogni di gloria tra gli sguardi attoniti del pubblico. Non è sfortuna: è un errore di valutazione pesante.
In una fase del campionato in cui ogni singolo punto pesa come un macigno, voler spaccare il mondo a freddo è un peccato capitale di gioventù e pressione che Bez ha pagato a carissimo prezzo, precipitando a 33 lunghezze dal vertice. Marc ne ha recuperati 102 dall’ultima vittoria di Bezzecchi, al Mugello. Italia coast to coast, ed è cambiato tutto. A fine maggio il numero 72 dell’Aprilia aveva il mondo tra le mani poi piano piano tutto si è sgretolato. Certo, nulla è ancora deciso, ma adesso davanti c’è Marquez (a pari punti con Jorge Martin) e un cacciatore seriale come il 93 non molla la presa una volta che ha afferrato la preda.
Tornando alla gara, a quel punto, con Bezzecchi fuori dai giochi, la corsa sembrava poter diventare l’occasione d’oro per Jorge Martín. Lo spagnolo dell’Aprilia si è ritrovato al comando, provando ad allungare con quella guida elettrica e spigolosa che lo contraddistingue. Un’illusione durata poco più di una decina di giri. Da dietro, Marquez non ha mai perso la calma. È rimasto sornione a un secondo di distacco, lasciando sfogare il connazionale, sapendo esattamente che il passo della Ducati Lenovo oggi non concedeva repliche. Al dodicesimo passaggio, l’attacco alla curva 6 è stato una formalità.
Lì è cominciata un’altra gara, e soprattutto il calvario di Martín. Non era una crisi di gomme, come si poteva ipotizzare dalla tribuna, bensì il riacutizzarsi improvviso e implacabile di una sindrome compartimentale all’avambraccio destro. Senza più forza per frenare e inserire la moto con precisione nei cambi di direzione, Jorge è diventato una preda indifesa. Giro dopo giro, il leader della classifica ha visto sfilare via prima Alex Marquez, poi un arrembante Pedro Acosta, infine Fermín Aldeguer, precipitando mestamente fino al quinto posto. Un’emorragia tecnica e fisica che lascia strascichi pesanti in vista della trasferta asiatica.
Davanti, Marc Marquez ha fatto il vuoto. Guida pulita, gestione millimetrica del consumo degli pneumatici e una superiorità psicologica disarmante. Il numero 93 non vince più soltanto con l’istinto primordiale degli anni d’oro, ma con una consapevolezza tattica che annichilisce gli avversari. Con questa affermazione perentoria, e dopo aver vinto anche la Sprint del sabato davanti a Bezzecchi e Martin, Marquez aggancia Jorge a quota 274 punti, tornando leader iridato grazie al maggior numero di successi domenicali.
Misano emette così una sentenza chiarissima: mentre gli altri scivolano, soffrono il fisico o si lasciano tradire dalla frenesia, il cannibale è tornato padrone assoluto del gioco. Il finale di stagione sarà una guerra di nervi, ma il messaggio lanciato dal box Ducati risuona fortissimo in tutta la griglia, il decimo titolo per Marc è sempre più vicino.
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