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Monday, September 14, 2026

Dalla “Chiesa povera per i poveri” al Covid, fino alla revoca dei tagli: i “sacrifici” di Francesco, le mosse di Leone XIV e il ruolo dei donatori Usa

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Dalla “Chiesa povera per i poveri” al Covid, fino alla revoca dei tagli: i “sacrifici” di Francesco, le mosse di Leone XIV e il ruolo dei donatori Usa

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Già dalla scelta dei paramenti, indossati per presentarsi al mondo dalla Loggia di San Pietro, era evidente a tutti che Leone XIV stesse lanciando da subito un messaggio di discontinuità con il suo predecessore: il ritorno della croce d’oro (con stola, mozzetta e rocchetto) in contrasto con il minimalismo e la croce d’argento di Francesco. L’argentino Bergoglio, che voleva “una Chiesa povera per i poveri”, era molto preoccupato dai conti della Santa Sede, tanto da chiedere numerosi “sacrifici” a chi in Vaticano guadagnava di più. La cancellazione del taglio degli stipendi dei cardinali, adottato da Papa Francesco in piena emergenza Covid, è solo l’ultima mossa dello statunitense Prevost. Un Pontefice che oggi sarebbe anche più sereno grazie ai segnali di ritorno del sostegno dei ricchi donatori americani, che potrebbero dare un grosso contributo per affrontare i problemi dei bilanci vaticani.

“Furono necessari anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia“, ma ora “possono essere superati”. Con queste parole Papa Leone ha motivato la scelta di eliminare la riduzione del 10% degli stipendi dei cardinali della Curia romana. Era il marzo del 2021 quando Bergoglio avviò i tagli con l’obiettivo di far quadrare i conti del Vaticano che, in quell’anno, prevedeva un deficit di 49,7 milioni di euro, “pesantemente influenzato dalla crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19”, spiegava la Segreteria per l’economia.

Ma non era la pandemia la sola ragione. La richiesta di sacrifici in Vaticano è stata un punto centrale del pontificato di Francesco. Nel marzo del 2023 decise che tutti dovevano pagare l’affitto dei loro appartamenti. Per cardinali, capidicastero, presidenti, segretari, sottosegretari, dirigenti ed equiparati niente più abitazioni gratis o “a condizioni di particolare favore”. Francesco, venne comunicato, “ha manifestato la necessità che tutti facciano un sacrificio straordinario per destinare maggiori risorse alla missione della Santa Sede, anche incrementando i ricavi della gestione del patrimonio immobiliare”. E non finisce qui. Nell’ottobre del 2024 il Papa dispone nuovi tagli mettendo di nuovo mano alla busta paga delle porpore che lavorano in Curia. Venne “sospesa l’erogazione della ‘Gratifica per la Segreteria‘ e della ‘Indennità di Ufficio‘” fino a quel momento “riconosciute tra gli emolumenti mensili”. Voci che si aggiravano intorno a 500 euro ciascuna. Un mese prima Francesco aveva inviato una lettera ai cardinali in cui sottolineava la necessità di “uno sforzo ulteriore da parte di tutti affinché un deficit zero non sia solo un obiettivo teorico ma una meta effettivamente realizzabile”. Sempre nell’ottobre del 2024 lanciò l’appello a ridurre le spese del Dicastero della Comunicazione: “Dovremo fare un po’ più di disciplina sui soldi perché voi dovete cercare il modo di risparmiare di più e cercare altri fondi, perché la Santa Sede non può continuare ad aiutarvi come adesso. So che è una brutta notizia ma è una bella notizia perché muove la creatività di tutti”, disse il Papa. Tante iniziative che provocarono anche un’inedita mobilitazione dei lavoratori del piccolo Stato.

L’approccio di Papa Prevost è, invece, diametralmente opposto. Appena eletto, per tenersi buona la curia, ripristina l’elargizione in busta paga della gratifica di 500 euro (soppressa da Bergoglio per destinare l’intera cifra ai poveri). E oggi, nel giorno del suo compleanno, è lui a fare un regalo ai porporati: i loro stipendi risaliranno del 10%. Dietro a queste mosse, oltre al tentativo di migliorare il clima dentro le mura vaticane, vi potrebbe essere anche una minore preoccupazione di Leone XIV sullo stato dei conti. Già nel 2024, con i tagli di Francesco, si era registrata una significativa riduzione del disavanzo, ma il deficit strutturale è ancora consistente.

La serenità del primo Papa statunitense potrebbe derivare, secondo quanto trapela, proprio dal ritorno dei donatori americani. Gli stessi che non vedevano di buon occhio il suo predecessore, ritenuto troppo riformatore ed esageratamente critico con il capitalismo. L’apporto (probabilmente non proprio disinteressato) della ricca Chiesa statunitense, delle organizzazioni e dei singoli donatori è ritenuto una possibile salvezza per i bilanci vaticani. Al momento, però, i dati ufficiali dell’Obolo di San Pietro mostrano che nel 2025 gli Stati Uniti hanno aumentato il loro contributo da 13,7 a 14,2 milioni di euro. L’incremento, tuttavia, è ancora molto contenuto e il totale delle donazioni è rimasto sostanzialmente stabile. Sono invece numerosi i segnali di un riavvicinamento tra Leone XIV e i grandi benefattori statunitensi: la Papal Foundation ha annunciato 25 nuove famiglie di donatori e oltre 15 milioni di dollari per 144 progetti, mentre nel 2026 il Papa ha intensificato gli incontri con grandi finanziatori americani. Non è però ancora disponibile un bilancio che consenta di quantificare un eventuale aumento delle donazioni americane negli ultimi mesi. Tuttavia le mosse di Leone XIV sembrano confermare questi segnali.

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